Faro 2011 di Palari: un “quasi Barolo” fatto in Sicilia

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Il vino messinese par excellence: viene da vigne che vedono lo stretto. E di ponte ne crea uno immaginario, che connette direttamente la Sicilia al Piemonte. Sarà che c’è dentro una piccola quota di Nocera, autoctono che dà grinta tannica e aromi che possono ricordare un Nebbiolo. O forse è l’influenza dell’alessandrino Donato Lanati, consulente del produttore Salvatore Geraci da una ventina d’anni a questa parte. Sta di fatto che il Faro Palari 2011 ricorda i migliori Barolo e Barbaresco della stessa annata – molto buona, ma non eccezionale – con i suoi profumi di humus, radici, viole appassite, gelatina di fragole, spezie che spaziano dalla cannella al pepe bianco. Stappato da Matricianella, nel cuore della capitale, ha dato il meglio di sé su di una costoletta d’ abbacchio, grazie all’acidità tonica, intonsa e al tannino ancora ruggente, ma ben fuso nel corpo. È perfetto per ogni stagione: privo degli eccessi di legno e concentrazione che rendono altre icone delle vecchia guardia un po’ datate, ma non tendente alla diluizione come molti “vins de soif” (vini da sete) di nuova generazione. Ce lo godiamo en plein air, in questa Roma tiepida e di nuovo febbricitante per le elezioni presidenziali, e ci ripromettiamo di provarlo di nuovo tra un settennato o due.

92/100

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