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Il Chianti Classico di Castelnuovo Berardenga: cinque aziende stupende a due passi da Siena

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Una sola giornata nel territorio vinicolo più bello del mondo. E questa volta non sono andato a Radda, a Gaiole, a Lamole o Panzano, ma nel quadrante delle terre del Gallo Nero sul quale svetta lo stemma araldico dei Chigi, signori delle Terre di Siena.

Lo skyline medievale dominato dalla Torre del Mangia è la costante in questi paesaggi mozzafiato, pervasi da una luce intensa, diffusa, da dipinto pierfrancescano, che irraggia i boschi, gli uliveti, i terreni sassosi, le foglie appena ingiallite della vite che si prepara al letargo invernale. Il comprensorio è quello di Castelnuovo Berardenga, comune che segna il limite meridionale del Chianti Classico. Una zona di confine, ultimo avamposto di galestro e alberese prima delle crete senesi, che a tratti ricorda Montalcino con le sue valli ampie, delimitate da colline molto dolci, e con questa solarità intensa che nel calice si traduce in immediatezza, succosità e ricchezza di profumi boschivi, silvani.

L’occasione per calpestare questi terreni me la offre Terra Vocata, kermesse annuale organizzata da Amelia De Francesco di Affinamenti con l’associazione Classico Berardenga. Purtroppo, per una questione di sovrapposizione d’impegni, non ho potuto prendere parte alla conferenza nella quale si è parlato del progetto di zonazione dell’areale condotto dai vignaioli aderenti, ma ho fatto un giro per cinque aziende così belle che varrebbe la pena di visitarle anche solo per il paesaggio e per l’atmosfera da romanzo storico. Eccole qui:

Terra di Seta

La prima azienda della cinquina si trova nei pressi della frazione di Vagliagli, sulla cima di un un anfiteatro a 500 metri d’altitudine che offre una prospettiva unica sulla città di Siena: come se la guardassimo da un elicottero. E’ tra le più alte di tutto il Chianti Classico ed è l’unica in Italia ad aver ottenuto la più stringente delle certificazioni kosher. La scelta è legata alle radici ebraiche del titolare Daniele Della Seta, romano di nascita, e implica una quota di export pari al 95% della produzione totale. Un vero peccato per noialtri, perché i vini sono di rara finezza e trasparenza: slanciati come l’altimetria impone, con tutta la verve minerale data dai suoli ricchi di alberese che assomigliano a quelli di di Radda e Gaiole. La filosofia kosher – sulla quale confesso di non saper molto – li indirizza su di uno stile non interventista di vinificazione: fermentazioni senza aggiunta di lieviti, rinuncia all’uso qualsiasi sostanza di origine animale e riposo della vite una volta ogni sette anni. L’affinamento avviene in tonneaux perlopiù esausti che nulla aggiungono e nulla tolgono a questi vini intimamente territoriali. La speranza, ad essere onesti, è che l’adesione a Classico Berardenga aumenti di un pelino la loro diffusione sul mercato nazionale.

Losi Querciavalle

La tenuta chiantigiana più vicina a Siena, che è così vicina alle vigne che ti sembra di poterla afferrare con una mano. Il comprensorio è quello della Certosa di Pontignano, dove lavorarono personaggi del calibro di Tancredi Biondi Santi e Giulio Gambelli, dai quali i Losi, mezzadri illuminati, presero spunto per i primi imbottigliamenti nei tardi anni 60’. “ Siamo stati tra i primi contadini a produrre Chianti Classico – spiega Valeria Losi – abbiamo fondato il Consorzio insieme a una manciata di altre aziende”. Parliamo, dunque, di una realtà storica quanto quelle delle famose dinastie nobiliari, il cui assetto, però, è rimasto immutato negli anni: tutt’oggi l’azienda consiste in una manciata di semplicissime cascine circondate da ventisei di ettari di uliveto e vigneto nei quali, oltre al Sangiovese, troviamo anche Canaiolo, Colorino, Pugnitello, Malvasia Nera e il rarissimo Fogliatonda. Da questi ultimi due autoctoni vengono ricavati da qualche anno vini spiazzanti: molto diversi dal Gallo Nero e allo stesso tempo capaci di esprimere la stessa anima “sauvage”. Sul fronte del Classico, invece, l’attitudine tradizionalista li spinge ad uscire con il vino d’annata quando gli altri commercializzano la Riserva e con la Riserva in contemporanea con Montalcino. Una scelta, questa, sicuramente in controtendenza con la moda odierna della freschezza a tutti i costi, ma che è alla base di uno stile molto singolare: un po’ ruspante se vogliamo, giocato sulla profondità terragna più che sul frutto, ma senza eccessi ossidativi.

