Tre Barolo perfetti da stappare in questa stagione

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Ed eccomi di nuovo a parlare di Barolo. Le mie impressioni sull’annata ‘21 le ho gia raccontate nel report di Gennaio, che potete (ri)leggere qui. 

In realtà, se acquistate il mensile di ottobre del Gambero Rosso, trovate anche i miei primi assaggi di quelli comunali di Serralunga del ‘22, che usciranno tra qualche mese.

Ma l’autunno è alle porte e, in quell’articolo cartaceo, ho provato ad andare contro l’idea secondo la quale il Barolo dovrebbe essere “aspettato”, con il rischio di trovare bottiglie morte o di non trovarle proprio (visto che l’idea di avere archivio per ristoratori ed enotecari italiani è diventata improponibile).

 Forse la 2021 non è l’annata più facile da subito, ma i due ‘21 più una ‘19 qui sotto, per varie ragioni che vanno dalla vigna di origine allo stile, non hanno bisogno di troppo tempo in bottiglia per dare il massimo.

Ecco i tre Barolo da stappare nell’autunno 2025:

Giovanni Viberti – Barolo Monvigliero 2021

Tra i cru più amati dagli enostrippati negli ultimi tempi, Monvigliero è un vigneti quasi paradossale: tra i più a nord della denominazione, ma anche precoce perché piuttosto basso e con un suolo molto sabbioso. Viberti è azienda classica che, tra le altre cose, gestisce anche due rinomati ristoranti nel comune di Barolo. Il vino è didattico, trasparente, con questo lato sexy di fragoline, fiori rossi e cipria che lo rende particolarmente espansivo. In questo momento è molto più concessivo rispetto al Bricco delle Viole Riserva 2019 dello stesso produttore servito affianco: ha tannini relativamente rilassati e tanto frutto che lo rende godibilissimo da subito. Finale disteso con chiaroscuri terrestri-floreali che danno più spessore e materia per la tenuta a medio raggio.

93/100

Josetta Saffirio – Barolo Perno 2019

La ‘19 è un’altra annata austera, da invecchiamento e con tannini spesso più massicci rispetto a quelli della ‘21.  Ma Sara Vezza, ancora al comando dell’azienda intitolata alla madre dopo aver ceduto la quota di maggioranza a Renzo Rosso, patron di Diesel, è riuscita ad interpretarla in maniera particolarmente gentile. Perno, M.G.A. nel comune di Monforte d’Alba, è una vigna di compromesso, che dà vini né troppo concessivi, né troppo austeri: questa versione è in commercio adesso e ha un naso quasi da Vermouth, molto officinali, con un frutto delicatissimo in sottofondo, quasi una caramella ai lamponi. Più spinto sull’acidità che sul tannino, con una struttura di medio peso e finale dall’ampio respiro floreale-mentolato.

94/100

Sordo – Barolo Ravera 2021

Unica donna al comando di una delle aziende con il portfolio di vigne più ampio in zona  – anche se incomprensibilmente ignorata dalla critica internazionale – Paola Sordo mi ha proposto una degustazione comparativa di tutti e nove i cru aziendali. Una mini-maratona da cui è emerse una  capacità di interpretare le vigne in maniera molto trasparente. E se per i lunghissimi invecchiamenti terrei da parte Gabutti o Monprivato, il vino che berrei adesso è il Ravera, figlio di una vigna che ha tanto hype attorno, ma che solo in tempi recenti ho cominciato a capire meglio. Dà sempre vini quasi anomali per esuberanza aromatica, con una parte esotica e di spezie orientali, abbinata a un frutto generoso e, in questo caso, a toni più scuri e terrosi che scongiurano l’eccessiva “faciloneria”. Il sorso è coerente, apparentemente leggero, in realtà sostanzioso senza peso; anche qui l’acidità della grande annata si fa sentire, ma è perfettamente integrata. Perfetto adesso con lasagne e timballi, ma anche potenzialmente longevo.

95/100

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