Una cantina abruzzese che fa vini interessanti a due passi da una spiaggia bellissima

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ll nome Grotta delle Farfalle lo conoscevo da tempo: è quello della Riserva alle spalle della spiaggia di Valle Grotte, una delle più belle del tratto litoraneo del basso Abruzzo noto come Costa dei Trabocchi.

Frequentandola da quando ero piccolo – e i trabocchi erano ancora vecchie strutture traballanti anziché ristoranti turistici come oggi – non ho potuto fare a meno di accettare la proposta di visitare l’azienda che riporta quel nome in etichetta e che si trova proprio dall’altro lato del bosco, in un punto a 110 metri di altezza che disterà si e no 2 km dalla costa, ma dove la protagonista indiscussa del paesaggio è già la montagna, vera chiave di volta del vino abruzzese.

Qui la famiglia Caravaggio gestisce 20 ettari di vigna da quattro generazioni. Ma è solo da sette che Nicola, diplomato in enologia presso l’Universita di Teramo, vinifica una parte delle uve in proprio, “sottraendole” al conferimento alle cantine sociali di zona. Tutto il parco vigneti è in biologico e lo stile è quello senza interventi enologici invasivi che una certa fetta di mercato richiede. Il punto di forza dell’azienda, oltre che nella posizione che gode di escursioni termiche quasi inusitate per un territorio costiero, sta nella scelta di raccogliere uva matura ma non troppo, vinificare bianco e rosato a grappolo intero ed accorciare il più possibili le macerazioni.

Tutto questo per avere vini mediterranei da un punto di vista aromatico, ma senza eccessi strutturali. A partire dal Rossofiore: di fatto un Cerasuolo declassato, scuro come la tradizione impone nell’annata 2024, ma anche agile, salino, con un finale tutto incentrato su arancia rossa ed erbe disidratate, più adatto al brodetto o alle cozze ripiene (ricetta tipica della vicina marina di Vallevò) che alla cucina di terra. Sulla stessa linea d’onda il Rosso 2024, anche questo affinato solo in acciaio e con un frutto scuro ma fragrante, con qualche tocco speziato e animale a completare. Un accenno ammandorlato non ne sciupa il finale, anzi lo vivacizza e rafforza l’effetto sgrassante.

L’altro rosso, Audace 2024, da uve Merlot, è più rustico, inchiostrato e con una traccia vegetale abbastanza tipica. Rimane comunque godibile, spensierato, lontano dalle pesantezze stereotipate di certe versioni del vitigno. Tra i bianchi il Pecorino Ermione 2024 è sussurrato al naso e tagliente al palato: con l’aumento della temperatura emerge il coté officinale e cerealicolo tipico del Pecorino, ma sempre in un contesto di sobrietà aromatica e schiettezza. Più intenso, iodato e piacevolmente buccioso, il Bianco 2024, da vecchio clone di Trebbiano con taglio di Falanghina e Moscato Giallo. L’acidità è più bassa, ma la dimensione tattile ne rafforza il senso di energia.

Le bottiglie commercializzate attuale dai Caravaggio sono circa 10.000 e le trovate nella buona ristorazione locale e in qualche wine bar á la page di Roma. Ma il mio consiglio è di andarli a provare lì, vicino alla Grotta delle Farfalle, perché il posto merita quanto i vini!

N.B. D’ora in poi, i punteggi saranno utilizzati esclusivamente nei report su territori, denominazioni ed eventuali verticali.

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