Tolaini

Un’azienda molto quotata, che, però, ha sempre fatto forza su tutto tranne che sul Sangiovese. L’idea del fondatore, Pierluigi Tolaini, imprenditore che ha fatto fortuna in Canada nel settore dei trasporti, era, infatti, quella di metter su uno Chateau bordolese in terra chiantigiana, con tanto di consulenza dell’ enologo-superstar Michel Rolland, poi sostituito da Luca D’Attoma. I Supertuscans Valdisanti e Picconero sono stati i vini bandiera della tenuta dalla fine degli anni 90’ ad oggi, ma qualcosa sta cambiando sotto l’egida di Lia, figlia di Pierluigi, che è venuto a mancare l’anno scorso. Di recente è stata presa in affitto la vigna più alta del Chianti Classico – 705 metri s.l.m – dalla quale verrà prodotta una nuova etichetta che andrà ad affiancare il succoso, energico Vallenuova, già inserito tra i nostri migliori assaggi di Chianti Classico Collection, e la moderna, robusta Gran Selezione Montebello Sette. “ Entrare nell’associazione Classico Berardenga è stato un passo importante – ci spiega Maddalena Mazzeschi, responsabile della comunicazione – dimostra il fatto che l’azienda sta puntando sempre di più sul Sangiovese”.

Villa di Geggiano

 

Fascino incommensurabile di una tenuta dove la cantina passa in secondo piano rispetto alla meravigliosa villa dove ha soggiornato Vittorio Alfieri e dove Bernardo Bertolucci ha girato Io ballo da sola. La dimora conserva al suo interno arredi settecenteschi intatti e affreschi raffiguranti la campagna circostante in quell’epoca (con le famose viti maritate agli alberi). La famiglia Bianchi Bandinelli, tra le più importanti del senese, è riuscita a conservare questo patrimonio inestimabile, investendo nella manutenzione della struttura gli utili della produzione vitivinicola, che è ricavata da circa 30 ettari di terreno vitato. La tradizione familiare di vinificazione e imbottigliamento è molto antica, tant’è che Andrea e suo figlio Gregorio, rappresentanti delle ultime generazioni di questa longeva dinastia, conservano nel loro archivio documenti che attestano l’esportazione dei vini della Villa di Geggiano in Inghilterra risalenti ai primi decenni del XVIII secolo. Va da sé che tutte le etichette aziendali sono ottenute in maniera molto classica, ovvero riducendo al minimo i trattamenti in vigna, senza troppe sofisticazioni enologiche e con lunghi affinamenti in botte e bottiglia. La cantina tornasole di questo lavoro è una Riserva 2007 ancora in splendida forma e una 2017 fresca di messa in commercio che convince per profondità e carattere per niente ruffiano anche a fronte di un tannino appena irruvidito dal millesimo bollente.

Fattoria Carpineta Fontalpino

Ultima tappa in un’azienda piccolina a ridosso della collina di Montaperti, scenario della battaglia che “colorò l’Arbia di rosso” citata a più riprese nella Divina Commedia. La titolare è Gioia Cresti, enologa con all’attivo svariate consulenze in giro per la Toscana e per tutta la penisola. La cascina si trova proprio sul confine tra Classico e Colli Senesi e le vigne si dispongono su entrambe i versanti. L’azienda, a onor del vero, ha conquistato i consensi della critica e del pubblico internazionale nei primi anni 2000 grazie al Supertuscan Do ut Des, e più tardi ha ingranato la marcia anche sul fronte del Sangiovese, con due etichette “base” e due Cru da singola vigna molto diversi tra loro. Anche qui il regime agricolo è rigorosamente biologico: “abbiamo cominciato nel 2002, in tempi in cui non ne parlava ancora nessuno” spiega Gioia. E’ suo il vino rivelazione della giornata: un Montaperti 2016 di strabiliante finezza aromatica, succoso come da canone per questo territorio e allo stesso tempo reattivo, vibrante. “ A Castelnuovo ci s’ha la luce – afferma – ed è giusto che questa luce la si ritrovi nei bicchieri”.

