Nobile di Montepulciano: i migliori vini delle annate 2020, 2019 e 2018

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Un vino di compromesso: più gentile e immediato di un Chianti Classico; più fine e slanciato del Brunello. E’ il Nobile di Montepulciano nel migliore dei mondi possibili: un alfiere storico della Toscana che, oggi, dopo anni di confusione e tentennamenti, comincia ad imboccare finalmente la strada giusta.

Siamo alla seconda partecipazione all’Anteprima del Nobile e quest’anno, più che nell’edizione passata, abbiamo trovato un panorama in fermento, con i produttori che, in attesa della rivoluzione storica delle Pievi, cercano di aggiustare il tiro e di produrre vini più al passo con i tempi. Purtroppo la burocrazia italiana è sempre imprevedibile e, per questo, devo ritrattare su quanto annunciato l’anno scorso: l’inizio della nuova epoca delle Pievi era fissato per il 2024, ma la data dell’approvazione finale dal MIPAAF è ancora incerta ed è probabile che, come nel caso delle U.G.A. chiantigiane, ci possa essere qualche ritardo che porterà a un ulteriore slittamento.

LEGGI L’ ARTICOLO SUL NOBILE DI MONTEPULCIANO E LE PIEVI (2022)

In ogni caso, Pievi o non Pievi, la qualità del Nobile cresce di pari passo con la progressiva scomparsa dei vinoni fuori dal coro che hanno reso il Nobile meno inquadrabile di Gallo Nero e Brunello fino a questo momento. Il primo punto fondamentale per rafforzare l’identità del vino è aumentare la percentuale di Prugnolo Gentile: purtroppo il disciplinare consente il 30% di vitigni diversi dal clone locale di Sangiovese, in larga parte internazionali, ma tutti i vini più rappresentativi riducono la quota al 10% (e qualcuno è in purezza!). L’ottima notizia è che nelle Pievi la percentuale minima salirà all’85%, ma, ripeto, se si scegliesse la via della “quasi” purezza, mantenendo solo un 5-10% di tolleranza, sarebbe anche meglio!

Gli altri due elementi fondamentali sono il miglioramento nell’uso dei legni e nell’ estrazione: in troppi, negli anni passati, hanno cercato di conciare la materia naturalmente delicata di questa zona, arricchendola in ogni maniera possibile. Una strategia commercialmente efficace nel breve raggio, ma controproducente a lunga gittata, dalla quale – per fortuna – sono tornati indietro in molti.

La differenza, onestamente, la si nota ancor prima di assaggiare i vini. Di colore si parla sempre poco, ma in questo caso la rivoluzione è anche cromatica: se in passato in una batteria di Nobile si poteva trovare più di qualche vino pressappoco irriconoscibile come Sangiovese per fittezza del manto, oggi l’incidenza di vini inverosimilmente pigmentati – perché molto lavorati nella direzione del “gusto internazionale” – è decisamente ridotta. Il Nobile, per sua natura, ha un colore tendenzialmente più violaceo di Chianti Classico e Brunello, ma le versioni più centrate mantengono sempre una certa trasparenza.

LE ULTIME ANNATE

I Nobile di Montepulciano 2020 sono figli di un millesimo complicato per condizioni lavorative oltre che climatiche. Non hanno la stoffa della ‘19, ma piacciono per equilibrio e immediatezza, frutto sempre generoso che fa da contraltare a tannini ben assestati. Non tutti sono adatti ai lunghi invecchiamenti, ma nell’arco di cinque – otto anni regaleranno belle soddisfazioni.

Andando indietro alla Riserva 2019, si nota l’oramai conclamata qualità superiore del millesimo, anche se, ad essere onesti, la tipologia Riserva – A Montepulciano come a Montalcino e perfino in Langa – è sempre difficile da comprendere, perché alcune aziende, protraendo l’affinamento in legno, non fanno altro che fiaccare il frutto e aggiungere ricchezza tostata che non sempre giova al vino. Sicuramente tra le riserve si annoverano alcuni dei migliori vini della denominazione, ma la domanda che sorge spontanea è: ha davvero senso produrre una Riserva a tutti i costi? Non è meglio, in alcuni casi, uscire con una semplice Selezione?

Poi c’è il discorso relativo alle annate precedenti, tra le quali si alternano vini eccezionali e altri che, invece, si rifanno allo stile di cui sopra o appaiono semplicemente un po’ stanchi. Anche qui, il panorama si farà più interessante negli anni a venire, ma è ancora un po’ confuso.

I MIGLIORI NOBILE DI MONTEPULCIANO 2020

Poliziano

Partiamo da una delle aziende storiche del territorio, che omaggia con il suo nome il grande umanista nel borgo. Il vino ha un profilo sobrio e abbastanza classico, giocato su toni boschivi e di drupe, accenni di violetta e liquirizia. Piace per equilibrio tra frutto abbondante, legno che accarezza senza invadere la carreggiata, tannino di media fittezza che scandisce il finale succoso e garbato.

91/100

Fattoria della Talosa – Alboreto

Altra azienda storica, con sede – splendida peraltro – a due passi dalla Piazza Grande. Qui il profilo è un po’ più timido : sospeso tra humus e cacao, mora, melagrana e qualche traccia tostata derivante dal rovere. E’ molto più definito in bocca, dove la spinta acida dà dinamismo e scorrevolezza, insieme a tannini ben estratti che allentano la presa nel finale di buona persistenza. Compiuto.

