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Giancarlo Ceci: vini biodinamici nella Puglia di Federico II

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Su a Castel del Monte, ad ammirare la corona di pietra che lo Stupor Mundi eresse per ricordare ai pugliesi il suo dominio, e poi giù a visitare un’altra struttura a forma di castello: la Masseria Sant’Agostino di Giancarlo Ceci

La tenuta è tra le più belle che mi sia capitato di visitare nell’ultimo paio d’anni. Varcata la cancellata sulla Via Spinazzola Vecchia, ci si ritrova ad attraversare prima un parco di uliveti secolari, poi un orto ed un bosco in cui pascolano liberamente le vacche, fino a raggiungere la cantina, il frantoio e la masseria, che guardano proprio la collina su cui si erge il maniero federiciano.

Campagna olivicola e agricoltura biodinamica, intervista a Giancarlo Ceci
GIANCARLO CECI

La masseria l’hanno fondata i frati agostiniani nel 1532 ed è stata acquistata da Consalvo Ceci, antenato di Giancarlo, ai primi dell’Ottocento. La tenuta circostante si estende su ben 283 ettari, di cui una trentina a vigneto, e produce, oltre al vino, olio E.V.O., conserve e ortaggi invernali, tutti rigorosamente biologici. Il più grande merito di Giancarlo è proprio l’ aver cominciato a cambiare regime agricolo in un periodo in cui di sostenibilità si parlava poco. Sul finire degli anni 80’, dopo aver concluso gli studi in agraria a Bologna, è tornato a casa, ha preso di petto il padre Felice, e l’ha convinto a convertire tutto al biologico. Dal 2011 una parte della gamma produttiva si fregia anche della certificazione demeter, che è arrivata dopo un’altra conversione: quella alla biodinamica. Mi viene anche spiegato che il letame per il preparato 500 viene prodotto in proprio. Ecco spiegata la presenza di podoliche che gironzolano intorno al bosco. 

Causa norme Covid, non posso visitare la cantina, ma posso scorrazzare per la vigna, dove vedo che il Nero di Troia, uva cardine della produzione vinicola aziendale, deve ancora completare l’invaiatura (e siamo al 24 d’agosto!). “Questa è la prerogativa del Nero di Troia – mi spiega Federica, responsabile marketing e hospitality – è un’uva tardiva, ricca di tannini, e in questa zona ventilata, a 250 metri sul mare, nella pre-Murgia, non viene vendemmiata prima di fine settembre”. La raccolta. però, è cominciata a metà agosto con lo Chardonnay,  che negli anni 90’ è stato piantato in tutta la zona a discapito dei tradizionali Fiano, Bombino Bianco e Pampanuto. In quel periodo si pensava che gli internazionali fossero il futuro “dell’altra Puglia”. Oggi, invece, si registra un’inversione di marcia e anche in questo caso Giancarlo è in prima linea: il Pampanuto lo utilizza per un Metodo Charmat e presto rilascerà un Metodo Classico da Bombino Bianco che affiancherà la versione ferma.

Gli assaggi

Bombino Bianco Panascio 2019

Rara versione in purezza di una varietà spesso tacciata di scarsa personalità. Ha un colore pallido, verdolino ed esprime aromi ugualmente diafani di lime, pesca noce, biancospino ed erbe aromatiche. In bocca scorre fluido, nerboruto, sostenuto da una discreta polpa fruttata, ma sottile e ammandorlato in chiusura. Da aperitivo o da insalata di mare.

86/100

Castel del Monte Chardonnay Pozzo Sorgente 2018

Rimango un po’ perplesso: più che a Castel del Monte, il mix di aromi tropicali e vegetali mi fa pensare al Nuovo Mondo. Il sorso è ugualmente segnato da una vena vegetale che lo rinfresca e smorza i tipici rimandi mielati e burrosi. Dalla sua ha una certa facilità di beva, ma è un po’ troppo allineato con la “massa” degli Chardonnay italiani.

86/100

Castel del Monte Rosato Almagia 2019

Rosato da Nero di Troia senza solfiti aggiunti. Profuma di lamponi, peonia ed erbe aromatiche, con una traccia di sottobosco sul fondo che rimarca la mancata solfitazione. Il gusto è carico di frutto rosso, sapido al punto giusto e marcato da un lieve ritorno ossidativo in chiusura. Non male, ma la nota ossidativa potrebbe diventare più invadente con il trasporto.

87/100

Castel del Monte Nero di Troia Parco Marano 2016.  “ Tradizionalmente il Nero di Troia non viene vinificato in purezza – spiega Federica – in questa zona lo si assembla quasi sempre con il Montepulciano”. Eppure mi pare che da solo sta molto meglio che accompagnato. Lo dimostra questa versione passata 14 mesi in barrique che esprime sensazioni ammiccanti di liquirizia e mora, carruba, cacao, china ed erbe aromatiche. La gustativa è calda ed equilibrata, supportata da un tannino impeccabile e speziata e tostata nella chiusura di ottima lunghezza. Ben fatto!

90/100

Castel del Monte Nero di Troia Riserva Felice Ceci 2012. La prima bottiglia assaggiata non è in condizioni perfette. La seconda, invece, sprigiona un mix accattivante di lavanda, liquirizia, viola appassita, amarena, chiodo di garofano e un’idea di terra bagnata. Il sorso è tonico e grintoso: il tannino è fine e ben amalgamato e la spinta sapida bilancia i ricchi ritorni fruttati. E’ meno morbido e allo stesso tempo più profondo del Parco Marano.

91/100

Moscato di Trani Dolce Naturale Donna Rosalia 2018. Delle quattro versioni di Moscato di Trani assaggiate nel mio tour pugliese, è il più giovane e delicato. Il colore è un dorato tenue e il naso evoca sensazioni poco dolci di zeste di limoni e zenzero candito, erbe aromatiche e iodio. Il sorso è leggero, più speziato e salino che zuccherino, non troppo complesso, ma molto scorrevole. Da abbinare con le intorchiate pugliesi.

89/100

Agrinatura di Giancarlo Ceci

Contrada Sant’ Agostino

 76123 Andria (BT)

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IL VINO DEL GIORNO: Amarone della Valpolicella Classico Ravazzol 2013 di Ca’ La Bionda

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