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Fletcher Wines: l’australiano che ha trasformato la stazione di Barbaresco in una cantina

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Ai piedi del Rabaja, Cru leggendario del Barbaresco, c’è un’azienda anomala, diversa da tutte le altre che si possono visitare in Langa e forse in Italia. È ospitata all’interno della vecchia stazione, e di una stazione ha tutte la caratteristiche, compreso il binario che la costeggia e scompare tra le vigne. Ci entro dentro e mi ritrovo immerso in uno spazio che sembra la location di un video musicale: chitarre elettriche sparse in giro, musica in sottofondo, un bancone da pub e una mensola piena di bottiglie di whisky.

Tutto pare tranne che una cantina langarola: la scambierei più facilmente per per la dependance di un birrificio artigianale anglosassone. E in effetti il proprietario di questo strambo spazio è un cittadino del Commonwealth: David Fletcher, enologo per professione e garagista per passione.

Un incontro avvenuto per caso

Guardando il Cru dall’alto del balcone di un’azienda sulla cima, ho intravisto uno strano edificio giallino a fondovalle. Ho chiesto cosa fosse e mi è stato detto: “è la vecchia stazione ferroviaria. Un australiano l’ha trasformata in una cantina”. Finita quella visita, sono sceso giù, ho suonato al cancello e ta-dan: primo tour in Langa senza appuntamento, una rarità se si considerano anche i tempi che corrono!

David, maglietta bianca, cappellino da baseball e stivali da caccia al canguro, mi dice che è venuto da Adelaide per lavorare da Ceretto, colosso del territorio, una decina di anni fa, e in Langa si è trovato così bene da decidere di rimanerci per sempre. Sei anni or sono ha avuto, in un momento in cui cercava un posto dove vinificare qualcosa in proprio, la possibilità di rilevare la vecchia, derelitta stazione di Barbaresco, oramai dismessa da anni e ha deciso di coglierla al balzo nonostante le condizioni impietose in cui versava lo stabile. “ Mi ci è voluto tantissimo tempo per ristrutturarla tutta – mi spiega, alternando italiano e inglese – adesso sto rifacendo il secondo piano. Spero di trasferirmi a vivere qui appena possibile.”

C’era un pezzo di terra al fianco della struttura – proprio quello che fiancheggia il binario arrugginito – e c’ha piantato dello Chardonnay. Poi ha trovato viticoltori fidati dai quali acquista partite di Nebbiolo e Barbera dei Cru Starderi, Roncaglie e Montestefano. Attualmente David vinifica le uve provenienti da due ettari e mezzo di vigna, di cui solo mezzo di proprietà. La fermentazione avviene nella saletta accanto all’ingresso; al piano seminterrato, invece, si trovano le botti dove affinano tutti i vini. “ Sono costretto ad utilizzare le barrique per una questione di quantità. In tanti, quando lo scoprono, si preoccupano, perché la botte piccola non va più moda. Ma per evitare di coprire gli aromi più fini del Nebbiolo, e in particolare la parte floreale, utilizzo solo botti già usate che compro direttamente da Ceretto. L’unico vino che affino in legno nuovo é lo Chardonnay.”

Pied de cuve: cos’è e a cosa serve

Il protocollo produttivo è da garagista vero: vinificazione in acciaio inox attivata con pied de cuve, macerazioni prolungate, solforosa al minimo e nessuna filtrazione. “ Da Ceretto ho avuto modo di studiare molto bene il pied de cuve e alla fine l’ho preferito alla fermentazione spontanea, perché in Langa il rischio di contaminazione da brettanomyces durante la vinificazione è abbastanza alto. Mi è capitato negli anni di buttare qualche partita deviata.” Il Pied de Cuve consiste nella vendemmia anticipata di una piccola porzione di uve dai propri vigneti, che vengono pigiate, diraspate e lasciate fermentare in un piccolo tino. In questo modo si crea uno “starter di fermentazione” che poi andrà mescolato nel resto del mosto. L’obiettivo è controllare il processo, ed evitare derive che portino allo sviluppo delle famose “puzzette”, senza, però, ricorrere alla famigerata inoculazione di ceppi di lieviti selezionati.


