Montepulciano d’ Abruzzo Colline Teramane: i migliori vini della prima DOCG d’ Abruzzo

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In questi vent’anni abbiamo affermato l’esistenza del luogo Colline Teramane, conferendogli quell’importanza che hanno altre zone vitivinicole per le loro regioni: penso alla Valpolicella per il Veneto, alla Franciacorta per la Lombardia.  Non abbiamo fatto il botto, ma siamo riusciti a creare un indotto: oltre al vino, è nata la pasta delle Colline Teramane, Il miele delle Colline Teramane, sono stati creati pacchetti turistici legati a questo territorio.” Così Enrico Cerulli Irelli, presidente del consorzio Colline Teramane, riassume gli obiettivi raggiunti dalla prima DOCG d’ Abruzzo in occasione del ventennale dalla nascita.

Vent’anni possono sembrare “un mozzico” se rapportati alla storia millenaria del vino in molti territori del nostro paese, ma sono parecchi per una regione che, fino a pochissimo tempo addietro, era indissolubilmente legata a cisterne spedite chissà dove, damigiane riempite di sfuso, bottiglie processate in altre regioni e vendute a prezzi stracciati, con rare eccezioni rappresentate dalle imprese – spesso schernite dai compaesani – di geniali “outsider” che cercavano di remare controcorrente.

Enrico ha sicuramente ragione quando sottolinea che “ il botto” non c’è stato sul fronte dei numeri: ad oggi la produzione di Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG non supera le 600.000 bottiglie, ovvero meno della produzione di un’azienda di dimensioni medio-grandi, anche se nell’ultimo biennio la crescita è stata considerevole. Eppure questa goccia nell’oceano del Montepulciano ha fatto e continua a fare la differenza: se oggi in Abruzzo si produce vino di qualità più o meno ovunque, se in tanti hanno avuto il coraggio di staccarsi dalle cooperative e di mettersi in proprio, è anche per merito di questo manipolo di aziende che, partendo in anticipo, hanno tracciato una via maestra, dimostrando con coesione e coerenza che un altro vino abruzzese è possibile.

L’ impegno nel cercare di sdoganare il Montepulciano da certi pregiudizi – che purtroppo comportano anche difficoltà di posizionamento nell’alta fascia – continua a rinnovarsi di anno in anno, e il dato più importante emerso da questa terza edizione de “La Nostra Anteprima” è che questa regione nella regione – praticamente una versione dell’Abruzzo in miniatura con le sue colline sospese tra mare e montagna, ricoperte di vigneti e uliveti – è in grande fermento. Sul fronte della sostenibilità, il dato fornito dal consorzio è molto positivo: oltre il 70% delle aziende che producono Colline Teramane DOCG è in possesso di una certificazione di qualità agricola e una buona fetta lavora in regime biologico o biodinamico. Su quello produttivo, il disciplinare di per sé impone paletti più stringenti su rese e affinamenti che garantiscono un livello medio più alto, ma l’impegno dei produttori va oltre la ricerca di una ricetta prestabilita: una certa vena sperimentalista spinge le aziende a sondare tutte le possibilità offerte dal Montepulciano.

C’è chi cerca purezza, integrità e succosità di frutto con vinificazioni tecnologiche e affinamenti essenziali, magari in acciaio e chi, invece, esalta l’estro e la rusticità del Montepulciano, portando avanti fermentazioni spontanee, macerazioni lunghe e maturazioni in cemento o botti grandi e non tostate; alcuni tentano soluzioni di compromesso come il passaggio in tonneaux; altri rimangono fedeli alla linea “modernista”, producendo vini ricchi, avvolgenti e un po’ più internazionali (di solito ricorrendo alla barrique); qualcuno si cimenta anche con l’anfora.

Mi direte che tutta questa variabilità può creare confusione e in parte è vero. Ma una coerenza di fondo c’è: per quanto diversissimi, a volte diametralmente opposti dal punto di vista stilistico, i vini riescono a mantenere una radice comune, che sta in questa vivacità acida, tannica – e spesso anche sapida – che smorza la tipica generosità di frutto del Montepulciano, dando carattere e spessore. Il Montepulciano delle Colline Teramane non tende ad appiattirsi sulle morbidezze come certe interpretazioni di altre zone e raramente tira fuori durezze verdi legate a squilibri di maturazione; può essere più fine o più rustico, più ambizioso o più spensierato, più scorrevole o più impegnativo, ma ha sempre equilibrio e energia di fondo.

