Il Trebbiano Spoletino va forte, il Sagrantino viaggia sulle montagne russe, il Montefalco Rosso riserva sorprese, ma si può fare di più . Questa è la sintesi degli assaggi all’ultima edizione di A Montefalco, kermesse che quest’anno restituisce l’immagine di un territorio in fermento, che punta con più convinzione di sempre alla diversificazione per far fronte ad un’ inversione di trend rispetto ad inizio millennio, quando l’exploit dei rossi concentrati aveva foraggiato la Sagrantinomania.
Un enclave nel cuore verde d’Italia che ha mantenuto un’atmosfera intima, rurale, senza patinature d’alcuna sorta, e che ha molto da offrire anche al di là del vino: si pensi alla magnifica cappella dipinta da Benozzo Gozzoli nella chiesa di San Francesco a Montefalco, a borghi medievali intatti come Trevi e Bevagna, alle innumerevoli opere d’arte longobarda, rinascimentale e contemporanea sparse per la città di Spoleto, oltre a bellezze paesaggistiche e naturalistiche. Anche grazie a questo appeal a tutto tondo, l’enoturismo si è sviluppato meglio che in altre zone: tante cantine hanno una struttura ricettiva al loro interno, tutti hanno spazi dedicati alle degustazioni, con offerte anche abbastanza strutturate sul lato food. Il risultato è che, in qualsiasi giorno infrasettimanale, ci siamo ritrovati seduti di fianco ad avventori da mezzo mondo: in larga parte esperti o addetti ai lavori, ma anche semplici curiosi.

Spoletino in ascesa
Prosegue la riscoperta della vocazione bianchista del territorio spoletino-montefalchese, che è partita dopo il fallimento della cantina sociale Casale Triocco – Spoleto Ducale ed è andata avanti a ritmo decisamente più spedito nell’ultimo quinquennio. Oggi il boom sembra accompagnato anche da una svolta sul lato burocratico: per anni il Trebbiano Spoletino ha risentito della faida campanilistica tra Spoleto e Montefalco, con l’impossibilità di usare la denominazione Spoleto Trebbiano Spoletino in una larga – e vocatissima – parte del circondario montefalchese. Ora è in partenza l’iter per estendere l’areale della DOC Spoleto a tutta la superficie della DOC Montefalco: non sarà facilissimo portarlo a compimento, perché le trafile per i cambiamenti su larga scala sono lunghissime e spesso si affossano nei meandri del ministero. Ma la strada è quella giusta e, a mio avviso, un altro passo in avanti lo si potrebbe fare chiedendo anche di rendere opzionale il termine Trebbiano, perché con gli altri Trebbiani questo vitigno ha poco a che a fare. Può sembrare una follia, ma non escludo che ci si arriverà in un secondo momento.
Quanto agli assaggi, quel che è emerge è che non esiste un archetipo specifico di Spoletino, perché il vitigno è troppo duttile per lasciarsi incatenare in un solo modello produttivo. Ma c’è un’ originalità diffusa che intriga non poca, al netto di qualche scapigliatura dovuta a vinificazione non proprio precise tra i produttori esordienti. La prerogativa principale del vitigno è la capacità di reggere bene affinamenti ossidativi in legno ed anfora, macerazioni e via discorrendo, mantenendo un’esuberanza espressiva che lo rende diverso da qualunque altro bianco del Centro Italia.

I rossi
Sul fronte Sagrantino non ci sono grandissime novità: la 2020 è stata centrata dai produttori di riferimento, mentre quelli meno in vista faticano ancora a trovare la quadra. La ricerca di uno stile più leggero è sicuramente un trend in atto, ma, togliendo polpa, si rischia di mettere ancor più in evidenza la crudezza tannica del vitigno. Purtroppo, di vini sbilanciati ne abbiamo trovati diversi, e non sono mancati nemmeno campioni con accenni di ossidazione precoce. Sembra quasi che l’avvento della pandemia abbia frenato un’evoluzione che nei millesimi precedenti era parsa più repentina.
Tutti parlano di Montefalco Rosso e Montefalco Rosso Riserva come del futuro per Montefalco: vini agili, gourmand, dall’appeal decisamente più immediato rispetto al Sagrantino. Nel calice, però, si nota ancora un’incostanza stilistica che frena gli entusiasmi. Aggiunte minime di uve internazionali sembrano sufficienti a snaturare completamente il carattere del vino e a renderlo abbastanza monocorde; paradossalmente la Riserva convince più del Montefalco Rosso d’annata in questa e, tra tutti i campioni, il Maestà Quattro Chiodi, new entry di Tenuta Bellafonte, sembra indicare la via maestra, fatta di un binomio d’ incisività e scorrevolezza di beva che il Sagrantino in purezza difficilmente riesce ad offrire.
I migliori vini di Montefalco dal Trebbiano Spoletino al Sagrantino
(Clicca sul link per leggere la nota di degustazione)
Trebbiano Spoletino:
Tenuta Bellafonte – Arneto 2021
Valdangius – Campo de Pico 2022
Montefalco Rosso e Rosso Riserva:
Tenuta Bellafonte – Maestà Quattro Chiodi Riserva 2019
Sagrantino di Montefalco:
Antonelli – Molino dell’ Attone 2018
Tabarrini – Il Bisbetico Domato 2020
Tenuta Bellafonte – Collenottolo 2016
Tenute Baldo – Preda del Falco 2020
Tenute Lunelli Castelbuono – Carapace 2020








