Anche a Bolgheri si produce un Sangiovese da provare: ecco qual è

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Torno a scrivere su queste pagine dopo un periodo di stop per impegni inderogabili. E lo faccio partendo da un territorio di cui non ho quasi mai trattato , ovvero Bolgheri. Una zona che non ho ignorato perché ho qualcosa contro i vini che produce, ma perché non c’è stata mai occasione di approfondirne la conoscenza. È come se il non comunicare – tranne che con qualche cena all’ombra dei cipressi – sia insito nel DNA di un territorio che ha sempre puntato sull’esclusività, diventando il punto di approdo prediletto di investitori con disponibilità economiche stellari.

Ma il produttore che ho visitato di recente è un outsider nel contesto bolgherese: mi riferisco a Giacomo Satta, figlio del pioniere Michele, tra i fondatori del consorzio, come ricorda una foto in compagnia degli aristocratici che hanno “inventato” questo luogo che campeggia sulla parete di fondo della sala degustazione aziendale. Uno che ha ereditato un’azienda già avviata e l’ha rivoluzionata completamente, sfruttando una conoscenza e una passione smodata per i vini tutto il mondo – non solo Bordeaux – per produrre etichette molto diverse da quelle dei confinanti già per concezione in vigna.

Ai soliti Cabernet e Merlot, Giacomo preferisce Syrah e Sangiovese, contravvenendo al dogma secondo il quale quest’ultimo vitigno non funzionerebbe vicino alla costa. “ in realtà se a Bolgheri non si è scelto di puntare sul Sangiovese non è per mancanza di vocazione – spiega Satta – piuttosto è una questione di spirito iconoclasta: per distinguersi, era più facile partire da uve diverse”.

Un principio che sembra trovare conferma negli assaggi: il suo Cavaliere 2021 è un vino che che può competere con molto Sangiovese della Toscana interna. La fermentazione avviene con una quota di grappoli interi, che sicuramente va a rafforzare la freschezza e la succosità del sorso ma senza sfociare nell’effetto “caramella alla frutta e verde da raspo” che caratterizza i vini più stereotipati prodotti con questa tecnica. C’è anche un tratto animale che dà spessore al naso, ma è soprattutto la grana del tannino a fare la differenza: non è polveroso come nei vini da vigne su alberese e galestro, ma riesce a dare grinta e spessore al sorso, bilanciando un frutto decisamente costiero-mediterraneo. Per quanto immediato, dà anche l’impressione di essere abbastanza integro sul fronte aromatico per evolvere senza cedimenti per almeno 8-10 anni.

Gli altri vini di Satta

Il Sangiovese è affiancato al Syrah Bolgheri Superiore Marianova, vino di punto che a scaffale che arriva intorno ai 180 euro: forse meno immediato del Cavaliere, ma sempre originale. Poi c’è una chicca ancora non in commercio: un Grenache con un’etichetta bellissima e un nome ufficioso altrettanto suggestivo, Notte Marina. Un’altra espressione 2.0 di Bolgheri, giocata sulla souplesse e su di una mediterraneità sottile, con la leggerezza tipica del vitigno quando è ben interpretato e un finale speziato che invita al riassaggio.

Punteggi:

Cavaliere 2021 – 94/100

Bolgheri Superiore Marianova 2021 – 93/100

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