I vini

Terra di Seta – Chianti Classico 2019

Energico, luminoso, quintessenziale: sa di lampone e giuggiola, viola mammola, ruggine e felce. E’ snello, succoso, tutto incentrato sul frutto purissimo e croccante che va di pari passo con la spinta acida. Il tannino è delicatissimo, la verve minerale emerge chiara e tonda nel finale coerente al sapore di arancia sanguinella. Veramente delizioso.

92/100

Terra di Seta – Chianti Classico 2015

Più scuro e un po’ meno definito del ‘19, svela cenni di tabacco e legno arso, more e gelsi, liquirizia. Rimane sempre agile e dinamico, snello e salino, appena più ruvido nella parte tannica, ma comunque equilibrato e di nuovo fresco di arancia e ribes nella chiusura dritta e precisa.

90/100

Terra di Seta – Chianti Classico Riserva 2018

Un anno in più di affinamento, ma non si discosta molto dal Classico d’annata. Un cenno vegetale si fa strada tra aromi sempre didattici di lamponi e ribes aciduli, fiori in appassimento, alloro e sottobosco verde. L’acidità tagliente – da annata fresca e un po’ piovosa – è protagonista di un sorso scandito da un tannino appena più forzuto, ma sempre carico di frutto succoso ed ematico della chiusura di ottima persistenza.

92/100

Terra di Seta – Chianti Classico Gran Selezione Assai 2015

Quadro aromatico più scuro, meno immediato: mirtilli neri e more, pelliccia e concia, tè nero e qualche cenno tostato. Ha le spalle più grosse e un tannino imponente, meno frutto nel centro bocca, ma sempre una buona acidità che dinamizza l’insieme e persiste nel finale boschivo e balsamico. Meno fluido dei vini precedenti, ma sempre preciso e godibile.

90/100

Terra di Seta – Chianti Classico Gran Selezione Assai 2012

Il meno compiuto della cinquina: scuro di goudron e affumicatura, grafite e cacao in polvere. Massoso e un po’ monolitico, con una parte fruttata più dolce e più scura, tannini appena rigidi e un finale che insiste su toni boschivi.

88/100

Losi Querciavalle – Malvasia Nera 2020

Assolutamente spiazzante: unisce la parte boschiva a una traccia aromatica – da Aleatico o da Lacrima – che lo rende molto affascinante. Entra morbido di visciola e rosa canina, poi diventa più spigoloso, tannico quanto basta, appena amarognolo nel finale pepato e salino che chiama un altro sorso. Bella scoperta!

88/100

Losi Querciavalle – Chianti Classico 2017

Tutto il contrario del Sangiovese fragrante e spensieratamente fruttato che va di moda adesso: molto vicino ad una Riserva per profusione di aromi terziari – humus e creme de cassis, radici, scatola da sigari e nocciola – che tornano coerenti a siglare un sorso non privo di nerbo, ma più largo e meno croccante della media, affumicato nella chiusura di buona durata.

89/100

Losi Querciavalle – Chianti Classico Riserva 2015

Silvestre, boschivo, impostato su sensazioni autunnali che s’intrecciano con ricordi di cioccolato amaro, erbe disidratate, pot-pourri di fiori rossi. Il sorso sorprende con una progressione d’inaspettata scorrevolezza, giocata sul filo dell’acidità intonsa, con un tannino ben estratto e un finale balsamico che dà ampiezza e soavità all’insieme.

91/100

Losi Querciavalle – Chianti Classico Gran Selezione 2012

Un filo di riduzione in apertura e poi toni sorprendentemente chiari e soavi di ribes rosso e viola, lavanda, origano e timo, pellame, un’idea di tabacco e fumo aromatico. Anche questo, come la Riserva, è energico e scattante, ben bilanciato tra rimandi terziari e spalla acida grintosa. Un tocco balsamico rinfresca una chiosa di profondità non indifferente.

