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Chianti Classico 2019 e 2018: i migliori vini dell’anteprima Chianti Classico Connection 2021

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Venti etichette straordinarie, figlie di un biennio piuttosto fortunato, che rendono in maniera ineccepibile l’immagine del territorio vinicolo più bello al mondo.

Finalmente si torna a respirare un’aria di normalità. La sfilza di bottiglie a Chianti Classico Connection che “arriva a Empoli e ritorno” (cit. Armando Castagno) è l’immagine di una ripartenza che comincia ad entrare nel vivo, anche se, nella pur splendida cornice del chiostro di Santa Maria Novella, è mancato il delirio, l’atmosfera fibrillante da concerto rock che rendeva la kermesse della Leopolda una delle più elettrizzanti in assoluto.

La rassegna chiantigiana ha offerto anche quest’anno una panoramica pressappoco ineguagliabile per ampiezza e varietà. Per arrivare in fondo alla maratona bisogna essere degli automi, ma noi ci siamo fermati non lontano dal traguardo e, al netto di circa 250 assaggi, possiamo affermare che:

  • la 2019 è una gran bell’annata per i Chianti classico “base”: forse la migliore dalla 2016. I vini sono proprio come li vogliamo: snelli ma non scarni, con profumi alle volte un po’ sottili, ma così classici da farci venire in mente a più riprese la metafora del “vino localizzabile con il GPS”.
  • Il 2018, invece, è un millesimo altalenante. Non si riscontra, tra gli annata presentati in ritardo e le Riserve/Gran Selezioni, la stessa costanza della 2019, ma i vini buoni non mancano affatto.
  • Il Covid ha incentivato il rilascio tardivo dei vini e ci sono diversi produttori che stanno commercializzando adesso la Riserva della 2017, annata bistrattata che, può regalare sorprese, soprattutto se si va a pescare nelle sottozone più fredde.

Ma veniamo all’andamento di questi ultimi due millesimi. Il consorzio definisce annata “particolare” la 2018 e “classica” la 2019. La 2018 è iniziata con un inverno mite seguito da una primavera altalenante, più fresca e piovosa della media, che ha dato qualche grattacapo a chi opera nelle zone particolarmente fredde e/o umide. L’estate, poi, è stata regolare, con temperature abbastanza contenute – niente caldo africano – e a settembre il clima è rimasto mite e soleggiato. Tutto bene, mi direte, e invece la sensazione è che la piovosità importante abbia causato qualche problema. Non è stata un’annata particolarmente generosa da un punto di vista quantitativo e anche sul fronte della qualità il parterre non è omogeneo. In alcuni casi si trovano vini un po’ verdi con tannini polverosi e in altri il frutto è già evanescente. Ma come ho già detto sopra, di buone referenze se ne trovano a bizzeffe: basta scegliere bene.

La 2019 è stata molto abbondante – +20% di produzione rispetto alla 2018 – e anche qualitativamente ineccepibile. L’ inverno è stato mite e asciutto, la primavera fresca con germogliamento tardivo e piogge abbastanza abbondanti (ma meno che nell’anno precedente). La riserva idrica consistente ha permesso di affrontare senza troppi problemi un’estate calda, siccitosa, ma senza picchi estremi, e a settembre il bel tempo e le escursioni termiche notevoli hanno favorito la fissazione degli aromi. Insomma, è andata alla grande: secondo alcuni meglio che nella quotatissima 2016, ma, per averne la certezza, bisognerà attendere la presentazione di Riserve e Gran Selezioni a Chianti Classico Collection (o Connection?) 2022.

I vini

Procediamo con la nostra Top 20 dei Chianti Classico “d’annata”. Abbiamo scelto di focalizzare la nostra attenzione su questi prodotti ” base”, perché esprimono le sfumature del territorio chiantigiano così bene da farci venire una voglia matta di vedere in etichetta le famigerate menzioni comunali. Il consorzio del Nobile ha giocato d’anticipo, con l’introduzione delle Pievi a partire dal 2022, e la speranza è che questa iniziativa provochi una reazione a catena in tutte le denominazioni toscane. Sul fronte del Chianti Classico, la stampa internazionale sta già facendo pressing con editoriali come quello di cui parlavamo in questo articolo e la speranza è che proprio loro, con l’influenza che esercitano sui mercati, riescano a convincere le voci fuori dal coro che ostacolano un progetto che DEVE essere portato a compimento.

