Brunello di Montalcino: i migliori vini dell’annata 2020

Reading Time: 9 minutes

Un’annata non facile da gestire, ma che, migliori casi, ha dato vini formidabili, da stappare ora o tra vent’anni. Ecco quali sono i migliori Brunello di Montalcino 2020

La speranza, avendo già assaggiato qualcosa da botte e da bottiglia, era che fosse un’annata facile da decifrare: modesta, ma piacevole, con vini apprezzabili per immediatezza ed equilibrio già all’esordio. E, invece, lo scenario è il più intricato da un po’ di tempo a questa parte: la 2020 per il Brunello di Montalcino è quasi la sintesi delle annate che l’hanno preceduta. I migliori vini reggono il confronto con i 2019, anzi qualche volta li superano per finezza e slancio; i meno compiuti sono a metà strada tra 2017 e 2018.

L’inizio di un quadriennio rovente

Con la 2020 si è aperto un quadriennio in cui il riscaldamento globale ha accelerato in maniera molto evidente il suo passo, senza lasciare nemmeno mezza stagione di tregua all’umanità tutta. Stando alle statistiche riportate da Wine News, si è trattato della quinta annata più calda dal 1955, con temperature medie più alte di quasi un grado rispetto alla norma. Mentre tutti eravamo reclusi in casa, il sole splendeva sulle vigne, i mesi primaverili erano miti e la pioggia scarseggiava. Poi è arrivata l’estate del liberi tutti: leggermente piovosa in apertura, ma calda e siccitosa da inizio luglio in poi, anche se a Montalcino non si sono registrati i picchi folli delle stagione successive. Se non altro la differenza tra notte e giorno è rimasta considerevole: “ Mentre in annate come la 2024 la temperatura in estate non è quasi mai scesa sotto i 22 gradi, nella 2020 l’escursione termica è stata molto importante e ha scongiurato gli arresti vegetativi” spiega Filippo Bellini di Tenuta Buon Tempo. Dopodiché, i racconti dei produttori sono abbastanza difformi, probabilmente per l’andamento a macchia di leopardo tipico di queste stagioni subtropicali. “ Nelle annate calde degli ultimi tempi, si vengono a creare tanti microclimi – aggiunge Iacopo Mori de Il Marroneto – anche tra vigne che distano un chilometro la differenza può essere enorme”. C’è chi riferisce di un settembre mite, con piogge salvifiche che hanno portato un po’ di frescura e interrotto l’andamento siccitoso; altri, invece, parlano di un millesimo asciutto dall’inizio alla fine. La vendemmia è stata generalmente più precoce rispetto al 2019 e meno abbondante.

L’annata 2020 alla prova dell’ assaggio

Il risultato nel bicchiere non può che essere variegato. Difficile tracciare un archetipo preciso di Brunello di Montalcino 2020. Sicuramente prevalgono i tratti tipici delle annate calde: salvo rare eccezioni, i vini oscillano tra i 14 e i 15 gradi e la percezione calorica è più accentuata che nella 2019. La raccolta è stata anche meno generosa e forse questo ha contribuito al senso di abbondanza. Ma se in millesimi davvero bollenti come il 2017 l’alcol imponente era spesso abbinato a tannini rugosi o nasi cotti/terziarizzati, l’incidenza di questo tipo di problemi nella 2020 è più ridotta. I vini meno ambiziosi si avvicinano per prontezza, morbidezza ed equilibrio senza grandi sfaccettature ai 2018, dei quali, però, non hanno la delicatezza che alle volte sfocia nella fragilità. Fare classifiche così presto è un po’ un azzardo, ma la sensazione è che, come qualità media, quest’annata si posizioni, tra quelle dell’ultimo decennio, dietro al terzetto delle meraviglie composto da 2015,2016 e 2019. Il divario rispetto alle prime due è molto importante, mentre con la terza le differenze ci sono, ma un po’ meno accentuate del previsto.

