Vigna Bussia 2019 di Barale: un ottimo Chardonnay in un mare di Barolo

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Quella degli Chardonnay di Langa é stata una saga rapida e ingloriosa: nati nel pieno dell’epoca dell’esterofilia forzata, come contraltare ai rossi modernisti dei Barolo Boys, si sono rivelati nella maggioranza dei casi delle brutte copie dei grandi vini prodotti da quest’uva in Borgogna o in altre parti d’Italia e – per fortuna! – sono stati rimpiazzati gradualmente da Favorita, Nascetta, Arneis e compagnia bella.

Di quella parentesi “borgognona” del bianco di Langa rimangono pochissimi ricordi felici: qualcuno che ha qualche anno in più di me parla di bottiglie memorabili del Bussiador di Aldo Conterno, oltre al solito Gaia & Rey (che, però ha raggiunto quotazioni tali che, a parità di esborso, conviene solitamente comprare altro). Le etichette superstiti ci sono, ma quelle che meritano davvero l’assaggio si contano sulle dita di una mano. Ne nomino tre: Langhe Chardonnay di Giulia Negri, Langhe Bianco di Roagna e questa chicca dalla vigna Bussia, vinificata da Barale.

Un bianco nel mezzo del mare di Nebbiolo del Cru più famoso di Monforte d’Alba, da parcella di oltre quarant’anni, affinato in tonneaux da 500 litri. Lo stappiamo da Fafiuchè, il bistrot piemontese all’ombra del Colosseo, con un tagliere di salumi di Langa e dintorni, seguito a ruota da un discreto vitello tonnato, e rimaniamo pienamente soddisfatti. Ha un colore classico, dorato, e un profumo che della Bussia ha la traccia balsamica – believe it or not! – che va a braccetto con albicocca, fieno e un che di speziato. Ma il vero punto di forza è la beva: agile, fresca, in equilibrio tra frutto ricco, maturo, inequivocabilmente varietale, e acidità tonica, slanciante, che fa piazza pulita e chiama il sorso successivo. Un vino veramente centrato: pienamente riconoscibile come Chardonnay, ma lontano dal solito modello su cui molti produttori – langaroli e non – tendono ad appiattirsi.

91/100

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