Le degustazioni della serie “polli in batteria” in grandi hangar, se non corredate da visite in vigna, possono sembrare un po’ spersonalizzanti. Devo confessare che cominciano ad affaticarmi un po’…
Ma quando i risultati sono quelli di Grandi Langhe, la voglia di lasciarsi corrodere la lingua da tannini e sferzate acide torna a farsi sentire. L’evento riformato mi ha dato la certezza che, nonostante tutte le problematiche di cui si parla, dalla carenza di biodiversità a cambiamenti sociali repentini dovuti all’ arricchimento improvviso, le Langhe continuano a meritare la maggior parte dell’hype che gli è stato costruito attorno, perché hanno da offrire un quantitativo impareggiabile di bottiglie che rispecchiano esattamente tutto ciò che che gli appassionati cercano in questo momento storico.
Trovare vini veramente scarsi nel parterre di Barolo e Barbaresco presentato in sala stampa – che esaustivo non lo è per via dell’assenza di quasi tutti i big, ma ampio di sicuro – mi è parso abbastanza difficile. E se fino a qualche anno fa esisteva perlomeno un problema stilistico, dovuto alla faida tra tradizionalisti e modernisti, oggi quelle divergenze sono molto meno marcate rispetto al passato, perché i primi hanno imparato a produrre Barolo e Barbaresco più facili da subito e i secondi riescono a calibrare l’uso dei legni meglio che in passato, evitando nella maggioranza dei casi ogni barocchismo stucchevole. Semmai il rovescio della medaglia è che ogni tanto si assaggiano vini tendenti alla diluizione oppure troppo morbidi. La ricerca dell’eleganza e dell’espressività sono essenziali in questo momento storico, ma il rischio se si forza la mano è di portare a casa vini eccessivamente pronti da subito e privi della sostanza necessaria per durare nel tempo.
I barolisti, in ogni caso, possono contare su di un’annata fenomenale: la 2021 è omogeneamente positiva, con diversi picchi e quasi nessuna défaillance. La sensazione è che i produttori abbiano alzato ancora di più l’asticella rispetto ad altri millesimi eccellenti degli ultimi tempi come 2019 e 2016.
Stando ai dati reperibili in giro, la 2021 porta il segno di una gelata che ha portato via da subito circa il 15% della produzione. L’inverno è stato l’ultimo veramente freddo e le precipitazioni nevose hanno consentito di contare su di una discreta riserva idrica perlomeno nella prima parte della stagione. A una primavera temperata ha fatto seguito un’estate calda, ma senza picchi troppo roventi. Matteo Ascheri, ex presidente del consorzio Barolo e Barbaresco, riferisce: “ la 2021 è stata molto simile alla 2016: calda sì, ma con temperature notturne molto più basse rispetto a quelle diurne. Diversa in questo senso dalla 2019 che, invece, è stata generalmente fresca e può essere considerata l’ultima delle annate classiche”. La vendemmia è avvenuta in un periodo che in passato sarebbe stato considerato un po’ precoce, ma rispetto ad altre annate recenti pare quasi tardivo. La maggioranza dei produttori ha raccolto tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre e c’è anche chi, lavorando in zone più fresche, ha potuto contare sull’abbassamento delle temperature in Ottobre per allungare ulteriormente i tempi vendemmiali.
Ciò che accade dopo la raccolta, in un posto come la Langa dove quasi tutti lavorano in maniera non interventista, ha influsso sul risultato finale pari a tutto quel che viene prima. Nel suo report sui Barolo Comunali, Nelson Pari indica le fermentazioni lente e tumultuose dovute a Ph bassi e quantitativi di nitrogeno un po’ scarsi legati alla siccità nell’ultima fase della stagione come un problema che può aver creato disomogeneità qualitativa. Di situazioni simili si era parlato anche per l’annata 2016 e la teoria – assolutamente impossibile da dimostrare – del sottoscritto è che le fermentazioni molto lunghe, se ben gestite, danno vita a vini più complessi e originali, a patto che la volatile non scappi di mano.
Complessità, in effetti, è la parola chiave per i Barolo 2021: i migliori sono profondi, sfaccettati, eleganti, con tannini pressappoco perfetti. Più espressivi da subito dei ‘19 e in qualche caso particolarmente adatti al consumo nel breve e medio raggio, forse proprio per questa esasperazione della ricerca della leggerezza e dell’integrazione che è riflesso dell’evoluzione del gusto; ma non c’è motivo di pensare che le migliori bottiglie non evolveranno lentamente.
A brillare sono le MGA di Monforte: Castelletto, Perno e le varie costole di Bussia. Segue Serralunga con Prapò e Cerretta (mentre i migliori Vigna Rionda usciranno più tardi). Benissimo anche Cannubi a Barolo; un po’ più disomogeneo, invece, il cru Monvogliero.
Quel che manca all’appello sono i Barolo senza menzione aggiuntiva: chiaramente i produttori, potendo presentare un numero limitato etichette, hanno preferito le M.G.A. Probabilmente in un’annata come questa, dove tutti sono incentivati ad aumentare il più possibile la tiratura dei vini di punta, la qualità di quelli d’entrata può esser meno esaltante. Ma per averne la certezza bisognerebbe approfondire la questione… e non è detto che non lo farò più avanti!
Seguirà articolo su Barbaresco 2022 e 2021.
I migliori Barolo 2021 da Grandi Langhe con un punteggio di 95/100 o superiore:
( in ordine alfabetico)
Ascheri – Sorano
Profumo espansivo ed arioso: gelatina di fragole, fiori appassiti, bergamotto e rabarbaro. Sorso un po’ meno pronto, con il tannino mordente tipico della zona di Serralunga che svetta sul frutto e ritorni salini a rinforzare; finale giovanilmente contratto, ma preciso. Da bere ora con la ciccia o con qualunque cosa tra più di cinque anni.