20. Castello di Ama – Chianti Classico Ama 2019

Un vino che rispecchia l’anima più “nordica” del Chianti Classico, con un naso che ricorda certi Pinot Noir. Non è un campione di profondità e stratificazione, ma conquista con il suo frutto purissimo, dolce ma non troppo, frammisto a ventate di erbe alpine. Il sorso è sottile e dannatamente sexy: il binomio di fruttini neri succosi – mirtillo, ribes, giuggiola – e acidità sferzante dona beva compulsiva. Quasi tutti i vini della lista sono glou-glou, ma questo lo butteremmo giù a secchiate.

90/100

19. Tenuta di Arceno – Chianti Classico 2019

Una schitarrata di Hendrix o di Randy Rhoads. Ecco cos’è che mi ricorda l’incipit metallico, ferruginoso di questa etichetta di bella immediatezza, che poi prosegue con toni intriganti di susina nera e bacche, un tocco di cuoio e un barlume di spezia. E’ polputo e saporito, fresco, con una traccia vegetale che non stona e un finale boschivo di ottima lunghezza.

90/100

18. Castellinuzza e Piuca – Chianti Classico 2018

Dall’omonimo anfratto del gigantesco comune di Greve in Chianti dove si producono vini dritti, immediati, in linea con il gusto dei veri intenditori. E’ una botta di freschezza che vivacizza il rush finale della degustazione: tira fuori aromi deliziosi di mela rossa e melagrana, rosellina, alloro. Qualcuno potrebbe definirlo scarno, ossuto: a me, invece, piace proprio per l’energia che trasuda con quest’acidità indomita, ficcante, un tannino di medio peso e un finale non profondissimo, ma tonico, temprante.

90/100

17. Poggerino – Chianti Classico 2019

Con il Classico di Radda non è mai amore a prima vista: ci si arriva dopo anni di bevute “pop” ad apprezzare questi vini “heavy metal”, delle vere e proprie spremute di ferro, bosco e arancia rossa. Poggerino non è il più estremo tra i raddesi: presenta anche un lato più caldo e accomodante – di macchia mediterranea e di mirtilli schiacciati – che preannuncia una bocca abbastanza ricca, che si espande al centro con il frutto goloso e poi si assottiglia in un finale sferzante, sanguigno, “sauvage”.

91/100

16. Rocca di Castagnoli – Chianti Classico 2019

Ottima la performance di questa etichetta da un podere a Gaiole in Chianti che in passato è appartenuto alla famiglia Ricasoli. E’ un profilo abbastanza sintetico questo che apre su toni di concia e humus, per poi tirar fuori mora e polvere di cacao, alloro, un che di affumicato. Non è austero come Classico raddese, ma ricalca quel modello, con una progressione precisa, snella, imperniata sull’agrume rosso e su ritorni ematici che svaniscono lentamente.

91/100

15. Fattoria La Castellina – Chianti Classico Cosimo Bojola 2019

Curioso l’esperimento di quest’azienda di Castellina in Chianti, che ha scelto l’anfora di terracotta d’Impruneta come contenitore per l’affinamento al posto del rovere. Il risultato è un vino singolare, che profuma di sottobosco e mallo di noce, melagrana, fiori in appassimento. Il sorso è integro e scorrevole, speziato e leggermente affumicato, con un tannino incisivo e un finale sapido di ottima piacevolezza. L’affinamento in anfora comporta il rischio di derive ossidative e, invece, in questo caso, il profilo rimane freschissimo.

91/100

14. Lamole di Lamole – Chianti Classico Etichetta Blu 2018

Evoluzione del gusto + cambiamento climatico = strasuccesso di Lamole, il punto più alto della denominazione, dove il gruppo Santa Margherita ha la sua roccaforte chiantigiana. L’Etichetta Blu è sempre un bel bere, ma in quest’annata lo è anche di più. Il profumo è di rara soavità: pesca gialla, gelatina di fragola, violetta, talco, un cenno mentolato. Il sorso è snello, aggraziato, intensamente floreale e agrumato, sottile nell’allungo soffuso, delicatamente balsamico, ma di ottima durata.