Detto questo, parlare di Colline Teramane senza soffermarsi per un attimo su ciò che offrono aldilà del vino è un po’ riduttivo , perché questa è una zona poco battuta, fuori dai soliti itinerari, ma di grande interesse storico, culturale, gastronomico. Meriterebbero un racconto separato le bellezze artistiche – dalle Cattedrali di Atri e Teramo alla scala Santa di Campli, passando per il Museo delle Ceramiche di Castelli – e non basterebbe un libro a fare il punto su questa tradizione gastronomica “ibrida”: un compromesso quasi perfetto tra mare ed entroterra, cucina del mezzogiorno e influenze marchigiane. La ricchezza di ricette viene adeguatamente sfruttata dalla ristorazione locale: nella sola provincia di Teramo ci sono una dozzina di ristoranti segnati dalla guida osterie Slow Food – comprese diverse chiocciole – oltre ad altri premiati da guide diverse o fuori dai tracciati “mainstream”, ma molto frequentati da appassionati e addetti ai lavori. Qualche nome? Enoteca Centrale e Cipria di Mare nel capoluogo; Zenobi a Colonnella, Zunica a Civitella del Tronto, Zedi e la Bottega Più Tosto ad Atri, Borgo Spoltino a Mosciano Sant’Angelo, lo stellato D’One a Montepagano; sulla costa L’Arca e il Palmizio (Alba Adriatica), Lucia (Giulianova), Vecchia Marina e Manetta (Roseto degli Abruzzi), La Conchiglia d’ Oro (Pineto).

Ma torniamo al vino e agli assaggi di quest’anteprima. La degustazione di 38 campioni ha visto una performance leggermente migliore della tipologia “annata” rispetto alle riserve, ma questo è un dato che si riscontra in quasi tutte le anteprime. Sul fronte delle annate è difficile fare il punto perché ognuno esce quando lo ritiene più opportuno, ma la sensazione è che 2020 e 2021 siano più o meno sullo stesso livello e abbiano dato vini “d’entrata” molto sfiziosi; la 2019 e la 2016, invece, hanno la stoffa della grandi annate; la 2018 è abbastanza eclettica, mentre i 2017 pagano lo scotto del grande caldo e arrivano già piuttosto maturi al sesto anno di vita (con qualche encomiabile eccezione).

IL REPORT SULLE COLLINE TERAMANE (2022) 

Ecco i migliori Montepulciano d’ Abruzzo Colline Teramane dall’ Anteprima:

Cerulli Spinozzi – Gruè 2020

Il vino d’entrata del presidente rispecchia alla perfezione i canonici classici della DOCG con il suo intreccio di violetta, bacche nere e cenni ematici. E’ giovanilmente irruente, con tannino incisivo e appena asciugante, ma bilanciato dal frutto fresco e croccante che rimpolpa la progressione fino al finale sapido e ferroso. Essenziale.

91/100

Tenuta Terraviva – 2021

Un vino “base” molto sbarazzino, ottenuto da uve biologiche fermentate con lieviti autoctoni e macerate per circa 10-14 giorni. Esprime il lato più “sauvage” del Montepulciano: toni ematici, animali e di drupe croccanti anticipano un sorso tonico e reattivo, con tannino che asciuga il giusto e acidità ben in lizza, finale ferroso e appena terragno che chiama una chitarrina con le pallotte della tradizione teramana.

91/100

Barba – Yang 2020

Anche quest’anno si distingue tra i vini “meno lavorati” – ovvero con affinamento relativamente breve in acciaio e poi in bottiglia – questo Montepulciano quasi “de soif”, fresco di visciola, violetta, liquirizia ed erbe aromatiche; offre equilibrio magistrale tra frutto giovanile e acidità squillante, con una nota vegetale di fondo che non stona, anzi rafforza il senso di scorrevolezza. Da sbicchierare anche in accoppiata a un tagliere di salumi.

91/100

Centorame – Castellum Vetus 2018

Cambiamo radicalmente scenario e passiamo a un vino più sostanzioso, che ha fatto un passaggio in rovere, ed esordisce su profumi confortanti di “scrucchiata” – ovvero la tipica confettura d’uva abruzzese – insieme a cacao in polvere e liquirizia, bacca di ginepro e un refolo di spezie dolci. E’ ampio, avvolgente, ma senza pesantezze; l’impronta del rovere andrà ad integrarsi nell’arco di qualche anno e lascerà emergere la bella materia di fondo.

