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Vino naturale: il pensiero di Sandro Sangiorgi in cinque punti

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Quello del naturale non è un boom, ma una crisi. Lo dice Sandro Sangiorgi in un’audio-intervista di ben diciotto minuti pubblicata ieri su Wine News.

SANDRO SANGIORGI (SULLA DESTRA) CON EMIDIO PEPE

Il guru del vino naturale ha parlato di questo e di altri temi “bollenti” come il rapporto tra vino naturale e convenzionale, la definizione di naturale, l’indipendenza della critica e il futuro di Porthos, non mancando di bacchettare i suoi amici produttori.

Di seguito la trascrizione dei punti salienti (l’audio lo trovate qui):

N.B. Le frasi riportate sono state abbreviate o modificare per un’esigenza di chiarezza. Ho cercato, in ogni caso, di non cambiarne il senso.

LA CRISI DEL NATURALE: Il naturale ha vissuto una crisi negli ultimi dieci anni. Questa crisi è stata una grande opportunità. Alcuni produttori l’hanno colta per crescere, per diventare più competenti. Altri, invece, non hanno colto il messaggio agricolo forte e sono rimasti a cavallo tra un eccesso di prudenza nella realizzazione dei vini – che quindi non hanno l’energia necessaria – e la mancanza di competenza, che li porta a produrre vini non bevibili.

IL RAPPORTO TRA CONVENZIONALE E NATURALE: (l’intervistatore chiede se naturale e convenzionale possono convivere e se i produttori possono collaborare) Una parte di questo lavoro è stato già fatto: sono numerose le aziende appartenenti al mondo convenzionale che hanno smesso di usare una serie di prodotti nell’agricoltura. Sono state convinte dall’osservazione dell’universo naturale a crescere come “agenti agricoli”. Non stiamo parlando solo di piccole aziende, ma anche di realtà semi-industriali che hanno guadagnato consumatori perché i loro vini sono prodotti da vigneti più sani. Secondo me questo dialogo è riuscito. Nella parte della cantina, invece, il vino naturale prevede scelte più radicali che danno al vino una personalità che non si può confondere. Se si lascia al vigneto la responsabilità delle fermentazione – attraverso la fermentazione spontanea – questa responsabilità finisce nella personalità del vino. Se, invece, si decide di sostituirsi a questa vita, i risultati non possono essere compatibili. Questa parte è ancora in ballo e io non so se il mondo convenzionale troverà una via per realizzare in maniera seria – e non con dei compromessi un po’ a ribasso – la scelta della fermentazione spontanea.

DEFINIZIONE DI NATURALE: (Domanda: cosa definisce un vino naturale?) Il vino buono può essere soltanto naturale, ma molti vini naturali non sono buoni. Frequentando l’universo del vino naturale ho sviluppato una definizione specifica di vino naturale: per me è il frutto del lavoro di una comunità di persone che ha come primo pensiero la custodia della vita dalla vigna al calice. Tutti i passaggi, dall’inizio alla fine, devono essere svolti con minimi interventi. E quando dico a un produttore minima interferenza lui sa benissimo che cosa intendo. Poi io non penso che il vino si fa da sè: è ovvio che c’è una componente interpretativa, e ci mancherebbe pure. Nello stesso tempo, però, lo slancio di tutto questo deve venire dal luogo. Naturale è, quindi, interazione tra tutti i soggetti.

INDIPENDENZA E CREDIBILITA’ DELLA CRITICA: Per giudicare un soggetto delicato come il vino, bisogna avere una certa credibilità. Ecco perchè io parlo di indipendenza. E si può sbagliare, non essere d’accordo, ma una cosa è sbagliare in un ambito d’indipendenza, rispondendo soltanto a sè stessi e a chi legge, e un’altra è essere chiamati a rispondere a soggetti terzi. Il vino non fa eccezione: è il mondo del giornalismo e della critica a non essere più indipendente.

IL FUTURO DI PORTHOS: Il motivo per cui (Porthos) c’ha messo tanto ad uscire è che io scrivo lentamente, per me la scrittura è dolorosa. Per fortuna c’è un gruppo di persone che mi ha aiutato a far uscire questa rivista. La rivista, così com’è, però, è molto legata a me, e per questo motivo il numero 37 è l’ultimo. La rivista non può essere solo mia: deve essere di una squadra e, per farlo, bisogna immaginare un nuovo soggetto. A questo punto, proprio con queste persone, abbiamo fatto un programma editoriale: stiamo lavorando ad un’antologia di degustazioni che abbiamo fatto in questi quindici anni. E poi abbiamo la riedizione de “Il matrimonio tra cibo e vino”, e un libro sulla storia di Porthos che nasconde, di fatto, la storia del vino italiano negli ultimi vent’anni.

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