91/100

Tolaini – Chianti Classico Vallenuova 2019

Questa la descrizione nel report su Chianti Classico Collection 2021: “il Vallenuova fa forza di una profondità nient’ affatto scontata per un Classico “base”, sublimata in toni di sandalo e composta di more, tabacco kentucky, origano e pepe. In bocca si riscontra una bella massa, ma anche una ventata di freschezza balsamica e la giusta acidità. E’, in fin dei conti, un vino sintetico che dovrebbe soddisfare anche chi cerca un po’ di corpo in più”. Che dire… non è cambiato di molto nell’arco di cinque mesi!

92/100

Tolaini – Chianti Classico Gran Selezione Montebello Sette 2017

Moderno, avvenente: profuma di cioccolato fondente e marmellata di giuggiole, legno arso, tabacco mentolato. E’ denso di frutto maturo e rinvigorito da tostature di fondo che lo rendono appena ruffiano; riesce comunque a convincere per finezza della trama tannica e freschezza di fondo che emerge più chiara nel finale abbastanza tonico.

91/100

Villa di Geggiano – Chianti Classico 2017

Lamponi e fuliggine, pastiglia alla viola, arancia sanguinella e liquirizia a profilare un naso classico e invitante. La bocca è altrettanto lineare e didattica; il tannino un po’ astringente rende la progressione appena ruvida, ma non inficia la chiusura energica, salina su toni ematici e di bacche nere.

90/100

Villa di Geggiano – Chianti Classico Riserva 2007

Nota di testa di cacao amaro e cuoio; poi composta di mirtilli e chinotto, tabacco da pipa, anisetta, radici e pot-pourri a delineare un profilo classico e confortante. E’ sicuramente evoluto, appena cupo nei rimandi retro-olfattivi, ma ancora integro ed equilibrato, sostenuto da tannini fitti che allentano la presa nel finale balsamico e silvestre. Buonissimo da bere adesso, ammesso che ne riusciate a reperire qualche bottiglia.

92/100

Fattoria Carpineta FontalpinoChianti Classico 2019

Un Classico di compromesso: scuro di ferro e terra bagnata, ma con un lato più dolce – susina nera, confettura di lamponi – che lo rende particolarmente immediato. Offre una dinamica incentrata sulla parte fruttata golosa ed esuberante, con la giusta freschezza a supporto, un tannino non troppo impegnativo e qualche afflato floreale che alleggerisce il finale di media durata. Perfetto da sbicchierare seduta stante.

88/100

Fattoria Carpineta Fontalpino – Chianti Classico Dofana 2016

Da vigna a 300 metri s.l.m con terreno ricco di argilla, è sempre il più scuro ed austero dei due Cru aziendali (mascolino, si sarebbe detto in altre epoche). Il profumo è di more di rovo e gelsi, cioccolato fondente e grafite, resina e humus. Il sorso è largo e disteso, ben bilanciato tra ritorni frutti abbastanza ricchi, tannini di media presa e la matrice ematica di fondo che dà energia allo sviluppo.

91/100

Fattoria Carpineta Fontalpino – Chianti Classico Montaperti 2016

L’altra vigna di Gioia è posta a 400 metri su suoli ricchi di alberese. L’età media delle vigne è 40 anni. Il vino che se ne ricava ha un naso affascinante, con un incipit floreale e balsamico quasi da Nebbiolo, seguito da sensazioni più canoniche di melagrana e kir royal, alloro, lentisco, pelliccia e concia, giusto un cenno di spezie dolci. L’ingresso è vellutato, avvolgente di frutto maturo, ma fa subito capolino l’acidità infiltrante che, unita al tannino perfettamente estratto, conduce una progressione particolarmente fluida e coinvolgente che culmina in un finale minerale di notevole finezza. Non è né una Riserva, né una Gran Selezione, ma un vino sintetico che dimostra come anche i piccolini di casa possano regalare grandi soddisfazioni. Evidenzia il punto di forza del Chianti Classico, che è la capacità di donare vini incisivi, accattivanti, anche profondi, ma che scorrono in bocca con estrema disinvoltura.

93/100

 

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