91+/100

Camillo Montori – Fonte Cupa 2019

Un grande classico che si presenta in perfetta forma, sfoderando aromi più che canonici – proprio didattici – di more e gelsi maturi, humus, scatola da sigari e il solito sottofondo ematico-ferroso. E’ veramente accattivante per equilibrio tra frutto abbondante, tannino fitto e acidità ben dosata. Sfuma lungo, su toni di cacao e oliva nera. Un must!

92/100

Bossanova – Il Bossa 2020

Già assaggiato nell’ambito dell’Abruzzo Wine Experience, il vino di punta di Nat Colantonio, uno dei migliori produttori di nuova generazione, si conferma tra i più accattivanti della denominazione. A Giugno 2022 lo descrivevo così: “fresco di rilascio, propone un quadro allettante, giocato sulla visciola e sulla viola fresca, con cenni ematici e terrosi a rivendicare l’identità teramana e un tannino giustamente irruente che dà grinta e sapore al sorso agile e disinvolto”. Nell’arco di questi mesi ha acquistato un pizzico di profondità in più, ma il meglio deve ancora venire…

92/100

San Lorenzo – Oinos 2019

Da Castilenti, nel versante più interno e meridionale della zona, arriva questo vino “neoclassico”: caloroso, ma non sovrabbondante. Ha la meglio anche sul Cru aziendale Escol, rispetto al quale è meno segnato dal rovere. Dispensa profumi espansivi di visciola, melagrana e tabacco mentolato, arricchiti da qualche refolo boschivo e tostato. E’ avvolgente e goloso, ma anche dotato di discreto nerbo acido che tiene il tutto in equilibrio. Chiudo lungo, chiamando l’abbinamento con una coscia di agnello al forno.

92/100

Podere Colle San Massimo – Terra Bruna Riserva 2018

Gran bella interpretazione di un’ azienda biologica vicina al mare. Gioca su toni boschivi, ferrosi e di frutti di rovo maturi, con qualche cenno selvatico e di oliva nera a ricordare le vecchie glorie del territorio (avete presente Emidio Pepe?!). Ha la carnosità e lo spessore della Riserva, ma anche freschezza temprante e sottofondo salino, tannino che rinforza senza asciugare e un finale disteso e sfaccettato.

92/100

La Quercia – Primamadre 2015

L’annata 2015 sembra trovarsi in massimo stato di godibilità: questa versione de La Quercia propone un mix allettante di note evolutive – cioccolato fondente, tabacco kentucky – e frutto ancora goloso e integro. Ha polpa notevole e tannino vellutato, ma anche acidità intonsa che lo rende godibilissimo nell’abbinamento con le pallotte cac’e ove e l’aspic di tacchino alla canzanese assaggiati all’Enoteca Centrale di Teramo.

92/100

Faraone – Santa Maria dell’ Arco 2016

La 2016 è stata annata “austera” e questa versione del cru della famiglia Faraone esordisce leggermente in sordina. Ma quel poco che si sente racconta di un vino senza tempo: balsamico e boschivo, ancora fresco di mirtilli e more croccanti. Prosegue sul filo dell’acidità tonica e del tannino serrato: giovanissimo e perfettamente adatto ai lunghi invecchiamenti.

92+/100

Abbazia di Propezzano – Riserva 2015

Un piccolo capolavoro gentilmente offerto da Paolo de Strasser, che ha rimesso a nuovo questa cantina-abbazia, tra le più belle di tutto l’ Abruzzo. L’avevo assaggiato l’anno scorso e avevo scritto: “ ha un esordio selvatico in stile Valentini; poi tira fuori aromi di cacao amaro e radici, oliva in salamoia, marasca e confettura di giuggiole. Qualche nota evolutiva riecheggia sul fondo di uno sviluppo comunque accattivante, dotato di buona grinta e freschezza, estroso e cangiante nel finale di nuovo boschivo e selvatico. Non un partito per i lunghissimi affinamenti, ma adesso si fa bere alla grande.” Sull’ultimo punto mi ero sbagliato, perché, nell’arco di un anno, non è cambiato di una virgola, anzi la bottiglia presentata quest’anno mi è sembrata addirittura più fresca!

