Il Chianti Classico alla prova del tempo: verticale di L’Aura di Querceto di Castellina

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Quanti vini che costano meno di 20 euro riescono ad evolvere bene per dieci anni o più? È la domanda che mi faccio ogni volta che mi ritrovo davanti ad una bottiglia di Gallo Nero invecchiato. La forza del Chianti Classico risiede non solo nella grande piacevolezza dei vini freschi d’annata, ma anche nella tenuta che gli stessi riescono ad avere del tempo: non ci sono eguali a livello globale in quella fascia di prezzo.

L’occasione per ribadirlo è stata la celebrazione del 25esimo anniversario dalla prima annata per Querceto di Castellina, azienda forse più conosciuta da chi frequenta il Chianti per turismo: con 9 appartamenti e 43 posti letto, l’agriturismo è una delle strutture ricettive più importanti della zona.

La produzione vinicola è storicamente legata all’attività di hospitality, con una larga quota venduta in loco o spedita direttamente ai clienti (in prevalenza stranieri). Peraltro, Mary Shea, co-titolare con il marito Jacopo, è di nazionalità americana, motivo per cui un’altra grossa fetta prende la via degli States.

La coppia non fa mistero del fatto che i vini per molti anni abbiano ricalcato i cosiddetti standard internazionali di gusto: ricchi, potenti, concentrati, con la firma della winemaker autoctona Gioia Cresti, consorte dell’ancor più famoso Carlo Ferrini. Questo stile non è stato mai rinnegato – soprattutto per quanto riguarda i Supertuscans – ma negli ultimi anni si è vista un’ evoluzione. “ Non è tanto una questione di mercato quanto di cambiamento del gusto personale” ci ha spiegato Jacopo.

L’ Aura, il Chianti Classico d’ingresso, è il vino che abbiamo avuto modo di sondare in tutte le sue sfumature: qualche collega l’ha già descritto come un Chianti Classico “di Castellina che guarda Radda”.

Per un non addetto al settore, certe sottigliezze non sono per niente facili da comprendere, ma dando un’occhiata al paesaggio che circonda l’agriturismo, s’intuisce subito la differenza: la zona di Radda è aldilà del colle e le vigne si trovano in un vallone stretto e abbastanza ripido, battute dal vento e circondate dal bosco, su terreni prevalentemente sassosi e ad un’altitudine che sfiora i 510 metri.

Di conseguenza, il vino è meno solare di altri prodotti a Castellina, più mordente e più affine ai canoni dell’U.G.A. di Radda, che, negli ultimi anni, ha sfoderato il numero più consistente di vini eccezionali in tutta la denominazione.

Anche nel periodo in cui si ricercava più ricchezza e più potenza, L’Aura manteneva acidità importanti, ed è per questo che le prime annate sono invecchiate discretamente (con una sola eccezione). Ma quelle dopo il 2015 raccontano un’altra storia e la 2021 segna un ulteriore cambio di marcia.

La verticale di Querceto di Castellina:

1998

Prima vino messo in commercio, da un millesimo non particolarmente quotato. Dispensa aromi autunnali di tabacco, scatola da sigari, humus e conserva di pomodoro. Segue la stessa traccia al palato: l’acidità è ancora viva, ma il frutto è sopraffatto dalle note terrose. Il finale è coerente sulle stesse sensazioni.

87/100

1999

Molto diverso rispetto al precedente: l’annata ‘99 in Toscana è stata molto buona e, in effetti, il vino ha parecchia energia in più. Legno arso ed erbe essiccate anticipano frutti neri incorniciati da un refolo fungino. Notevole per grinta, con acidità ben profilata e tannini ancora ruggenti, un accenno di volatile in chiusura non lo sciupa, anzi rinfresca ulteriormente la progressione. Veramente un bel bere!

92/100

2004

Qui si entra nell’epoca più “esterofila”: il frutto vira sulla confettura di frutti di bosco, corredato da felce, cacao in polvere e un’idea speziata. Mantiene le promesse al sorso, con un’espansione sul frutto ricco e suadente, salvo poi rivelare discreto piglio acido e freschezza anche vegetale che ravviva la chiusura. Molto docile e accondiscendente per essere figlio di queste valli, ma ancora giovanile.

91/100

2006

Purtroppo c’è stato qualche problema nell’evoluzione: forse il lotto dei tappi non era dei migliori. Le note ossidative prendono la scena da subito. In bocca l’ acidità è ancora pimpante, ma toni di pellame e maraschino prevalgono sul resto, fiaccando la progressione.

83/100

2015

Scuro, ritroso, con accenti animali e ferrosi in crescendo. Rimane sulle sue anche al palato, con tannino arrembante e acidità tonica, ma leggermente scomposta. Lo stacco è deciso quanto a gestione di legno ed estrazione, ma è un po’ criptico in questa fase. Potrebbe riservare sorprese a lunga gittata.

88+/100

2018

Subito più chiaro: lampone, ribes, viola e la traccia vegetale tipica dell’annata che sfuma su anice ed erbe officinali. Tonico e scattante, verde e silvano senza essere troppo ostico, scorre dritto fino alla chiusura lineare su ribes e arancia amara. Il migliore fino a questo momento.

91/100

2019

Più scuro del ‘18: nocciola, giuggiola, ferro e cuoio. Ha più polpa, ma l’acidità è sempre in lizza; traina la progressione fino al finale boschivo ed ematico. La materia del millesimo fortunato si fa sentire, anche se la ‘18 è più espressiva e sfiziosa in questa fase.

90/100

2020

Di nuovo un profilo chiaro: ribes rosso e ciliegia croccante, alloro e timo. Energico e scattante, con tannino vivace a condurre i giochi, appare un po’ più diluito a centro bocca rispetto ai precedenti e meno persistente, ma la cifra stilistica è quella giusta e la piacevolezza a medio raggio è garantita.

89/100

2021

Una volta pensavo che le verticali in cui l’annata più vecchia vince sulle altre fossero le migliori; poi ho capito che rimanere particolarmente soddisfatti dal vino più recente è sempre positivo. E, in effetti, questo ‘21 giustifica da solo la verticale e rappresenta il compimento di un percorso. Più delicato già dal colore, svela un profilo di freschezza micidiale, con mirtillo rosso, arancia sanguinella, tratti balsamici e floreali da manuale. Snello, incentrato su ribes e lampone croccante, con tannini graffianti al punto giusto e acidità sferzante, ha tutti i connotati dei Chianti Classico d’altura e anche un filo d’immediatezza in più. Buonissimo adesso e per almeno quindici anni.

92/100

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