91/100

13. Fontodi – Chianti Classico Filetta di Lamole 2019

E sempre da Lamole proviene “l’altro vino” del presidente Giovanni Manetti: quello che conoscono in pochi. Avevamo assaggiato i primi esperimenti in cantina un po’ di tempo fa e l’abbiamo visto crescere fino a sfiorare punte di eccellenza in questo millesimo. Anche qui a farla da padrone sono i toni floreali insieme a un tocco animale e all’agrume in tutte le sue declinazioni. Il gusto è sempre verticale e vibrante, ma la cifra stilistica di Fontodi sembra palesarsi attraverso un tannino più tosto e un finale più ricco, più avvolgente.

91/100

12. Monte Bernardi – Chianti Classico Retromarcia 2019

Dalla Conca d’Oro di Panzano in Chianti vengono fuori vini solari, carnosi, come questo di Monte Bernardi, che da anni conquista la critica e gli enofili più rompi…esigenti. Il Sangiovese in questo caso è un solista che si esprime con una certa “flamboyance”: kirsch e cuoio, mela kissabel e lamponi, un soffio balsamico e un’idea di tabacco. Il sorso è carico di frutto scuro e maturo che sposa la vigorosa tannicità panzanese. Sul finale emerge uno sbuffo animale “borgogneggiante” che evidenzia il perché di tanta attenzione da parte della “cricca degli enostrippati”.

92/100

11. Tolaini – Chianti Classico Vallenuova 2019

Splendido connubio di immediatezza e tipicità. Castelnuovo Berardenga è terra di vini espansivi, ricchi e, in effetti, più che sul dinamismo, il Vallenuova fa forza di una profondità nient’affatto scontata per un Classico “base”, sublimata in toni di sandalo e composta di more, tabacco kentucky, origano e pepe. In bocca si riscontra una bella massa, ma anche una ventata di freschezza balsamica e la giusta acidità. E’, in fin dei conti, un vino sintetico che dovrebbe soddisfare anche chi cerca un po’ di corpo in più.

92/100

10. Nunzi Conti – Chianti Classico 2019

Una vera sorpresa questa etichetta dalla zona di San Casciano in Val di Pesa che affina per metà in rovere e per metà in acciaio. Stupisce il ventaglio olfattivo di pregio, con pout-pourri e cipria, fruttini rossi, la solita arancia sanguinella. In bocca è soave, delicato ed aggraziato: svela un tannino incalzante e una nota ematica, minerale che dà verve. Non ha una struttura particolarmente imponente, ma è lungo, raffinatissimo e molto contemporaneo in termini di facilità di beva.

92/100

9. Cigliano di Sopra – Chianti Classico 2019

Sbalorditivo binomio di delicatezza e intensità. Anche qui l’incipit è su note di cipria e petali di rosa che si accompagnano a una spinta ematica. In bocca è elegante, vellutato, con un tannino perfetto e bei ritorni critici di arancia (sia buccia che polpa) che allungano la chiosa soave. Doppio strike per San Casciano!

92/100

8. Montecalvi – Chianti Classico 2018

Il migliore tra i vini che non avevamo mai assaggiato prima d’ora. Spicca per intensità degli aromi, tra i quali s’insinua una nota “gamey” – di cacciagione – che dà carattere e complessità. La polpa è ricca, saporita, dolcemente fruttata, ma compenetrata da un ritorno minerale preciso come un orologio svizzero. Si sente un cenno di speziatura da legno che smussa gli angoli e poi balsamicità a profusione nella chiosa lunga e soave. Ottimo.

92/100

7. Casale dello Sparviero – Chianti Classico 2019

Ci è sempre piaciuto tanto e anche quest’anno non delude. Parte in quinta a spara aromi di ruggine e ribes rosso, nafta, arancia sanguinella a profusione. E’ scorrevole e smilzo, fluido e fragrante nella parte fruttata. Il tannino asciuga senza graffiare e bilancia una polpa ricca, godereccia. Null’altro da dichiarare su questa etichetta “coup de coeur” al di fuori della sua immensa bontà.

