Il secondo vino di Tenuta San Guido è davvero al livello di Sassicaia?

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La risposta è si. E L’avevo già data in quest’articolo sui Supertuscans del 2023.

Il Guidalberto di Tenuta San Guido ha poco da invidiare al fratello maggiore Sassicaia, soprattutto nelle grandi annate. Che poi in questo caso l’idea di “secondo vino” è fuorviante, perché non non lo è nell’accezione bordolese del termine, visto che non contiene uve di ricasco. Piuttosto è diverso già per composizione del blend: contempla il Merlot, non presente nel campione di casa, insieme a una buona quota di Cabernet Sauvignon. E proprio il Merlot, declinato in uno stile tutto meno che estrattivo e stereotipato, scolpisce  una 2021 da manuale, trovata – per errore o per fortuna – a 70 euro nella carta dell’Osteria La Quercia di Roma.

Ha profumi inizialmente sussurrati di melagrana, fiori appassiti, una parte ematica che ricorda a tratti un Sangiovese, ma anche violetta e lavanda tipiche del Cabernet, che conquistano la scena con il tempo e gli danno un appeal più bordolese che bolgherese. In bocca evidenzia la trama   tannica delicatissima del Merlot, ma nel contesto di un corpo agile, succoso, con un frutto freschissimo, tra ribes croccante e arancia sanguinella. Il finale è delicato, floreale: il ritorno di garriga tipico del suo fratello maggiore emerge più chiaramente con un po’ di ossigenazione. Volendo proprio trovare il pelo nell’uovo, si potrebbe dire che non è dotato di chissà quale complessità o stratificazione: cresce in intensità e definizione, ma non diventa mai caleidoscopico come il Sassicaia di pari annata. Eppure rimane notevole per la dinamica tutta improntata su energia ed eleganza: prerogativa più tipica dei vini toscani d’entroterra quelli di costieri.

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