Se i consumatori riusciranno in tempo breve capire le differenze tra le varie Pievi del Nobile di Montepulciano è cosa che non saprei dire con certezza. Ma forse non è questo il punto principale: ben più importante è che all’ Anteprima 2025 ci siamo divertiti a degustare come mai prima d’ora.
Le Pievi hanno dato bella scossa al territorio: l’idea stessa di lavorare su di un’ identità specifica e non generica, confrontandosi direttamente con il proprio vicino, e di ripensare i protocolli produttivi per seguire un disciplinare più stringente, sembra aver cambiato radicalmente il volto del Nobile. Anche le cantine che fino a questo momento non ci avevano mai esaltato hanno tirato fuori un vino Pieve perlomeno dignitoso. Quelle che, invece, ci convincono da sempre hanno esordito in grandissimo spolvero, al punto che ci chiediamo se ci possa essere una cannibalizzazione con i loro storici Cru.

Insomma, esattamente come a Barolo e Barbaresco o nel Chianti Classico, l’introduzione di queste sottozone sembra aver innanzitutto permesso alle aziende di lavorare meglio e fare progressi che avrebbero richiesto molto più tempo. Dopodiché, non c’è dubbio sul fatto che alcuni nerd del vino si sbizzarriranno a studiare le mappe realizzate dal master of Wine Andrea Lonardi e a stappare bottiglie per vedere se davvero riescono a trovare un profilo archetipico per Caggiole, Cervognano, Le Grazie o Valardegna. Quello che la vivisezione riesce solitamente a fare è proprio creare entusiasmo tra ultra-appassionati e addetti ai lavori che poi lentamente si trasmette anche a un pubblico attento, ma meno esperto. Certo, l’unico deterrente a questo fenomeno potrebbero essere i prezzi; si è sentito parlare di posizionamento “super-premium” per qlcuni di questi vini. Non sappiamo esattamente di che cifre si parla, ma è importante che almeno le aziende meno affermate si inseriscano in una fascia che stimoli la curiosità invece di stroncarla in partenza.
La degustazione dei Nobile senza Pieve è passata quasi in secondo piano, ma la verità è che sono parecchi i vini delle ultime annate che meriterebbero l’assaggio. La 2022 è stata un’annata tendenzialmente molto calda, anche se alcune piogge a settembre hanno portato un po’ di refrigerio. Non ci sono i picchi qualitativi della ‘21, ma il miglioramento generale della qualità lo s’intuisce dal fatto che di vini propriamente scorretti non se ne sono visti. Nel giro di pochi anni è migliorata anche la gestione dei tannini e forse l’unico problema che affligge ancora il Nobile è una tendenza all’uso di legni troppo marcanti o non perfettamente puliti. Ma l’incidenza è molto più contenuta rispetto al passato.

Una sola nota negativa prima di passare agli assaggi: all’anteprima Nobile capita spesso di scoprire aziende nuove che, dopo una o due edizioni, escono fuori dall’evento e spariscono dai radar. Un fenomeno assolutamente incomprensibile visto che l’Anteprima Nobile – come tutte le iniziative per trade e stampa organizzate in collaborazione con la Regione Toscana – permettono di di presentare i propri vini a una platea di tutto rispetto sostenendo costi assolutamente accettabili!
Ecco i migliori Nobile di Montepulciano con menzione Pieve dall’anteprima 2025:
Podere Tiberini – Le Caggiole 2021
Cominciamo con un’espressione della Pieve già rivendicata da anni in etichetta da diversi produttori. Questa versione in particolare ha un naso ancora leggermente timido. Ma la bocca brilla per finezza e succosità, con tannini soffici a sostegno del frutto e un ritorno boschivo che dà profondità al finale. Una versione che fa del garbo la sua chiave di volta.
93/100
La Ciarliana – Cerliana 2021
Stile totalmente diverso per Cerliana, che secondo Lonardi, dovrebbe dare vini ricchi e densi con tannini più fitti. Nel calice c’è una certa coerenza con quest’assunto: il naso è cupo e terroso, ma anche dolce di frutti neri stra-maturi. Il sorso parte morbido e poi sferra l’attacco tannico, per distendersi nella fase seguente e lasciare una bella scia fruttata e balsamica in chiusura.
94/100
Fattoria della Talosa – Le Grazie 2021
Uno stile a metà tra le precedenti due Pievi, con una parte balsamica molto intensa che incornicia susine mature, tabacco, humus e una punta di caffè. Più sostanzioso di Caggiole, meno tannico di Cerliana, piace questa sferzata di arancia amara che bilancia il frutto e allunga il finale ampio e variegato.
94/100
Le Berne – Cervognano 2021
L’ anno scorso scrivevo: “profuma di gelatina di ribes e anice, lavanda e fiori rossi. D’ impronta quasi borgognona per soavità e succosità del frutto, con tannino impeccabile, acidità incalzante che gli dà l’abbrivio, conducendo i giochi fino alla chiusura energica e garbata allo stesso tempo”. Non è cambiato molto: rimane un vino di splendida eleganza, riflesso di quello che potrebbe diventare il “Grand Cru” più importante della denominazione.
94/100
Il Molinaccio – Valardegna 2021
Qui ci troviamo solo in parte con la descrizione di Lonardi, per la quale Valardegna sarebbe zona di vini ricchi e robusti. Forse sarà per la mano fatata del produttore che il vino si presenta con un naso delicatissimo di eucalipto, radici, creme de cassis, non troppo diverso da quello del Cervognano de Le Berne, anzi a tratti più fine ed arioso. Impostazione coerente in bocca: tannino perfettamente integrato, frutto sia rosso che giallo che dà armonia e distensione, finale di rara eleganza.
95/100
Poliziano – Le Caggiole 2021
Il primo prototipo di Pieve – già commercializzato con questo nome da alcuni anni – si conferma ai vertici della denominazione. Il naso è micidiale: moderno, pulito, completo tra frutto di rovo ed erbe balsamiche, spezie ed arancia sanguinella. Il sorso segue la stessa traccia, di grande energia e contestuale pienezza, con l’eleganza tannica tipica di questa Pieve e un finale in crescendo.
95/100
Tutti gli altri Nobile di Montepulciano meritevoli di menzione:
La Braccesca – Vigneto Santa Pia 2021
Tenuta Gracciano della Seta – 2022
Tenuta Trerose – Pieve Valiano 2021
Vecchia Cantjna di Montepulciano – Pieve Sant’ Ilario 2021








