Ecco i migliori Barolo 2022 da Grandi Langhe

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L’approfondimento sull’annata 2022, per il sottoscritto, non si è limitato a Grandi Langhe, ma è partito già da un reportage per il numero di ottobre scorso del Gambero Rosso, dedicato al Barolo comunale di Serralunga. Un punto di vista sicuramente non onnicomprensivo, ma utile per cominciare a leggere un millesimo che arriva dopo una 2021 quasi perfetta e sembra collocarsi agli antipodi.

Il dato centrale per la 2022 del Barolo è la siccità record: sono caduti meno di 400 mm di pioggia da giugno a settembre secondo alcune stazioni meteorologiche langarole, valori vicini a quelli delle aree più aride del Sud Italia e sotto di oltre il 40% rispetto alla media storica della zona. Il paradosso, però, è che l’estate non è stata disastrosamente calda, soprattutto se confrontata con la 2023, segnata da picchi termici senza precedenti. Per questo la 2022 non può essere letta semplicemente come un’annata “rovente” in stile 2003 o 2017, ma piuttosto come una tragicamente secca, una condizione che in passato era una rarità assoluta e per la quale esistono pochi veri termini di paragone.

A rendere il quadro ancora più complesso c’è il cambiamento dello stile. I barolisti sono stati tra i primi produttori di grandi rossi in Italia a muoversi verso l’alleggerimento: estrazioni più delicate, uso più sobrio dei legni, meno ricerca della potenza e più attenzione alla bevibilità. Tutto questo incide profondamente sulla fisionomia dei Barolo 2022, rendendoli molto diversi da quelli che lo stesso clima avrebbe prodotto anche solo dieci anni fa.

Durante Serralunga Days, Gabriele Gorelli ha parlato di “annata della leggerezza”, una definizione che funziona per descrivere i vini meglio riusciti. I campioni più convincenti assaggiati dentro e fuori grandi Langhe sorprendono per delicatezza aromatica, sottigliezza e agilità, senza grandi stratificazioni o profondità monumentali, ma con garbo e piacevolezza notevoli. Sono vini ottenuti attraverso estrazioni molto dolci, spesso accorciando le macerazioni e rinunciando al cappello sommerso: pronti da subito, deliziosi nel breve e medio termine.

Il vero punto di forza della 2022 sta però in un aspetto specifico: la qualità media abbastanza soddisfacente – anzi proporzionalmente migliore – dei vini più semplici. Paradossalmente, tra gli esempi più riusciti figurano cru meno celebrati e vini multi-vigna, soprattutto con denominazione comunale. Forse perché in annate così la gerarchia classica tende a saltare; forse perché si è esagerato, negli ultimi anni, con la vivisezione del territorio, un approccio che funziona bene nelle annate facili e  molto meno quando le difficoltà costringono i produttori a puntare soprattutto sul “manico” e sullo stile. In questo caso il vecchio assemblaggio torna molto utile.

Fa scuola la scelta di Fabio Alessandria (Burlotto) che, non trovando differenze abbastanza marcate tra le singole vigne, ha deciso di assemblare tutto in un solo vino. Il risultato è un Barolo “base” da far accapponare la pelle!

Il quadro generale resta comunque molto disomogeneo. Diversi Barolo ‘22 sono aromaticamente graziosi ma scomposti in bocca, con tannini non perfettamente integrati o acidità scontrosa, spesso legata a raccolte molto anticipate o a uve di maturità limitata. Oppure, al contrario, sono già piuttosto evoluti, carenti di brio o segnati da volatili più marcate del solito.

Nettissima la differenza rispetto al Barbaresco, dove la 2022 è stata complessivamente un’annata valida, a tratti discreta, grazie a un clima mediamente più fresco. Anche all’interno del Barolo, però, le differenze territoriali sono importanti. E paradossalmente sono le zone agli antipodi a funzionare meglio.

Da un lato La Morra e Barolo, che hanno prodotto vini magari semplici, ma generalmente equilibrati, senza scottature evidenti o elementi fuori asse. Probabilmente perché i produttori di queste aree sono più abituati a gestire lo stress idrico, lavorando suoli con una componente sabbiosa che favorisce l’assorbimento dell’acqua in tutte le annate. Dall’altro Serralunga, che mostra una riconoscibilità più netta e qualche barlume di austerità, distinguendosi come unica fonte di ‘22 da lasciare in cantina per invecchiamenti più lunghi.

Così è così Monforte: qualche sorpresa tra Perno, Castelletto e zone affini, ma anche alcuni vini deludenti. Non convincono neanche Monvigliero e Ravera, cru che nelle ultime annate avevano brillato e che in questo millesimo offrono invece vini incerti e irrisolti.

Fermo restando che bisognerebbe chiudere il cerchio degustando anche i produttori cult che purtroppo mancano sempre all’appello di Grandi Langhe e degli altri grandi eventi, la 2022 per il Barolo è un’annata da studiare e interpretare con cautela per evitare delusioni. Forse la più scostante in assoluto dell’ultimo decennio.

Ma ecco i migliori Barolo 2022 da Grandi Langhe (con due intrusi):

15. Monchiero – Del Comune di Castiglione Falletto

Cominciamo con un vino comunale assaggiato fuori salone che brilla per espressività, mettendo insieme frutta rossa sotto spirito, spezie dolci e un tratto balsamico tipico di vigne come Pernanno, da cui proviene una parte delle uve. Ha sostanza e spessore, leggera rusticità tannica ben compensata da un frutto generoso, avvolgente, goloso. Non durerà vent’anni, ma per almeno cinque il godimento é assicurato.