91/100

La Braccesca

Lo stile “Antinori” si fa sentire e ci dà in vino di particolare immediatezza; ma è anche fine questo ventaglio che spazia dalla melagrana alla bacca di ginepro, con accenni floreali e di erbe aromatiche. In bocca è gentile e compassato, dotato di trama tannica di puro velluto che s’intreccia con il frutto scuro e maturo. Scorre agile e posato fino alla chiusura di buona distensione, con ritorno agrumato che chiama il sorso seguente.

91/100

Tiberini – Le Caggiole                                                                                                                                        

Accenti ematici e di spezie scure che disegnano un profilo da Sangiovese duro e puro; poi mora e bacche nere, qualche spunto terragno. E’ longilineo, slanciato, sanguigno e verticale, ancora tutto in divenire, ma con dinamica centrata e accattivante. Per la cronaca, il nome “Caggiole” è quello di una delle Pievi potenzialmente più promettenti.

92/100

Boscarelli

Anche questo ematico e animale come piace a noi. Slanciato, succoso, con tannino mordente e verve agrumata di fondo, finale salino e salivante che suggerisce di lasciarlo riposare in cantina per almeno un paio d’anni. Una certezza!

92+/100

Il Molinaccio – La Spinosa

Profumatissimo, giocato sul frutto grazioso e succoso, incorniciato da rimandi balsamici e terrestri. Impianto gustativo solido e allo stesso fine, sempre con questo frutto di straordinaria purezza, verve ematica di fondo che dà tridimensionalità, tannino preciso e finale arioso tra refoli balsamici e floreali. E’ il Nobile che vogliamo!

93/100

Bindella – I Quadri

Una delle migliori selezioni di Nobile in più o meno tutte le annate: anche quest’anno sfoggia un profilo aristocratico, con toni di macchia mediterranea e chinotto, lamponi e rose. Il sorso non è da meno: dinamico e croccante, arioso e ben equilibrato, con finale “sucrè” – ovvero succoso di frutto, ma senza dolcezza – di notevole persistenza.

95/100

I MIGLIORI NOBILE DI MONTEPULCIANO – ANNATE PRECEDENTI

Le Berne – Riserva 2019

Cacao e humus cedono il passo a creme de cassis e mela rossa, refoli balsamici che danno raffinatezza. Il sorso è ampio, rassicurante, ma ben calibrato dalla giusta freschezza citrina, abbinata a tannini ben integrati e una verve minerale-ematica che dà profondità alla chiusura. Completo e adatto anche agli invecchiamenti.

92/100

Manvi – Ojas Riserva 2019

Un’altra Riserva fatta come si deve, questa prodotta da una realtà emergente di proprietà indiana. Ha uno stile più moderno, ma sempre sobrio e senza stravaganze, con profumi di fruttini neri, liquirizia, anice e giusto un cenno di tostatura da rovere. La bocca è di medio peso, lineare e suadente, con equilibrio impeccabile tra frutto, legno e tannino, e scia balsamica che rinfresca la chiusura.

92/100

Contucci – Mulinvecchio 2018

I vini di Andrea Contucci, produttore storico con cantina che affaccia su Piazza Grande, sono sempre fuori dal coro: più giocati sulla complessità terziaria e terragna che sul frutto, ma con personalità da vendere a pacchi.  Il Mulinvecchio ‘18 ricalca questo stile con profumi eterei e di pot-pourri, salvo poi rivelare integrità e dinamismo al sorso, trainato da acidità sferzante e tannino scalpitante che conducono ai giochi fino alla chiosa lunga e variegata.

93/100

La Ciarliana – Vigna Scianello 2018

Non so se il nome “’Scianello” abbia qualcosa a che fare con la Pieve Ascianello, tra le più promettenti a giudicare dalle degustazioni di campioni di botte. Sta di fatto che questo Cru sfoggia un profilo da fuoriclasse, con profumi impetuosi di creme de cassis e terra bagnata, erbe officinali e fiori rossi in crescendo. Entra boschivo, con qualche accenno di maturità, per poi sfoderare freschezza d’ arancia rossa e di mirtilli croccanti, tannini grintosi che vanno a ravvivare il finale di bell’ampiezza. Splendido compromesso tra slancio e maturità.

93/100

Boscarelli – Il Nocio 2017

Assaggiato alla cena di gala, conquista subito con un naso selvatico e sottilmente ematico, amplificato da qualche garbato cenno terziario, in una declinazione matura-non matura che ricorda vecchie glorie del calibro di Poggio di Sotto. La bocca è ancora giovanissima: tutta all’insegna dell’acidità sferzante e dei tannini ruggenti, con finale in chiaroscuro tra frutto e bosco. Magnifico!

95/100

Dei – Bossona Riserva 2018

Un’ azienda che negli ultimi anni mi ha colpito a più riprese:forna Nobile potenti, concentrati, ma senza forzature di alcuna sorta. Il Bossona 2017 era ottimo all’esordio e sta evolvendo bene; il 2018, però, ha una marcia in più. L’annata “sottile” ha regalato un profilo di soavità stregante, giocato su toni di liquirizia e legni balsamici, pot-pourri di fiori rossi, gelatina di lamponi e cassis, una garbata spennellata di spezie dolci derivante dal passaggio in tonneaux. Il sorso è perfettamente corrispondente, generoso e avvolgente, caldo e suadente, ma senza eccessi strutturali; la trama tannica è finissima e il finale insiste sulle stesse sensazioni. Irresistibile adesso, ma una 2001 perfettamente integra stappata in cantina la sera stessa dimostra che continuerà a galoppare per almeno un ventennio!

96/100

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