In questo caso il lancio di un nuovo vino è un modo di celebrare la carriera di un personaggio indissolubilmente legato all’agricoltura biodinamica, che ha contribuito al successo di una marea di aziende di punta in questo momento, promuovendo un approccio olistico in campo e una gestione illuminata delle risorse umane.
Parlo di Adriano Zago, agronomo-enologo controcorrente, nonché deus ex machina del master di alta formazione Cambium, che conta nel suo “roster” di consulenze attuali o passate nomi come Avignonesi, Castello dei Rampolla, Foradori, Monte dall’Ora, Le Boncie, Terre a Mano, Enrico Rivetto.

Il suo nuovo vino, Podere Mastrilli, proviene dalle vigne davanti casa in quel dell’Impruneta, precisamente a Monte Oriolo, che è un colle a 250 metri che offre una vista a tutto campo dalle Alpi Apuane al Pratomagno. Poteva fare dire di tutto in questo appezzamento di 7000 metri quadri e, invece, ha scelto di tornare alle radici della viticoltura toscana, co-piantando le sette uve presenti in ogni vigneto di contadino, ovvero Sangiovese, Trebbiano, Malvasia del Chianti, Canaiolo, Colorino, Mammolo e Ciliegiolo. “ Quello di Podere Mastrilli, che prende il nome dal modo in cui mio nonno voleva chiamarmi alla nascita, sarà un vino semaforo – ci spiega – nella prima annata è venuto fuori un rosato, nelle prossime potrebbe essere un rosso”. L’idea di base è promuovere un concetto diverso di viticoltura in sinergia con gli alberi che sono stati piantati intorno alla parcella: non proprio un ritorno alla vite maritata, ma di certo un passo indietro – e avanti – per riscoprire l’importanza della biodiversità dopo decenni di dominio della monocoltura.
La biodinamica è il fondamento di tutto e i risultati sembrano evidenti dalle viti in fioritura, che in questa giornata di fine maggio hanno un profumo quasi stordente. “ Non so esattamente perché, ma nelle vigne convenzionali questo odore è molto meno forte” dice Zago.
L’altra componente essenziale è l’ombra: “ cerco di avere sempre una parte di vigna protetta dall’ombra degli alberi”. Tutto questo per ottenere una maturazione più equilibrata in un momento in cui le temperature non fanno altro che crescere di anno in anno.

Il vino
Ma veniamo al vino. Podere Mastrilli 2024 è un rosato quasi metamorfico: servito sia in magnum che in bottiglia classica, la differenza sta più che altro nel profumo. Se la versione “ normale” mostra una certa ricchezza al naso – con una parte dolce che rasenta i frutti rossi in gelatina e il pomodorino confit – quella nella bottiglia più grande mostra meno maturità e più freschezza citrina. Il sorso, in entrambe i casi, è caratterizzato da acidità sferzante, probabilmente rafforzata dai differenti gradi di maturazione delle uve raccolte tutte insieme. Sembra un vino beverino e disimpegnato, ma nell’abbinamento con la cucina vegetale di Damiano Donati, resident chef di Fattoria Sardi, dimostra sostanza e spessore tutto meno che scontati. “ È stato pensato anche per invecchiare bene” sostiene Zago.

Gli altri vini di Adriano Zago
Ma un momento come questo è utile anche per ripercorrere la carriera del personaggio, assaggiando alcune bottiglie di amici – per esempio il Fuoripista 2020 di Elisabetta Foradori e il Barolo Briccolina 2019 di Enrico Rivetto, entrambe presenti al lancio – ma anche alcune vecchie bottiglie dalla sua cantina personale. Tra tutte, a far sobbalzare dalla sedia è il Sammarco 2003 di Castello dei Rampolla, assemblaggio di Sangiovese e Cabernet Sauvignon dell’azienda di Panzano che ha fatto da ponte tra il mondo patinato dei Supertuscans e la galassia indie, avvicinandosi alla biodinamica negli ultimi anni del sodalizio con il grande Giacomo Tachis. Un vino da annata bollente che dopo ventidue anni mostra un’integrità sbalordente, con un frutto scuro e dolcissimo che dà grande vitalità, abbinato a tannini ancora vispi, ritorni di eucalipto e sottobosco che lo rendono infinito in retro-olfatto. Un fuoriclasse ancora in forma smagliante, da riprovare magari al decimo anniversario di Podere Mastrilli!
Punteggi:
Podere Mastrilli – Igt Toscana 2024 – 91/100
Castello dei Rampolla – Sammarco 2003 – 96/100








