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Tenuta Barac: uno splendido relais nel cuore del Barbaresco

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Di nuovo in Langa per spezzare un tour che mi ha portato da Carema al Monferrato. Ne approfitto per visitare una tenuta in posizione strategica, a due passi da Alba e alle porte della zona del Barbaresco, dove tutto gira attorno all’hospitality, anche se il vino non viene affatto trascurato.

Tenuta Barac è un relais di campagna immerso tra le vigne di San Rocco Seno d’ Elvio, in posizione fresca, ventilata: all’ombra del patio, si sta da Dio anche in questa giornata rovente d’inizio Luglio! … La cascina, che prende il nome dai Baracco, la famiglia che l’ha costruita a inizio 900’, è gestita attualmente dalla famiglia Bonelli, che l’ha trasformata in un piccolo resort in cui ogni camera prende il nome da un vitigno.

La produzione vinicola è stata avviata di pari passo con la ristrutturazione della struttura nel 2015 ed oggi è nell’ordine di poche migliaia di bottiglie vendute principalmente ai clienti del relais o esportate. Alberto, titolare e rappresentante della nuova generazione, ci racconta che in realtà il nonno produceva già uva da Barbaresco e da un cru di Barolo a Novello dagli anni 70’, ma fino alla sua scomparsa pochi anni fa tutta la produzione è stata conferita alle cooperative locali e ad alcuni privati.

Gli ettari di proprietà sono 12 e sono condotti seguendo prassi biologiche, con pratica del sovescio e posizionamento tra le vigne di “hotel per insetti” e casette per gli uccelli. “ E’ una questione di rispetto dell’ambiente e anche del cliente – mi spiega Alberto – trattare mentre gli ospiti fanno tranquillamente colazione davanti alle vigne ci sembrava profondamente scorretto. E poi ci siamo impegnati molto sul fronte della biodiversità: li senti questi uccellini che cinguettano? Abbiamo fatto di tutto per riportarli, insieme anche agli insetti, perché vogliamo un ecosistema vivo.”

Le uve piantate sono solo due: il Nebbiolo, che fa la parte del leone, e la Barbera. Proprio di fronte alla cantina, che è di modeste dimensioni e si trova sotto la cascina, sorge, su di un dolce declivio, il vigneto Rocche Massalupo, il Cru di San Rocco Seno d’Elvio, unica frazione del comune di Alba afferente alla DOCG Barbaresco, che prende il nome da Publio Elvio Pertinace, console romano divenuto imperatore romano per pochi mesi nel 193 d.C.

Il processo produttivo è semplicissimo: fermentazione con lieviti selezionati, 15-20 giorni di macerazione, affinamento in botti grandi di Garbellotto. Potrebbero essere definiti vini “classici” se non fosse per un particolare che scombina la carte: tutta la linea affina in bottiglia per un tempo prolungato. Anche il Rosato da Nebbiolo, uno dei pochi convincenti che ho assaggiato, esce a due anni dalla vendemmia e la Barbera Superiore dopo tre. Barolo e Barbaresco neanche a dirlo: l’ultima annata in commercio è la 2015 e si può anche andare più indietro. In tempi in cui già il 2 gennaio trovi il Barbaresco del millesimo corrente in vendita in enoteca mi sembra uno sforzo non da poco che la dice lunga sulla volontà di fare sul serio.

La degustazione

Langhe Rosato 2018

Non sono un amante del Nebbiolo in rosa: penso che sia un vino fatto per moda, troppo tecnico nei migliori casi e assolutamente insulso nei peggiori. Questa versione, però, mi ha fatto ricredere in parte. Due anni e mezzo di bottiglia e la banalità aromatica della rosellina e della fragolina apolide lascia spazio a pesca gialla e zucchero a velo, confetto alla rosa, un tocco di spezie chiare. La dolcezza olfattiva è smentita da un sorso dritto e allo stesso tempo cremoso, con un bel ritorno sapido, quasi ferruginoso, e un cenno piccante a vivacizzare una chiusura non lunghissima, ma pulita e gradevole.

88/100

Langhe Arneis 2020

L’unico vino prodotto da uve acquistate. “ Lo facciamo per offrire un bianco ai nostri ospiti” mi spiega Alberto. E’ una versione semplice, ma non ordinaria, che parte tropicale e poi tira fuori ricordi sempre freschi e immediati di lemongrass e salvia. E’ facile e beverino, minerale al punto giusto, appena balsamico e tipicamente ammandorlato in chiusura.

87/100

Barbera d’ Alba Superiore 2017

Inconfondibilmente Barbera: prugna e mirtilli neri, un accenno di viola e un tocco di grafite a fare da cornice. Il sorso è morbido, ma con un cenno amarognolo di fondo che non disturba, tanto frutto maturo e un afflato alcolico abbastanza integrato che dà profondità alla chiusura. E’ una versione un po’ ruspante, ma a tavola può fare la sua sporca figura.

87/100

Langhe Nebbiolo 2015

Ci vuole coraggio per tenere il “piccolino” di casa da parte per sei anni. L’ostinazione viene ripagata da un bouquet da “petit Barbaresco” che sfodera aromi di tabacco e radici, liquirizia, poco frutto molto scuro. Il tannino è appena asciugante, ma la materia c’è, la parte fruttata leggermente affievolita dal tempo lascia il passo a ricordi boschivi e cioccolatosi e il finale su toni di legno arso evidenzia una profondità non da poco. Un bel vino “di compromesso”.

88/100

Barolo Cerviano-Merli 2015

Vigna nel comune di Novello, adiacente alla più M.G.A. Sottocastello. Il profumo è scuro ed austero: violetta e terriccio, ginepro, fruttini di rovo ed erbe aromatiche. In bocca è snello e soave come da canone per Novello, ma rimpolpato da un tannino appena rugoso che allenta la presa in una chiusura classica, ematica e vagamente speziata. Non un fuoriclasse, ma sicuramente un buon Barolo “tradizionale”.

89/100

Barbaresco Rocche Massalupo 2015

Più eleganza, ma anche più stratificazione rispetto al Barolo. C’è una traccia evolutiva di tabacco e cacao amaro, e poi more e liquirizia, ruggine, sottobosco. Il tannino è forzuto e dà profondità a un sorso completo, lungo nei rimandi che spaziano dalle erbe balsamiche al pot-pourri. L’annata piuttosto calda ha dato un po’ di ciccia e calore in più, ma questo vino riesce comunque a destreggiarsi in bocca con una certa disinvoltura.

91/100

Tenuta Barac

Frazione San Rocco Seno D’Elvio, 40

12051 Alba (CN)

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