93/100

 

Tutti gli altri vini:

 

Abbazia di Propezzano – 2021

Schietto e disinvolto: gelso e oliva nera, accenti ematici e di liquirizia. Perfettamente in linea il sorso vivace e ancora vinoso, con tannino di media presa, frutto succoso che rimane al centro e domina il finale spigliato. Molto piacevole.

90/100

Fattoria Nicodemi – Le Murate 2021

Croccante e giovanile, giocato su toni fermentativi di fragola e violetta, con cenni pepati e di erbe aromatiche a corredo. E’ essenziale, spigliato, con frutto carnoso che dà pienezza e tannino leggermente asciutto, finale semplice ma preciso.

89/100

Barone di Valforte – Collesale 2020

Molto ricco al naso con toni di prugna, visciolata, vaniglia e incenso. Coerente in bocca: tende a rimanere un po’ monocorde sul frutto e sulle tostature da rovere.

86/100

De Angelis Corvi – Fonte Raviliano 2020

Scapigliato ed esuberante: la volatile leggermente sopra le righe amplifica gli aromi di visciola, sottobosco, tartufo nero e oliva al forno. Originale lo è di sicuro, ma anche un po’ rustico per via del tannino polveroso e dei ritorni animali e terrosi che prevalgono sul frutto.

87/100

Fosso Corno – Il Grande Silenzio 2020

Tutto meno che silenzioso, anzi è proprio esuberante tra visciola, cioccolato fondente, liquirizia e qualche cenno di spezia dolce. Gioca sul frutto e sulla morbidezza, con acidità moderata a sostegno, finale allungato da ritorni tostati. Moderno.

89/100

Mazzarosa – 2020

Mora, violetta e qualche cenno vegetale a delineare un profilo semplice. E’ fresco, vinoso, con tannino non troppo impegnativo, qualche idea erbacea e speziata che delinea il finale leggero e spensierato.

88/100

Orlandi Contucci Ponno – La Regia Specula 2020

E’ un campione di botte e, per ora, la ventata balsamica da rovere lo rende poco decifrabile. In bocca evidenzia una materia fruttata interessante che, però, rimane imbrigliata tra gli aromi del legno. Da riprovare più avanti.

87+/100

Podere Colle San Massimo – Terra Bruna 2020

Leggermente ridotto sulle prime e poi boschivo. Il tannino abbastanza asciutto corruga un sorso di media struttura, con frutto in sordina e finale di media persistenza al sapore di oliva nera.

88/100

San Lorenzo – Antares 2020

Ampio e abbastanza classico, con note tostate da rovere che incorniciano profumi di visciole, sottobosco e cacao amaro. Molto ricco nel frutto e con un pizzico di rovere da digerire, acidità adeguata e tannino polveroso che calibrano gli elementi e sostengono il finale di buona durata.

90/100

Velenosi – Versosera 2020

Visciola, violetta, cenni balsamici e tostati a definire un profilo preciso e invitante. E’ morbido, compassato, non eccezionale in termini di slancio, ma molto equilibrato nel suo insieme, con tannino levigato e chiusura lineare tra frutto abbondante ed eco sottile del rovere. Compiuto.

90/100

Ausonia – Apollo 2019

Ematico, selvatico, con cenni di fruttini di rovo in sottofondo. Ha dinamismo e polpa adeguata, sviluppo energico ma appena asciugato dal tannino polveroso. Potrebbe assestarsi e dare soddisfazioni tra qualche anno.

89+/100

Cerulli Spinozzi – Cortalto 2019

Frutti di bosco maturi, grafite e qualche sprazzo di erbe aromatiche. Ancora in via di assestamento: il tannino appena asciugante svetta sul frutto e corruga leggermente la progressione comunque dotata di buona energia.

90+/100

Fosso Corno – Orsus 2019

Moderno ed esuberante: amarena, cioccolato a latte, sandalo e incenso. Massiccio, avvenente, leggermente retrò per interpretazione stilistica che ammicca al cosiddetto “gusto internazionale”; ma è comunque ben costruito e dotato di discreto equilibrio dato dal tannino incalzante e dall’acidità di fondo.

90/100

Tenuta Terraviva – Lui 2019

Meno concessivo del “base” in questo momento: rimane quasi arroccato su toni ematici, di cuoio e di legno arso. E’ ben più leggibile al palato: austero si e molto tannico, ma senza durezze in eccesso, anzi con equilibrio più che discreto e finale ematico e salino di buona gittata. In assestamento.