92/100

6. L’ Erta di Radda – Chianti Classico 2019 (da botte)

Raddese purosangue che fa faville già in botte. Il profilo è da passeggiata nel bosco: fragolina selvatica, lavanda, viola mammola, felce, la solita sfumatura ematica. Il sorso rapisce e conquista con rimandi suadenti, floreali e a tratti vinosi, che accompagnano l’impeto sanguigno, il tannino scalpitante, fino a un epilogo su toni ferruginosi e di erbe officinali. Stupendo.

92/100

5. Querciabella – Chianti Classico 2018

Biodinamico, vegano, amatissimo dalla stampa internazionale. Ricordo l’espressione gioconda di Steven Spurrier dopo aver assaggiato la 2016 a Chianti Classico Collection 2019. Qui siamo di fronte ad una versione che coniuga tratti da vino d’altura con una dolcezza molto accomodante. C’è un ricordo di yogurt ai mirtilli e poi spezie fini ed erbe officinali, rintocchi balsamici che echeggiano nella progressione snella ed armoniosa, sapida e mentolata nella chiusura distesa, elegantissima. Wonderful!

93/100

4. Fontodi – Chianti Classico 2019

Modernista, ma senza eccessi, con un tocco cioccolatoso e poi erbe aromatiche, mirtilli neri, la classica nota animale e un cenno floreale molto sexy. E’ robusto, carnoso come il terroir della Conca d’ Oro impone, ma anche freschissimo e minerale, cremoso sul fondo e pietroso nel finale di straordinaria lunghezza. Ottima performance per il Classico del presidente, che, peraltro, regala di sovente immense soddisfazioni anche a 10-15 anni dalla vendemmia.

93/100

3. Riecine – Chianti Classico 2019

Prima Sean O’ Callaghan, detto il Guercio, e adesso Alessandro Campatelli, che ha appena vinto il premio “Giulio Gambelli”. Insomma, da Riecine la regia è sempre da Oscar e anche in questo caso il lungometraggio è immaginifico. Il naso è ipnotico, stregante: sa di eucalipto e rosa appassita, sandalo, erbe spontanee che non saprei nominare, humus e creme de cassis. Il sorso è completo e coinvolgente, voluminoso, ma sempre di medio peso, ritmato da un tannino perfetto e didatticamente animale e balsamico nel finale spettacolare. Se il vino “d’ingresso” è questo, figuriamoci il resto…

93/100

2. Isole e Olena – Chianti Classico 2019

La descrizione che viene in mente è: “vino che fa tutti contenti e fessi”. Eh si, perché questa etichetta rappresenta la mezza via tra lo stile moderno, più immediato, e l’austerità del Classico purosangue. Gli aromi sono dirompenti, travolgenti: ferro e tabacco kentucky, confettura di lamponi, cannella, sandalo, qualcosa di più scuro e terragno. In bocca spicca per immediatezza e contestuale aderenza territoriale. C’è il frutto – gelatinoso, avvolgente, ma non ruffiano – un tannino potente e la solita sferzata agrumata/sanguigna. L’apporto del legno si fa sentire, ma è una cornice essenziale che dà risalto all’insieme senza cambiare le carte in tavola e, soprattutto, senza nulla togliere alla beva strepitosa, trascinante. Che altro dire… semplicemente spettacolare!

94/100

1. Monteraponi – Chianti Classico 2019

Difficile scegliere il primo della classe, ma alla fine il gioiellino di questa rinomata azienda di Radda ci è sembrato il vino più promettente in assoluto. Scavalca a piè pari i cinque di una batteria che annovera al suo interno nomi molto noti e ci rapisce con il suo mix di pietra sfregata e visciola non troppo matura, fiori blu, sottobosco, un accento che ricorda la salsa di soia. E’ profondo e perfettamente equilibrato, ricco di frutto scuro, cremoso, ma sempre snello e scorrevole grazie al giusto piglio acido e a un tannino sontuoso. Chiude lungo, sanguigno e affumicato, sfumato e composto, chiaroscurato come il paesaggio in un dipinto rinascimentale. Monumentale.

94/100

Introduzione di Raffaele Mosca, note di degustazione di Raffaele Mosca e Pablo Roberto Frascona. Seguirà un articolo su Riserva e Gran Selezione.

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