Tre vini abruzzesi di aziende grandi e piccolissime da assaggiare assolutamente

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Ho approfittato di questo periodo di pausa post-Vinitaly e a cavallo tra i ponti per trascorrere un po’ di tempo in ozio e staccare da tutto: niente degustazioni, niente visite in cantina. Ma qualche bottiglia l’ho stappata… e si tratta primariamente di vini che – per varie ragioni – non incontro in nessun’altra occasione.

Una bella novità l’ho pescata dalla carta dei vini di Da Ferri a Vasto. E’ il Trebbiano d’ Abruzzo Terrasublata 2021, frutto del nuovo progetto in zona Tollo di Nicola di Ciano, già enologo di varie cantine abruzzesi. tra cui Amorotti, una delle “rising stars” della regione (articolo completo qui). Non credo che il claim “ la cantina più piccola del mondo” sia veritiero, ma le 2.000 bottiglie messe in commercio di questa prima annata meritano l’assaggio al di là del “piccolo è bello”. Come nelle prime annate del Trebbiano di Amorotti – che nel tempo è diventato più preciso – c’è un pizzico di riduzione iniziale che va a dare austerità ad un naso altresì esplosivo e subito e lascia velocemente spazio a un mix “borgogneggiante” di frutta tropicale e a guscio matura, cannella e zafferano. Il legno fa la sua parte e ammorbidisce un sorso comunque dotato di grande spinta acida e salina, con un finale che è una scossa e una coccola allo stesso tempo.

Sempre a tiratura limitatissima il Planoianni 2021 di Casale Vagli. Il titolare dell’azienda, Mimmo Locasciulli, è un cantante folk e un cardiologo in pensione. Produce vino per hobby nei dintorni di Penne, la sua città natale nel pescarese, e ha la fortuna di avere un amico-consulente del calibro di Francesco Paolo Valentini. E’ un habitué di Trita Pepe, trattoria a un tiro di schioppo dal casello Manoppello dell’ A25 dove l’ho bevuto con una grandissima bistecca di manzetta abruzzese. E’ un vino relativamente semplice, ma eccezionalmente contemporaneo: senza nessun passaggio in legno, quasi simile a un buon Beajoulais per freschezza fruttata e fluidità di beva, ma con la parte animale e terrosa tipica del vitigno che emerge sul fondo e dà incisività. Trovarlo non è facile, ma se vi capita una bottiglia per mano non fatevela scappare.

Tra le altre bevute degne di nota c’è il goloso, potente – ma misurato – Torre Kalena 2018 di Steiger-Kalena (leggi qui) e un classicone come il Lumen 2015 di Illuminati: agli antipodi rispetto al Planoianni, giocato su di un pienezza molto “old school”, rafforzata anche dalla quota di Cabernet Sauvignon. Questi esperimenti in stile “Superabruzzese”, per i quali fu anche creata la doc Controguerra nell’omonimo comune, non sono mai decollati commercialmente. Eppure il Lumen dimostra che avevano un senso, perché il Montepulciano teramano è abbastanza incisivo da non farsi sopraffare dal Cabernet, che, però, ingentilisce il profilo e dà un tocco di freschezza in più. A occhio e croce, dovrebbe anche invecchiare benissimo!

I punteggi:

Terrasublata – Trebbiano d’ Abruzzo 2021 – 93/100

Casale Vagli – Planoianni 2021 – 92/100

Illuminati – Controguerra Rosso Lumen 2015 – 93/100

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