91/100

14. Arnaldo Rivera – Undicicomuni

Altro esempio lampante di vino d’assemblaggio, teoricamente “base”, ma molto più convincente di alcuni cru, con il suo naso gentile di fragola, pesca gialla, rosa canina, appena spolverato di tostatura di legno. Nonostante un tannino appena rustico, riesce a scorrere con garbo e particolare disinvoltura, apparentemente leggero, ma non diluito. Il finale è pulito e aggraziato.

91/100

13. Ettore Germano – Cerretta

Cambio totale di marcia: qui il profilo é molto scuro, ematico e selvatico. Sorso austero e travolgente, con un’estrazione un po’ marcata, ma anche un frutto fresco e ben messo a fuoco. Gioca sulla potenza e chiude un po’ caldo, ma é tra i pochi con discreti margini di invecchiamento.

92/100

12. Virna Borgogno – Brunate

Delicato ed elegante: fiori rossi, frutti di bosco canditi, anice e liquirizia. Nonostante una punta di scontrosità del tannino e un’acidità moderata, riesce a farsi apprezzare per suadenza, immediatezza e golosità. Il finale è rarefatto, senza alcuna traccia di calore.

92/100

11. Domenico Clerico – Ciabot Mentin Ginestra

Vino iconico, in controtendenza con l’annata perché leggermente austero in questa fase, con note di iodio ed erbe aromatiche, qualche sussurro terrestre. Sorso dotato di un fendente acido deciso e di un frutto sottostante che dà spessore e gravitas. Da aspettare.

93/100

10. Chionetti – Bussia Vigna Pianpolvere

Eleganza floreale da Bussia mescolata a pesca gialla, fragola e liquirizia. Anche se meno preciso rispetto alle annate migliori e con un filo di asciuttezza sul fondo, colpisce per reattività, espansione aromatica e persistenza soave.

93/100

9. Poderi Luigi Einaudi – Cannubi

Eleganza tipica di Cannubi, espressa con toni di pesca gialla, rosa appassita, finocchietto e liquirizia. Suadente, setoso e di bella purezza, con un finale che oscilla tra il frutto e il fiore. Molto gentile, di profondità non fenomenale, ma particolarmente piacevole seduta stante.

93/100

8. Marchesi di Barolo – Coste di Rose

Un profilo un po’ timido con frutto rosso fresco, iodio e accenni mentolati. In bocca, invece, è perfettamente delineato: succoso e avvolgente, estremamente godibile nella sua relativa semplicità. Anche questo un Barolo “di gusto” da stappare subito.

93/100

7. Ca’ Viola – Sottocastello di Novello

Finezza pura: pesca gialla, rosa appassita, qualche accenno di  spezie orientali. Purezza e soavità coerente all’attacco in bocca; poi un tocco di asciuttezza tannica che, però, non compromette una progressione molto godibile, composta, tutta giocata in chiusura tra balsamicità e freschezza.

93/100

6. Marcarini – La Serra

Ribes, arancia rossa e liquirizia con una spennellata selvatica di fondo. Il tannino appena asciutto non sciupa la dinamica, anzi dà spessore ad una progressione con un registro aromatico relativamente classico e un finale coerente, energico. Trascende lo stile dell’annata e dà l’impressione di poter invecchiare discretamente.

93/100

5. Mario Marengo – Bricco delle Viole

Sottile e rarefatto, con note di legno arso, arancia e un tocco di spezia dolce. In bocca è fresco, agile, con grande succo e un tannino molto sottile che accompagna un finale di notevole espansione balsamica. Perfettamente espressivo della vigna alta e di confine.

94/100

4. Crissante Alessandria – Del Comune di La Morra

Altro esempio lampante di vino “multi-vigna” centrato: riassume lo stile di La Morra con puntualità ed enfasi sulla finezza, tra richiami gentili di fiori appassiti, fragola e spezie dolci. Dotato di garbo, precisione e snellezza,con un tannino shiatsu e un finale molto equilibrato. Espressivo di uno stile in “levare”, ma senza esagerazioni.

94/100

3. Schiavenza – Prapò

Eucalipto, terra bagnata e spezie scure avvolgono un frutto rosso delicato e suadente. Serralunghiano per profondità decisamente superiore alla media dell’annata, con un tannino ancora in via di assestamento – ma ben estratto – e tanto frutto che dà ampiezza a un finale rigoroso, dinamico, con ritorni di arancia sanguinella a dare ritmo. Aspettatelo.

95/100

2. Palladino – Ornato

Scuro e rigoroso, con toni selvatici ed ematici su fondo più delicato, floreale e di frutti rossi. Tra i pochi capaci di fondere lo stile delicato e snello dell’annata con un’anima più austera, serralunghiana, giocando in chiaroscuro tra toni terragni e una lato più chiaro e arioso che dà distensione. Tannino perfetto, allungo notevole.  Una garanzia.

95/100

1.Burlotto

Assaggiato non a Grandi Langhe, ma in visita in cantina. È l’unico vino aziendale prodotto in questa annata, un assemblaggio di tutte le masse che in origine dovevano dare vita ai cru. È l’epitome della sottigliezza senza diluizione. Ha un naso ematico e iodato, di arancia rossa, acqua di rose, cipria ed erbe officinali: decisamente borgogneggiante. Punta tutto su energia, succosità e suadenza, con un pizzico di calore sul fondo e senza la stratificazione delle grandi annate o dei single-vineyard, ma tanta freschezza e un senso di straordinaria purezza. Probabilmente uscirà allo stesso prezzo del Barolo classico delle altre annate, ma, viste le premesse e la stoffa, è facile immaginare che diventerà un pezzo da collezione!

96/100

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