L’importanza dei versanti

A Montalcino non esiste ancora una zonazione precisa: forse la riluttanza a condurne una deriva anche dal fatto che moltissimi produttori hanno vigne spezzettate in vari quadranti e storicamente hanno sempre assemblato le uve per fare un solo Brunello, invece di sperticarsi in mille vivisezioni. Ma è innegabile che i vini più eloquenti siano spesso quelli che provengono da zone specifiche e che i Brunello “vigna” siano sempre più popolari, al punto da aver quasi soppiantato le Riserve.

Nessuno ha ancora un’idea chiara di quali siano davvero i potenziali Grand Cru del Brunello. Certo è, però, che questa è la seconda annata di fila in cui la zona Nord/Nord-est della denominazione, che in passato dava risultati altalenanti, esce molto bene dagli assaggi.

Tra i crinali intorno al paese, che sono battuti dal vento anche nelle giornate di caldo africano, e la vigna Montosoli, l’unica su cui più produttori fanno quadrato, si trova la maggiore concentrazione di vini con profili quasi classici, anzi a tratti superiori ai 2019 ai per grazia ed espressività aromatica, ma dotati di acidità adeguate e tannini fitti che garantiscono anche una buona tenuta nel tempo.

Nelle zone a sud, invece, le annate come la ‘20 tendono ad essere più scostanti, ma i produttori hanno fatto enormi progressi negli ultimi anni e, in questo caso, sono riusciti a gestire calore e siccità molto meglio che in passato. Paradossalmente in territori come Castelnuovo dell’Abate e Sant’Angelo in Colle la qualità media sembra addirittura un pizzico superiore che nella 2019, anche se mancano i picchi qualitativi di quel millesimo.

Ci sono un paio di vini quasi classici per dinamica e profondità: per esempio quello di Lisini – che produce da sempre vini da lungo invecchiamento – o Caprili in zona Santa Restituta. Ma gran parte dei campioni del sud spiccano per piacevolezza immediata, data da un frutto succosissimo e tannini già integrati: non scommetterei troppo sulla loro performance a lunga gittata, ma sono sicuro che nei prossimi 10-15 anni permetteranno di divertirsi parecchio.

La rivoluzione dei giovani

Se è vero che la gerarchia di Montalcino non varia troppo di anno in anno, e che tra i vini migliori figurano sempre nomi altisonanti, è anche vero che lo scenario della denominazione sta cambiando e che quest’anno ci sono alcune novità. In territori come questi, dove le quotazioni sfiorano il milione di euro l’ettaro, la nascita di nuove aziende condotte da giovani è quasi impossibile. Ma a Montalcino sono ancora diverse le realtà che fino a questo momento non hanno sfruttato appieno il loro potenziale e che, grazie alle nuove leve, stanno recuperando il ritardo accumulato. In più c’è qualche piccola cantina – per esempio La Casaccia di Franceschi – che è nata come costola di una realtà più celebre e la sta eguagliando, se non superando, per qualità nel bicchiere. I Brunelli di tutte queste aziende emergenti li trovate sotto tra i vini da scoprire

Gli aperitivi a Le Logge a fine giornata sono il momento cui si capisce l’aria che tira a Montalcino, e quest’anno l’altra cosa che mi ha fatto piacere è vedere non solo tanti produttori della zona più o meno affermati che condividono bottiglie e scambiano pareri a conclusione della giornata di lavoro, ma anche vignaioli di altri territori venuti a fare una sorta di gemellaggio. Si potrebbe pensare che siano in cerca di una fonte di ispirazione, ma mi è parso vero il contrario. Tra i brunellisti c’è, per esempio, chi ha confessato di essere andato a Radda e dintorni in cerca di soluzioni per il Rosso di Montalcino, quasi a voler suggerire che Montalcino può imparare qualcosa dal Chianti Classico, dove i vini entry-level sono più costanti (mentre i chiantigiani possono trovare a Montalcino spunti per la Gran Selezione). Questa è la dimostrazione di come gli under 40 abbiano il grande pregio di avere più modelli di paragone, perché hanno studiato o lavorato fuori, assaggiano vini diversi dai loro, si muovono molto per piacere o per lavoro. Sono meno campanilisti, più aperti al dialogo con il resto del mondo di chi li ha preceduti. E questa apertura mentale sarà indispensabile per affrontare le sfide degli anni a venire.

