La Toscana dei vitigni minori: quattro vini semi-sconosciuti da scoprire

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Non solo Brunello, Chianti e Bolgheri: la Toscana è piena di vini sorprendenti da vitigni sconosciuti che meritano l’assaggio, anche per il rapporto qualità-prezzo formidabile.

Eccone quattro da scoprire:

Le Vigne – Maremma Toscana Ciliegiolo 2021

Se fossi un vitigno, vorrei chiamarmi Ciliegiolo: non c’è altra altra varietà con un nome più evocativo del proprio carattere di questo progenitore del Sangiovese presente più o meno in tutto il centro Italia, a volte utilizzato per produrre vini che provare a scimmiottare Chianti e affini, anche se le versioni più riuscite si smarcano dalla ricerca forzata dei tratti comuni con il Sangiovese e puntano, piuttosto, sulla schiettezza e sulla freschezza della drupa croccante. Sono vini “de soif”, ma non scontati, come questo maremmano di Le Vigne, assaggiato all’evento Ciliegiolo d’Italia in primavera. E’ l’ archetipo del vitigno con il suo profumo quasi totalmente fruttato e un sorso schietto, essenziale, rinsaldato da un tannino appena asciutto e ravvivato da un guizzo di erbe aromatiche. Ottimo soprattutto a rapporto qualità-prezzo: viene sui 12-13 euro.

88/100

Il Viaggio di Landò – Prima Fermata Vino Rosso (L. 2021)

David Landini, enologo di Villa Saletta, e la giornalista Roberta Perna, hanno creato da qualche anno questo progetto “itinerante” votato alla riscoperta di vigne molto vecchie. Per ora si concentra in quel di Palaia, nelle colline pisane, ma l’obiettivo negli anni a venire sarebbe riscoprire parcelle dimenticate in altre zone della regione ed eventualmente espandersi anche fuori regione. “ Al momento facciamo un bianco da Trebbiano e Malvasia e un rosso da Canaiolo – ci spiega David – per un totale di non più di 5.000 bottiglie, ottenute da ceppi di più di 90 anni di età, su di un crinale terrazzato, che coltiviamo in maniera totalmente organica, trattando al massimo un paio di volte a stagione”. Il protocollo di produzione è molto minimal – fermentazione spontanea, no filtrazione, no solforosa aggiunta – e il risultato, nel caso del rosso da Canaiolo, è un vino semplice, ma non scontato, “un bianco travestito da rosso” che presenta un colore rubino shocking con screziature violacee e sa di gelso, violetta, liquirizia ed erbe spontanee. Garbatamente vegetale al palato, snello e grintoso senza essere eccessivamente rustico, si fa bere in scioltezza a una temperatura di servizio inferiore ai 14 gradi ( magari 12, come suggerito dal buon Oscar Farinetti nell’intervista recente che ha fatto tanto discutere!).

89/100

Valdonica – Maremma Toscana Ciliegiolo Vigna Rigualdo 2019

Sempre Ciliegiolo, ma in questo caso l’azienda si trova in una delle zone più alte della Maremma, dove il vitigno si esprime in maniera più fine della media e dà un vino un po’ più ambizioso, affinato anche in legno, ma sempre fedele al varietale, con la ciliegia ferrovia che si alterna a rosmarino, anice, eucalipto e giusto un accenno di sottobosco. E’ succoso e raffinato: l’ acidità da vino d’altura dà grande fluidità allo sviluppo e lo traina fino alla chiusura nettamente balsamica. Buono ora, ma promettente anche a medio raggio. Anche questo l’abbiamo assaggiato a Ciliegiolo d’Italia.

91/100

La Sala del Torriano – 5 Filari Toscana Rosso 2020

Chianti Classico si, ma attraverso una chiave di lettura diversa dal solito : alla sala del Torriano in quel di San Casciano Val di Pesa, il comune più a nord della zona, hanno recuperato pochi filari di Pugnitello, vitigno semi-sconosciuto che storicamente veniva usato come uva da taglio per dare più colore e concentrazione. “ Ha una tannicità astringente, molto toscana – ci spiega Lorenzo Mugnaini, responsabile commerciale dell’azienda – noi abbiamo cercato di smussarla con l’affinamento in anfora, che favorisce ossigenazione e polimerizzazione”. La produzione è omeopatica: a malapena 1000 litri, ovvero due anfore, in un’annata generosa. Ma il risultato è più che convincente: le affinità genetiche tra Pugnitello e Montepulciano sono evidenziate dal colore abbastanza fitto e dal profumo che gioca su more, mirtilli neri e cacao amaro più che sul solito fiore-lampone-arancia sanguinella del Sangiovese Chiantigiano. Il sorso, però, mostra l’impronta chiara del territorio: il tannino ben gestito è allineato con la giusta acidità e una nota ematica che prende la scena nel finale di bella grinta. Una bevuta “alternativa” che intrigherà gli aficionados del Gallo Nero.

91/100

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