95/100
Brezza – Cannubi
Sussurrato, ma elegantissimo, con un bel coté di liquirizia ed erbe officinali. Delicato e profondo allo stesso tempo, con il senso di armonia ed energia senza sbavature tipico dei migliori Cannubi. Finale lunghissimo. Facilissimo da subito, ma con sostanza per sfidare il tempo.
96/100
Ca’ di Press – Perno
Elegantissimo, suadente, fonde mirtilli rossi, violette ed eucalipto con una parte più scura e terragna e ricorda molto da vicino i grandi vini di Mario Fontana, altro interprete di prim’ordine della stessa zona che purtroppo non era presente a Grandi Langhe. Gioca sulla delicatezza e sulla sottigliezza aromatica, ma il tannino e l’acidità guizzante assicurano lo spessore necessario per l’ invecchiamento. Il finale è sontuoso: esotico, cangiante, occhieggia un po’ alla Cote de Nuits…
96/100
Castello di Perno – Castelletto
Naso splendido: ciliegia croccante e cola, cuoio, una parte balsamica e speziata che vira sul sandalo. Potente, ma senza peso, con un frutto a tratti “borgogneggiante”, tannino spigoloso al punto giusto e tanta freschezza di arancia sanguinella in chiusura. Ottimo compromesso tra eleganza e sostanza.
95/100
Ettore Germano – Cerretta
Austero, ematico e boschivo, con pochissime concessioni al frutto e al fiore. Di rigore quasi militaresco, ma con il lato più floreale e suadente tipico del Cru che fa capolino e smorza il grip tannico, unendosi alla parte boschiva e salina in un finale di rara profondità e compostezza.
95/100
Fratelli Alessandria – Monvigliero
Un espressione sontuosa di questo Cru: ancora austera ma di notevole eleganza tra fiori, erbe balsamiche e tratti terrosi. La parte più dolce e suadente tipica di Verduno va a braccetto con tannini incisivi al punto giusto e acidità sferzante; la progressione è ancora giovanile, giustamente irruente, ma con tutte le credenziali giuste per un’evoluzione felice. Chapeau!
96/100
Giovanni Rosso – Cerretta
In equilibrio tra finezza e potenza nello stile classico del produttore. Melagrana e pot-pourri si alternano a note più scure e tipicamente serralunghiane di cuoio, tabacco e ferro. Il tannino sostiene la ricca materia del sorso, che parte serrato e poi si distende, tirando fuori rimandi ammalianti alle erbe officinali e ai fruttini rossi quasi canditi. Sostanzioso e allo stesso tempo elegantissimo, vibrante di arancia sanguinella nel finale lungo e gastronomico. Un capolavoro in fasce.
97/100
Giovanni Rosso – Serra
Più gentile del Cerretta: forse anche più semplice, ma sempre finissimo. Succoso, con tannino già ben integrato, gelatina di frutti rossi e pot-pourri a delineare un retro-olfatto di grande soavità. E’ più “facile” di altri vini di Serralunga, ma non c’è motivo di affrettarsi a berlo.
95/100
Fratelli Serio e Battista Borgogno – Cannubi
Qualche accenno etereo anticipa un frutto scuro e dolce che si abbina ad accenti intriganti di erbe officinali. Ha tanta energia, ma anche frutto generoso che ingloba il tannino lievemente asciutto. E’ il Cannubi che vogliamo: elegante senza essere cedevole, con respiro balsamico ad amplificare un finale notevole per grazia e persistenza.
95/100
Palladino – Parafada
Austero, classico, serralunghiano al 200% nei profumi che ricordano la terra bagnata e la ghisa. Più espansivo al palato, ma sempre piacevolmente austero, con un tannino in via di risoluzione che svetta sulla materia ricca, ritorni ematici e di arancia rossa a definire un finale che lascia presagire vent’ anni o più di godimento.
95/100
Poderi Colla – Bussia Dardi Le Rose
Elegante e suadente di liquirizia, bergamotto, creme de cassis. In bocca il tannino spinge e profila una progressione più compatta del previsto, ma comunque equilibrata, con la parte floreale che torna a dare soavità al finale lungo e aggraziato. Una garanzia.
95/100
Marcarini – La Serra
Giocato sulla grazia più che sulla potenza: parte balsamico e terroso e poi tira fuori il tipico frutto di La Morra, ma in una declinazione molto fresca e delicata. Più austero di tutti gli altri vini di questo comune, ma elegante, salino e snello con un tannino vivace che scandisce la chiusura irruente. Ha materiale per i lunghi invecchiamenti.
95/100
Sobrero – Parussi
Complesso, chiaroscurato, alterna note suadenti di fragola, liquirizia e fiori rossi a una parte più cupa e selvatica. Ugualmente tridimensionale al sorso, con un tannino ruggente ma impeccabile che rende un senso di classicismo e grande longevità potenziale, finale lungo su toni ematici e di erbe officinali. Magnifico.
95/100
Gli altri Barolo 2021 con un punteggio di almeno 90 punti da Grandi Langhe:
( clicca per leggere la recensione)
Alessandria Fratelli – Gramolere
Arnaldo Rivera – Rocche di Castiglione
Ca’ Viola – Sottocastello di Novello
Cascina Sot – Bricco San Pietro
Cordero di Montezemolo – Monfalletto
Domenico Clerico – Ciabot Mentin Ginestra
Fratelli Monchiero – Rocche di Castiglione
Giacomo Fenocchio – Castellero








