Partiamo da una bottiglia colossale, stappata in fretta e furia ma destinata a rimanere impressa nella memoria, che rimarca il perché valga la pena di interessarsi ai vini irpini. Parlo di una strepitosa 2003 a firma di Raffaele Troisi, titolare di Vadiaperti, una delle poche aziende che hanno cominciato a puntare sul Fiano già a metà anni 80. L’annata è stata bollente e la maggior parte dei vini superstiti è poco più che un relitto malconcio. Questo liquido, invece, ha sprigionato vitalità impressionante: scapigliato si, a tratti selvatico e terroso, ma con nessun cenno di ossidazione, acidità guizzante a supporto del sorso, finale in chiaroscuro, a dir poco trascinante. Mi ha fatto venire in mente certe vecchie annate del Trebbiano di Valentini.
Purtroppo la disponibilità di bottiglie di questo genere è estremamente limitata, perché in molti vent’anni vendevano ancora l’uva e chi imbottigliava già era solitamente costretto a vendere tutto in fretta per far quadrare i conti. E allora vale la pena di fare il punto sulle ultime due annate, sperando che qualcuno si prenda la briga di comprare bottiglie di Fiano adesso e stapparle tra cinque, dieci o vent’anni.
Nella triade delle DOCG irpine, il Fiano è solitamente considerato il vino più stabile, se non altro per la resilienza del vitigno nelle annate avverse. Ma il panorama ampio – per quanto non totalmente esaustivo – di Campania Stories ci parla di una 2023 altalenante: partita con grandi piogge e attacchi di peronospora che dovrebbero aver ridimensionato la quantità ma non la qualità, proseguita con qualche ondata di caldo torrido in estate, temperature abbondantemente sopra la media e poca acqua tra settembre e inizio ottobre. Rispetto a vini di altri areali – compreso quello del Greco di Tufo, di cui parleremo più avanti – i Fiano di Avellino 2023 sembrano vini relativamente “caldi”: precoci nell’espressione aromatica in alcuni casi; corti e un pelino vegetali, quasi a suggerire una maturazione non ottimae, in altri. Fa eccezione la zona di Lapio, che, grazie all’altitudine e alle notevoli escursioni termiche, sfodera almeno un paio di vini strabilianti.
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La 2022 c’era parsa un’annata convincente l’anno scorso e i vini rilasciati in ritardo confermano le impressioni. Qualche rotondità in più del solito legata all’annata calda c’è, ma la maggior parte dei vini hanno un bell’equilibrio tra struttura e tensione. Se la 2003 ha retto così bene nei migliori casi, è molto probabile che quest’altro millesimo tendenzialmente “rovente” – ma anche un po’ piovoso in autunno – avrà vita ancora più lunga.
Ecco i migliori Fiano di Avellino 2022 e 2023 da Campania Stories:
Di Meo – Fiano di Avellino 2023
Nativ – Fiano di Avellino Via del Crinale 2023
Borgodangelo – Fiano di Avellino 2023
Colli di Lapio – Fiano di Avellino 2023
Villa Matilde Avallone – Fiano di Avellino Montelapio 2023
Tenuta del Meriggio – Fiano di Avellino 2022
I Favati – Fiano di Avellino Pietramara Etichetta Bianca 2022
Villa Raiano – Fiano di Avellino Alimata 2022
Pietracupa – Campania Fiano Igp 2022
Cantina del Barone – Campania Fiano Particella 928 2022
Seguirà articolo sul Greco di Tufo, la vera rivelazione di Campania Stories 2024.