90+/100

Ausonia – Nostradamus Riserva 2019

Visciola, nocciola, liquirizia e accenti selvatici. Sorso coerente, con frutto carnoso al centro, acidità di fondo e tannino in via d’integrazione, che al momento asciuga un po’. Molto simile al Nostradamus, ma un po’ più sfaccettato.

90+/100

Barone Cornacchia – Vizzarro riserva 2019

Insolitamente denso ed esplosivo al naso: visciole caramellata, carrube, vaniglia e chiodo di garofano. Ha materia quasi travolgente, ricchezza fruttata importante, ma tende a scomporsi e chiude decisamente asciutto e amaricante.

87/100

Illuminati – Zanna Riserva 2018

Maturo, avvenente e molto “vecchia scuola” nell’intreccio di prugna, graffione, cacao amaro, oliva al forno e cenni tostati. Ricco, avvolgente, non eccezionale per dinamismo, ma con struttura solida e tannino rinvigorente, finale fine tra frutto e tostature leggere. Canonico.

91/100

Lepore – Re Riserva 2018

Molto timido: lascia intuire accenni di oliva al forno, pelliccia e ferro. Non si distende nemmeno in bocca, rimanendo arcigno tra tannino incalzante e acidità un po’ fuori asse.

86/100

Orlandi Contucci Ponno – Riserva 2018

Compatto e imbrigliato nelle tostature di legno. Ha materia buona di fondo, ma la traccia del rovere tende a sovrastare il resto in questa fase.

88+/100

San Lorenzo – Escol Riserva 2018

Più segnato dal rovere rispetto all’Oinos: spezie dolci e tabacco mentolato incorniciano visciole, humus e pot-pourri. E’ robusto, potente, bilanciato dal tannino forzuto che segna la progressione in questa fase. La traccia del legno deve ancora integrarsi. Da attendere.

90+/100

Colonnella – Barocco Riserva 2017

Cioccolato e spezia dolci, visciolata e qualche refolo floreale a delineare un profilo piuttosto moderno. E’ classico, cremoso, con slancio moderato e legno abbastanza marcante, tannino morbido e finale che gioca sulle tostature. Ben fatto, ma piuttosto internazionale.

89/100

De Angelis Corvi – Elevito Riserva 2017

Scapigliato, ma accattivante: drupe e ferro, accenti selvatici in crescendo. E’ ricco, suadente, con tannino fitto ma inglobato nella ricca polpa fruttata, carnosità allettante e sapidità di fondo che lo rendono più equilibrato e universale rispetto agli altri vini aziendali.

91/100

Illuminati – Pieluni Riserva 2017

Legno molto evidente: le tostature nascondono il frutto. Sorso coerente, con tannino morbido e ritorni preponderanti di vaniglia e cioccolato.

87/100

Lepore – Luigi Lepore Riserva 2017

Purtroppo entrambe le bottiglie assaggiate erano problematiche.

N.D.

Mazzarosa – Riserva 2017

Emergono lampi vegetali e di frutti di bosco, in un contesto non troppo definito. Sorso semplice, scorrevole e discretamente equilibrato; non sembra esserci, però, lo spessore della Riserva.

88/100

Monti – Voluptas 2017

Piuttosto reticente: lascia affiorare frutti rossi e qualche cenno ematico. Coerente al palato: austero, mordente, con tannino che spinge e sovrasta il frutto.

88/100

Strappelli – Colle Trà 2017

Ciliegia e rosa appassita, qualche cenno di terziarizzazione. Caldo e maturo anche al palato, con qualche cenno tabaccoso che evoca l’annata calda.

87/100

Fantini – 2016

Molto moderno: prugna, vaniglia, caffè e lampi balsamici. Ricco e rotondo, con acidità di fondo che calibra solo in parte la mole di frutto. Indubbiamente internazionale.

88/100

Monti – Pignotto Riserva 2016

Sorprende per freschezza: frutti di bosco non troppo maturi, lampi balsamici, legno ben dosato e qualche accenno ferroso. E’ largo, ma non eccessivo, anzi scorrevole e disinvolto con tannino che marca senza graffiare, ritorni balsamici a dare spessore, fragranza di frutto nel finale di media gittata. Compiuto.

90/100

 

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