Quattro Cerasuolo d’ Abruzzo da non perdere per nessun motivo

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Non sono ancora tornato totalmente operativo, ma in queste settimane di vacanza ho avuto modo di collezionare un po’ di bevute degne di nota che vale la pena raccontare. E visto che ero in Abruzzo, mi sono concentrato specificamente sul Cerasuolo: per gola e per passione; perché è l’unico vino non solo in regione, ma credo nel mondo, che riesce davvero ad assecondare una varietà sconfinata di pietanze. Bastascegliere la versione giusta.

Quest’anno la conferma che ho avuto è che, al netto del colore, che è stato fissato dal disciplinare e deve essere più vicino al rosso che al classico rosato — cerasa, per l’appunto — è sempre più evidente che non esiste “il Cerasuolo”, ma i Cerasuolo. Diversi sia per territorio che per interpretazione di cantina: si va da uno stile semplice, tutto giocato sul frutto, a versioni che potrebbero tranquillamente competere, per equilibrio tra struttura e purezza del frutto, con rossi d’ingresso scarichi ma di spessore, seppur con un quarto di tannino in meno, dato dal vitigno e dalla quasi totale assenza di macerazione.

Ma ecco i quattro Cerasuolo d’ Abruzzo più interessanti assaggiati quest’estate:

 

Valle Reale – Cerasuolo d’Abruzzo 2025

La  Vera rivelazione. Non che l’azienda non sia rinomata, ma in passato il suo tallone d’Achille era proprio questa etichetta: in alcune sue edizioni troppo diafana o tendente alla morbidezza senza spessore. Qui invece ritrovo un colore tipico, intenso al punto giusto, e un naso che gioca tutto sul frutto maturo e goloso, quasi una fragola candonga. La bocca, però, ha la verve del vino di montagna, che gli regala una certa snellezza. Sta bene su piatti di pesce con un po’ di pomodoro.

91/100

Giuliano Pettinella – Cerasuolo d’Abruzzo Tauma 2024

Un classico che non posso non ordinare quando lo trovo in carta. Bevuto con dei cavatelli al sugo di pesce alla Trattoria Da Ferri di Vasto, ha un colore appena più chiaro di altri e una personalità sempre distintiva, riconoscibile. Appena ossidativo al naso con oni di acqua di rose, cannella, gelatina di frutti rossi; il sorso è grintoso, ematico, con un ritorno dolce e cremoso che arriva solo sul finale. Forse non è la versione più complessa e multiforme di sempre, ma rimane una garanzia in termini di piacevolezza immediata.

92/100

Emidio Pepe – Cerasuolo d’Abruzzo 2024 

Il grande pioniere del vino abruzzese è scomparso giusto qualche settimana fa. E devo essere sincero: non ho avuto sempre e solo esperienze positive con i suoi vini. Qualche bottiglia troppo “nature” l’ho trovata negli anni, soprattutto tra Trebbiano e Pecorino, anche se con il subentro della nuova generazione la costanza qualitativa è migliorata. Ma se c’è un vino dell’azienda di cui non si trova mai una bottiglia sbagliata, è proprio il Cerasuolo. Scurissimo, quasi vicino a un rosso classico. Il tannino è abbastanza evidente, chiama l’agnello o la pecora. Ma la parte aromatica è finissima: balsamica, floreale, leggermente animale. Invecchierá benissimo.

94/100

Pasetti – Cerasuolo d’ Abruzzo Superiore Terre Aquilane Testarossa 2025

Bottiglia stappata sulla via del ritorno, all’Antica Osteria Tiro a Segno di Scurcola Marsicana, con una chitarra all’aglio nero e ricotta e una tagliata di manzo. A livello di concentrazione cromatica e del frutto si avvicina molto al Cerasuolo di Pepe. Il clima da “forno” della Valle del Tirino ne rafforza ulteriormente spessore e ampiezza, aggiungendo anche una sfumatura aromatica allettante che richiama i fiori appassiti accenno di calore in retro-olfatto. Ma c’è anche tanta freschezza di ribes e arancia sanguinella, tipica di una zona dove, anche nelle annate più torride, la temperatura scende molto di notte. Anche questo può battersela nel lungo termine con un grande Montepulciano in rosso. 

94/100

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