Ecco i migliori Brunello di Montalcino dell’annata 2020:

10. Sesti

Eleganza soffusa di erbe aromatiche, eucalipto, fiori e qualche accenno ematico; siamo a sud, nella parte più storica della zona di Argiano, ma il profilo relativamente delicato è il riflesso – spiega Elisa Sesti – del micro-clima di un vallone in cui i venti dal mare, incanalandosi, abbassano le temperature. La bocca è molto invitante, succosa e immediatamente fruibile senza essere troppo semplice. Ritorni balsamici e un pizzico di arancia sanguinella prolungano il finale tonico.

95/100

9. Pietroso

E’ una delle aziende che sono cresciute di più negli ultimi anni e questa 2020 sembra addirittura superiore alla ‘19. La finezza del naso è quasi nebbiolesca: c’è una parte dolce di gelatina di anguria e creme de cassis che si fonde con toni più scuri di radici. Il sorso è “nordico” per austerità, ma straordinariamente preciso; tannini perfetti, frutto di rara delicatezza, finale lungo e raffinato.

95/100

8. Fuligni

Pochi vini riescono ad essere già ben definiti e allo stesso tempo giovanili come questo che fonde perfettamente spunti terziari, fiore e frutto. La stessa impostazione torna in bocca: non è un peso piuma, ma scorre con leggerezza quasi anomala. Finale sanguigno che invita al sorso successivo.

95/100

7. Caprili

Naso splendido per un vino che, anno dopo anno, si conferma tra i più solidi della denominazione. C’è il frutto rosso suadente tipico dei quadranti a sud, abbinato a toni terrestri ed ematici, un soffio di camino spento. Entra succoso, suadente, e poi tira fuori tannini vispi e tanta arancia sanguinella a dare energia. Chiusura agile e allo stesso tempo profonda.

95/100

6. Lisini

Il più classico dei vini della zona di Sesta: terroso sulle prime, poi più fresco ed espansivo. Austero, potente, con un tannino in via d’integrazione che non sovrasta il frutto, anzi lo accompagna. Assaggiato di fianco al 2019, rivela una struttura solo leggermente più esile, ma è addirittura più slanciato e rinfrescante nel finale, potenzialmente eterno come tutti i vini di quest’azienda.

96/100

5. San Polino – Helychrisum

Un cru della prima azienda biologica di Montalcino che, anno dopo anno, si conferma un benchmark per la denominazione. Il naso trasuda mediterraneità aggraziata: sospeso tra fiori appassiti, erbe officinali, lavanda e gelatina di frutti rossi, caldo e fine allo stesso tempo. La bocca è coerente: salina, balsamica, con un tannino impeccabile a sostegno della struttura piena, rimandi agrumati che bilanciano il finale avvolgente, ma senza pesantezze.

96/100

4. Il Marroneto

Un assaggio fuorisalone che rapisce dal primo istante: la potenza terrosa tipica del Sangiovese di Montalcino va a braccetto con un frutto suadente, rarefatto, inglobato in una nube balsamica e floreale, che fa un po’ Borgogna. La bocca non è da meno: attraversata da acidità squillante, ma di rara finezza e leggibilità, con lo stesso frutto di micidiale purezza trovato al naso che sfuma lento. Se non è il miglior Brunello “base” di sempre per quest’azienda di culto, è perlomeno quello più irresistibile da subito.