Dopo il breve giro in bottaia ci trasferiamo in quella che dovrebbe essere la saletta degustazioni, ma in realtà mantiene ancora le sembianze del vecchio bar della stazione, con il bancone da pub dublinese a creare uno strano effetto visivo. Di fronte, il binario, la vigna, e, più in là, la sacra collina che ospita Asili e Rabajá, i due vigneti più importanti del Barbaresco. David la indica e dice: “ All’inizio cercavo d’ispirarmi a Roagna, Giacosa, e tutti i grandi produttori che hanno i vigneti li sopra. Poi mi sono reso conto che non aveva senso: ognuno deve fare il suo vino.” Gli domando come faccia a lavorare simultaneamente per Ceretto e per sé stesso. Mi risponde: “ Fino all’anno scorso, non mi sono preso nemmeno un giorno di riposo, e in questo modo ho accumulato tantissime ferie. Oggi le sto usando per dedicare tre giorni a settimana a quest’azienda, ma, a dirla tutta, se mi guardo indietro, non riesco a capire come abbia fatto per tutti questi anni a gestire le due cose insieme. Anche con più tempo a disposizione, faccio fatica a far tutto quello che devo fare”.


I vini

Langhe Chardonnay C19

Etichetta da Barossa Valley, profilo da Borgogna. E’ difficile trovare in Langa un altro Chardonnay così preciso, così composto. Il naso fa forza su sensazione intense, avvenenti di albicocca e caramello salato, fiori gialli, un tocco di pietra focaia. Il sorso è ricco, avvolgente, ma non stancante. La classica vaniglia da legno va a braccetto con splendidi ritorni sapidi, quasi salati.

Prezzo: circa 30 euro

91/100

Arcato 2019

Arneis macerato sulle bucce con un piccolo saldo di Moscato Bianco. E’ un vino spiazzante, inusitato per la zona: combina il classico frutto dell’ Arneis – pera, pesca – con un tratti di pepe bianco e buccia d’arancia da Orange del Carso. E’ grasso e allo stesso tempo sapido. Sul finale appare un guizzo di tannino da macerazione che lo rende vivace, sfizioso, estremamente ammiccante.

Prezzo: circa 25 euro

88/100

Barbera d’ Alba 2016

Succosa, immediata, inequivocabilmente Barbera, con un frutto quasi sciroppato – composta di more, vino e visciole – e una traccia di menta e fiori appassiti a fare da contorno. E’ vinificata con un 50% di raspi e lo si evince dalla leggera astringenza di fondo, che bilancia la parte fruttata ricca, golosa e accarezza il finale dinamico, rinfrescante su toni d’agrume rosso.

Prezzo: circa 25 euro

89/100

Barbaresco Recta Pete 2018

Assemblaggio da Roncaglie, Starderi e Montestefano. Per intenderci, il primo dei tre è il cru dal quale Gaja produce i suoi “Sorì”. Recta Pete ha un frutto insolito per il Barbaresco, dolce, maturo – più visciola che ribes – ma anche il giusto piglio tannico, la parte minerale che piace agli amanti della tipologia e l’acidità sferzante che s’addice a un Nebbiolo di razza. E’ un prodotto sui generis che, però, convince per dinamismo e piacevolezza.

Prezzo: circa 50 euro

90/100

Barbaresco Starderi 2018

Solo 500 bottiglie, peraltro tutte esaurite. La cifra stilistica è la stessa del precedente, ma qui c’è più terra, più tabacco e meno frutto. Il sorso è più austero, più incisivo nella parte tannica, ma sempre ricco, avvolgente, appena sfiorato da una traccia del legno in via d’integrazione. E’ un Barbaresco bizzarro, di particolare immediatezza, caratterizzato da uno stile leggermente “ruffiano” che lo rende appetibile anche per i neofiti… ammesso che riescano a trovarlo!

Prezzo: N.D.

91/100

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