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Frugalpac: lo comprereste un vino in bottiglia di carta riciclata?

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Dopo il vino vegano e il vino biotico, è arrivato anche il vino frugale, che non si chiama così perché è la bevanda preferita dai membri del governo dei paesi rigoristi, ma perché è semplice, economico e – cosa fondamentale di questi tempi per aumentare le vendite – sostenibile al 100%.

Frugalpac è un nuovo packaging inventato dall’importatore di vino scozzese WoodWinters in collaborazione con Cantina Goccia, azienda di proprietà britannica con sede a Castiglione del Lago (PG). Stando a quanto riportato da The Drinks Business, le bottiglia frugale sarebbe prodotta con carta riciclata e peserebbe cinque volte meno rispetto a una classica bottiglia di vetro. Il risultato? Un’impronta di carbonio sei volte inferiore alla norma. “ Il packaging è interessante perché stimola la curiosità del cliente e lo spinge ad iniziare una conversazione sia sul vino che sulla bottiglia stessa” ha spiegato il fondatore di WoodWinters Douglas Wood. Non male, no? Mi immagino un primo appuntamento, la difficoltà a rompere il ghiaccio, poi arriva al tavolo questa bottiglia e… ta-dan! …si parla di frugalità!

Il packaging in sé per sé sarà pure innovativo, ma il contenuto lo è assai di meno: parliamo di un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon prodotto in Umbria – non è chiaro dove di preciso – che fa un leggero passaggio in legno. Sul sito, dell’azienda, tra l’altro, non c’è nessuna informazione sulla conduzione agronomica dei vigneti. La bottiglia è descritta minuziosamente, ma sul contenuto si sorvola. Evidentemente l’abito è più importante del frate!

Quel che più sorprende è il feedback che l’azienda avrebbe ricevuto, stando a quanto dichiarato da Wood. “Dal momento del lancio sul mercato, siamo stati inondati di richieste da parte di produttori, imbottigliatori e venditori che vorrebbero adottare questo packaging. La domanda per questo genere di bottiglie è enorme. Prevediamo che in futuro l’80% del vino mondiale sarà venduto in bottiglie di carta riciclata…”

La domande che sorgono spontanee a leggere questa previsione sono due:

a) quanto può durare sullo scaffale – e in cantina – una bottiglia di carta? Il vetro è sostanzialmente immortale; la carta, anche se trattata, tende al deperimento.

b) Non si rischia l’effetto “vino in bric”, ovvero la trasmissione di aromi indesiderati dal contenitore al contenuto? Da questo punto di vista la bottiglia classica è una garanzia..

Per la cronaca, il vino in questione viene 12,50 sterline nella GDO scozzese. Pertanto è immaginabile che la previsione di Wood faccia riferimento al segmento “value” (5-10 euro in Italia, poco di più all’estero). Non credo, infatti, che i “grand vins” sarebbero mai smerciati in bottiglie di carta, nemmeno se si scoprisse che è equivalente al vetro in termini di conservazione… al massimo si potrebbe valutare l’ecopelle!

In fin dei conti, sarei curioso di assaggiare questo strambo “vin de papier”, ma non penso che arriverà a breve sugli scaffali dei nostri negozi.

Voi invece? Gli dareste una chance? Scrivetelo nei commenti!

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