96/100

3. Canalicchio di Sopra – Vigna Montosoli

La Borgogna a Montalcino è il titolo che darei a una dissertazione su Montosoli. C’è qualcosa di tipico dei Grand Cru dei Cote de Nuits nei più grandi vini prodotti in questo vigneto: forse la fusione di frutto fresco e toni balsamici, con quel tocco selvatico a completare che dà la terza dimensione. Questo vino incarna perfettamente quell’archetipo e ha anche un respiro floreale di fondo di stampo quasi nebbiolesco. La bocca segue la stessa traccia: aggraziata e giocata sul frutto pieno, ma di purezza adamantina, con tannini incisivi al punto giusto, finale impressionante per spessore e contestuale finezza. Un nuovo benchmark per il versante nord di Montalcino.

97/100

1-ex aequo. Salvioni

Il miglior vino assaggiato in sala e uno dei più completi mai sfornati da questa piccola grande azienda di culto: severo e allo stesso tempo elegante, con profumi di erbe balsamiche, liquirizia, tarocco siciliano, ribes, qualche accenno terragno sullo sfondo. Non esuberante, ma ipnotico. Succoso e suadente in apertura, poi più mordente; sicuramente spostato sulle durezze, ma di rara precisione e compostezza, con un finale interminabile. L’assaggio di un pazzesco Rosso di Montalcino 2014 dello stesso produttore fa pensare che questo qui, a occhio e croce, andrebbe stappato nel 2054. Ma chi non ha paura del tannino può goderselo da subito.

98/100

1-ex aequo. Il Marroneto – Madonna delle Grazie

Per la famiglia Mori potrebbe essere la versione migliore di sempre di questo Cru. E, come tutti i grandi vini all’esordio, gioca sulla profondità più che sull’intensità, con chiaroscuri meravigliosi, tra erbe officinali e fiori rossi, accenti evolutivi ancora sottili. La bocca è magnifica: giovanilmente irruente in questa fase, con un tannino ruggente che, però, è perfettamente inglobato dal frutto ricco e scuro. Meno immediato di Salvioni, ma altrettanto profondo, semplicemente lunghissimo. Ha le credenziali giuste per durare decenni.

98/100

 

I vini da scoprire:

(clicca per leggere la recensione)

 

Elia Palazzesi – Colleceto

La Casaccia di Franceschi

Scopetone

Tenuta Buon Tempo – Oliveto P. 56

Vasco Sassetti

Villa Le Prata

Villa Le Prata – Vigna Le Prata

Villa Le Prata – Vigna San Prospero

 

Le recensioni di tutti gli altri vini assaggiati con un punteggio superiore a 90/100:

 

Argiano

Banfi – Vigna Marrucheto

Camigliano – Paesaggio Inatteso

Canalicchio di Sopra

Canalicchio di Sopra – Vigna La Casaccia

Capanna – Nico

Caparzo – La Casa

Casanova di Neri – Tenuta Nuova

Castello Romitorio – Filo di Seta

Campogiovanni

Castello Tricerchi

Carpineto

Ciacci Piccolomini d’ Aragona

Celestino Pecci – Poggio al Carro

Col d’ Orcia

Collemattoni

Cortonesi – Poggiarelli

Cupano

Fattoi

Franco Pacenti

Gianni Brunelli – Le Chiuse di Sotto

Giodo

Gorelli

Il Paradiso di Manfredi

Il Poggione

La Fortuna

La Magia

La Magia – Ciliegio

Lambardi

Le Chiuse

Le Macioche

Le Potazzine

Le Ragnaie – Casanovina Montosoli

Le Ragnaie – V.V.

Mastrojanni

Mastrojanni – Vigna Loreto

Padelletti

Patrizia Cencioni – Ofelio

Podere Le Ripi – Amore e Magia

Poggio Antico – Vigna I Poggi

Poggio degli Ulivi

Poggio di Sotto

Renieri

Sanlorenzo

San Polo – Vigna Vecchia

Sestadisopra

Talenti – Piero

Tassi – Giuseppe Tassi

Tenuta Buon Tempo

Tenuta di Sesta

Tiezzi – Vigna Soccorso

Tornesi

Uccelliera

Val di Suga – Vigna del Lago

Ventolaio

 

Resta aggiornato!​

Iscriviti alla nostra newsletter

© 2024 Sommelierlife