L’ Abruzzo dei piccoli vignaioli: tre vini artigianali da scoprire

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Non solo Montepulciano: l’ Abruzzo è una fonte inesauribile di piccole chicche. Ecco tre vini straordinari di piccoli produttori semi-sconosciuti da un tour con il collega autoctono Franco Santini.

Podere San Biagio – Tressette col Morto Vino Rosato Frizzante 2022

Dreadlocks, outfit da cantante indie rock, agriturismo con orto e vigneti inerbiti vista Gran Sasso. Jacopo Fiore, titolare di Podere San Biagio a Controguerra, incarna perfettamente la figura del vigneron di nuova generazione che ha preso le redini dell’azienda dedicata alla produzione casalinga dei genitori e ha subito abbracciato la contro-rivoluzione naturale: quella che piace alle nuove generazioni e spaventa i produttori della vecchia scuola. “ Non avrei mai potuto seguire lo stile delle aziende storiche che puntano tutto sul blasone familiare: volevo che il mio progetto fosse il più distante possibile da quel modello li”.

Ma il suo è tutto fuorché un approccio di pancia: ha studiato chimica farmaceutica prima di cimentarsi nella produzione di vino e, per questo, riesce a perseguire l’ approccio non-interventista con raziocinio e lucidità. “ Capisco chi segue uno stile naturale estremo, rinunciando a tutto e rischiando di portare a casa vini difettati. Io, però, mi sono allontanato da quell’idea di vino naturale quasi subito”. Per il lavoro in campo prende spunto dall’agricoltura rigenerativa; in cantina, invece, opera da garagista puro, facendo forza più sulla conoscenza dei processi che sulla tecnica. I vini, per quanto “trendy”, riescono a convincere anche i non aficionados del genere indie-naturale.

Nel caso di questo rifermentato la pulizia è quasi clamorosa: é una meteora in una categoria potenzialmente molto interessante, ma martoriata da vini sporchissimi. Il vitigno di base è il Montepulciano, ma c’è anche una quota di mosto di Moscato che viene aggiunta per la seconda fermentazione e prende il sopravvento nella fase olfattiva, con accenni di fragola candonga e uva spina abbinata a una ventata speziata e a un che di floreale. Energico, spigliato, leggermente tannico e con accenti erbacei a rafforzare il senso di freschezza, è il vino perfetto per pane e salame o, visto che siamo in periodo pasquale, per una pizza al formaggio.

91/100

Speranza – Trebbiano Colli Pescaresi Cosi E’ 2022

Edoardo Speranza è un grande Trebbianista ancora sconosciuto ai più: non esagero se dico i suoi bianchi sono, soprattutto in evoluzione, tra i più longevi che si possano trovare, quasi “valentineggianti” nelle migliori annate.

Una verticale tenutasi in quel di Rosciano, paese del pescarese dove l’azienda Speranza ha sede, ce lo ha dimostrato: il Trebbiano 2009 e il Donna Luisa 2006, prodotti peraltro nei primi anni di vita dell’azienda, erano ancora straordinariamente reattivi e golosi – in bilico tra miele e sale. E il Trebbiano Passito 2009, nato per attecchimento spontaneo di muffa nobile, avrebbe messo in difficoltà parecchi Sauternes.

Cosi E’, invece, è il piccolo di casa: il nome evoca la filosofia schietta alla base e non vi starò ad elencare tutte le pratiche del protocollo non-intervista che segue, perché potete immaginarle. Fa soli 12 gradi, a rimarcare che la struttura palatale del vero Trebbiano abruzzese – che nulla a che fare con il più diffuso Toscana – è legata alla ricchezza glicerica e non all’alcol (sempre moderato, vista la curva di maturazione lenta).

Il vino tira fuori un mix classico di cera d’api, nespola, pietra focaia e limone candito, erbette e giusto un pizzico di zafferano che aumenterà d’intensità con l’evoluzione. Giovanissimo ma compiuto, ultra-sapido e allo stesso polposo di frutta estiva, suadente nel finale. Costa veramente poco – circa 10 euro online – e il mio suggerimento è di comprare più bottiglie e lasciarle da parte per un po’.

92/100

Donato di Tommaso – Pinot Nero Colline Pescaresi 2020

Che c’azzecca la varietà borgognona con l’ Abruzzo? Non lo so con esattezza, ma se, come tanti colleghi ed amici, fossi riuscito a fare un salto ai Grand Jours de Bourgogne, mi sarei portato dietro una bottiglia di questo vino nata per gioco, tanto per vedere come si comporta nel raffronto con i vini d’entrata dei mostri sacri.

Donato di Tommaso, già consulente di aziende di rilievo nel panorama abruzzese come quelle del “Gravner di Atri” Francesco Cirelli, ha avviato il progetto che porta il suo nome per passione e, anziché puntare tutto sul solito quartetto, ha provato a piantare Riesling, Sauvignon Blanc e Pinot Nero su di un fondovalle, non lontano dall’azienda del suo amico – e collega – Edoardo Speranza. ” E’ una zona con una clima abbastanza equilibrato – mi spiega –  l’unico vero problema è la siccità degli ultimi anni, ma si riesce a gestirla con i giusti portinnesti”. Nella sua gamma figurano un Riesling onesto, riconoscibile e sorprendentemente longevo, un Sauvignon garbato e, nelle annate meno fortunate, il Biancopazzo, ovvero un blend che, soprattutto in evoluzione, assomiglia più a un vino del Collio che a qualunque altra cosa prodotta in Abruzzo.

Ma la vera star è proprio il Pinot Nero: irresistibile nella sua semplicità, con profumi di chinotto, fragola e susina, forse un po’ più caldi di quelli di un Bourgogne rouge, ma straordinariamente eleganti per le nostri latitudini, con tracce di ginseng e incenso che vanno ad incorniciarli con la roteazione. Tutte le componenti sono al loro posto e il sorso scorre leggiadro tra frutto succoso, giusto piglio acido, tannini sottili e ampio retro-olfatto floreale. I numeri sono esigui e non credo sia facile trovarlo fuori regione. Ma se vi capita, non fatevelo scappare!

92/100

 

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