Kurni 2012: il controverso fine wine marchigiano e l’importanza del “baby fat”

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È uno dei vini più divisivi d’Italia: acclamato da una parte della critica e giudicato artefatto, eccessivamente concentrato e fuori scala in termini di prezzo da altri. Personalmente non l’ho mai amato, ma questa bottiglia stappata qualche giorno fa l’ho trovata tutto meno che noiosa.

Il naso è allettante: rose appassite, cacao ed erbe officinali stagliano sul frutto pieno, ricco, ma non surmaturo. La bocca? Cesellata, vellutata, magistrale per equilibrio e gestione dell’estrazione tannica e dell’alcol (più o meno inavvertibile), con acidità non acuta – ma adeguata – in sottofondo che bilancia la massa e un ampio retro-olfatto balsamico ad ingentilire. Un tocco di dolcezza sul finale – rafforzata da qualche grammo di residuo zuccherino – non ne inficia la beva, anzi contribuisce a tenere in piedi la struttura muscolosa. Dieci anni non sono molti per un fine wine così ambizioso, ma il fatto che non mostri nemmeno il minimo cenno di evoluzione fa capire che un po’ di “ciccia” in esubero può tornare utile nei lunghi invecchiamenti.

Punteggio: 93/100

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