Un Rosato siciliano di produttore emergente che merita l’assaggio

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A poche settimane dalla presentazione di 100 Best Italian Rosé 2025, mi sono imbattuto per caso in un nuovo rosato da scoprire, scovato nella carta del Grappolo d’Oro di Roma, dove la volta scorsa avevo stappato uno dei vini calabresi di Le Quattro Volte di Brunori Sas, rimasto in tavola perché al limite del potabile ( e non era ancora uscita fuori la stroncatura del Gambero che ha scandalizzato i fan del cantautore!).

Il produttore in questo caso è Sergio Drago, vignaiolo tra Alcamo e Monreale, in una zona di alta collina e montagna della Sicilia Occidentale. Il Nero d’Avola non sarebbe nemmeno il vitigno di punta da quelle parti, ma in rosa riesce a dare un 2022 perfetto già da un punto vista cromatico: né troppo pallido, né troppo scuro. Caldo di fragoline sotto spirito al naso, con accenti balsamici e giusto un pizzico di volatile che amplifica i profumi senza sovrastarli. In bocca ha la combinazione di dolcezza di frutto e freschezza tipica di un vitigno considerato “molle” per cattiva interpretazione o errore enologico più che per sua predisposizione. Non è un rosso mancato, ma non assomiglia nemmeno a un bianco. Chiude salino, piccante, con una scia di arancia rossa ed erbe spontanee che spazza via i grassi della crocchetta di bollito e del tortino di verdure, cedendo giusto un pelino di fronte al boccone più sostanzioso dei cordoni di frate con zucchina, salsiccia e ricotta salata.

Fa 12 gradi, la fermentazione è stata spontanea come le tendenze odierne comandano e non è filtrato. Ha tre anni sulle spalle e almeno altri tre di vita residua. L’abbiamo pagato 30 euro al tavolo nel cuore di Roma. Insomma… cosa chiedere in più alla vita?!

Sergio Drago – Terre Siciliane Rosato 2022 – 93/100

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