Dieci ristoranti eccezionali da provare nel 2023

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Nel 2022 ho macinato migliaia di chilometri e trascorso a tavola buona parte del tempo che non ho passato in cantina. Ecco i dieci ristoranti che mi hanno sorpreso e che meritano la visita nel 2023.

 

Osteria dell’Enoteca, Firenze

Nell’oltrarno Fiorentino, che pullula ancora di bettole turistiche, un indirizzo di livello per gli amanti della ciccia, che di recente ha anche conquistato la chiocciola Slow Food. Nasce come appendice dell’Enoteca di fronte a palazzo Pitti e, proprio per questo, il vino gioca un ruolo fondamentale nel format, con la possibilità di pescare dagli scaffali etichette regionali e non di un certo livello. Da manuale i fegatini e la pasta al bardiccio , preludio alla migliore bistecca del 2022, rigorosamente abbinata a un Chianti Classico succoso e slanciato di Val delle Corti.

Locanda Spinola, Genova

Tanta stima per questo gruppo di ragazzi che, tra Prè e Maddalena, in un angolo multietnico e un po’ trasandato del centro di Genova, si ostinano a fare ristorazione di livello, sfruttando una piazzetta a ridosso di Palazzo Spinola. La cucina è principalmente di mare e spazia tra classici regionali e proposte cosmopolite: accanto a mandilli al pesto, cappon magro, ravioli al tocco e branzino con le taggiasche, troverete tagliolini al nero di seppia, tataki di tonno, ceviche di gamberi. Notevole la selezione di vini con attenzione particolare al naturale/artigianale e tanta Liguria indie.

Gaudenzio Vino e Cucina, Torino

Non solo agnolotti, vitello tonnato e brasato: Torino è terreno fertile anche per la bistronomie post-moderna, anello mancante tra ristorazione popolare e fine dining. Un modello importato dalla Francia che è ben rappresentato da questo locale ai piedi dalla Mole, gestito da un gruppo di giovani, con ambiente intimo, pochi posti a sedere, cucina creativa ma non cervellotica che varia di continuo. La carta dei vini è tutta declinata sul naturale, con ampia rappresentanza di vini piemontesi rari e rarissimi – Baratuciat e Slarina di Druetto, per dirne due – e chicche transalpine sia ferme che effervescenti.

Patrick Ricci, San Mauro Torinese (TO) 

La prima di due pizzerie in questa lista. Siamo a San Mauro Torinese, periferia del capoluogo piemontese sulle rive del Po e ai piedi dei colli sovrastati da Superga. Qui Patrick Ricci, maestro della pizza all’italiana, sforna pizze leggere e dal crunch deciso: una sorta di evoluzione del padellino in versione gourmet. Meravigliose nella loro essenzialità “pane e pomodoro” e “pane e cipolle”; più ricche e golose quella con capocollo, miele e ricotta e l’americana con pulled pork. Carta dei vini e delle birre discreta con focus su realtà piccole e medio-piccole.

L’ Arca, Alba Adriatica (TE)

Un ristorante che è da anni un punto di riferimento nell’ Abruzzo teramano e che ha la sola colpa di non aver fatto abbastanza proselitismo fuori regione. L’ Arca ha precorso molti dei temi al centro del dibattito attuale: merito del titolare, Massimiliano Capretta, persona di rara cultura e sensibilità, appassionato di macrobiotica e ayurveda fin dalla gioventù. Da qualche anno la cucina ha fatto un ulteriore balzo in avanti e vi dico già da che questa potrebbe essere una delle prossime stelle abruzzesi. A breve il racconto integrale dell’esperienza.

Pulejo, Roma

La nuova stella della piazza romana: un ragazzo, David Pulejo, che, dopo aver fatto gavetta al Noma – “da dipendente e non da stagista” – e dai fratelli Troiani, ha messo su il suo piccolo ristorante nel Rione Prati e, in pochi mesi, è riuscito ad agguantare la stella Michelin. Merito di una proposta di facile lettura: più improntata sul classicismo e sulla reinterpretazione della tradizione che su avanguardia e sperimentalismo, ma senza troppi déjà-vu. MI-RO, ovvero il Milano-Roma con coda alla vaccinara, cacao e zafferano, è il mio risotto dell’anno. Da provare anche la faraona alla maniera di Apicio, il primo gourmet della storia. Carta dei vini di medio peso, ma ben pensata, con bell’assortimento di Champagne e vini laziali.

Taverna de Li Caldora, Pacentro (AQ)

L’Agnello più buono di quest’anno – e anche uno dei migliori della mia vita – è quello di Carmine Cercone, storico oste di Pacentro, il paese dell’aquilano diede i natali ai nonni di Madonna. La sua taverna, che prende il nome dalla famiglia di Giacomo Caldora, celebre condottiero raffigurato da Leonardo Da Vinci, è una vera e propria istituzione dell’Abruzzo interno, forte anche di una posizione molto suggestiva sui declivi della Valle Peligna. Imperdibili, oltre al sopraccitato agnello alla brace o in salsa cac’e ove”, anche le sagne con i funghi, i ravioli ripieni di ricotta e gli gnocchi al ragù bianco di gallina. Buona la selezione di vini regionali e artigianali da tutta Italia. Conto leggero come da consuetudine per le osterie abruzzesi.

Fratelli Salvo, Napoli

Il paradiso della Margherita sulla riviera di Chiaia: Francesco e Salvatore Salvo, che qui hanno aperto la seconda filiale, dopo la prima a San Giorgio a Cremano, declinano il filologico canotto cosparso di pomodoro, basilico e fiordilatte in svariate versioni, dalla Margherita di Mare, con creme e salse di pesce e crostacei, alla Caramella, a base dell’omonima varietà di pomodoro coltivata nell’’agro di Nola. Il locale merita un paio di punti in più anche per la location – elegante, luminosa, con tavoli giustamente distanziati – e per il grande frigo da cui si possono pescare buone etichette campane e Champagne.

 Mammarossa, Avezzano (AQ) 

 

Il ristorante che cerca di cambiare lo storytelling culinario abruzzese, espressione di un fenomeno nazionale che le guide si ostinano a trascurare. Una tavola veramente degna di nota che vale il viaggio da Roma (di circa un’ora e mezza, traffico permettendo). La recensione completa la trovate qui.

 Idylio by Apreda, Roma

La proposta del mitico Francesco Apreda all’Hotel Pantheon Iconic è un caleidoscopio di contaminazioni e riferimenti colti a tutte le grandi cucine del mondo: dall’estremo Oriente alla sua Ischia, passando per l’India. Un’esperienza di altissimo profilo in un ristorante che meriterebbe un secondo macaron dalla Rossa se avesse un servizio un pelino più accorto. L’ho raccontata nel dettaglio qui.

 

HONORABLE MENTIONS – La Bandiera di Civitella Casanova (PE), nuova stella verde abruzzese, e Al Metro di San Salvo Marina (CH), grandissima tavola di mare di cui ho parlato già l’anno scorso.

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