Ne hanno già parlato tutti. Io forse arrivo in ritardo con il mio ricordo da allievo a Pollenzo prima e poi da collega. Ma ci tengo a ricordare che Giampòl – come eravamo soliti chiamarlo – era persona intransigente, scrupolosa, fieramente idealista, capace di trasmettere la sua visione in controtendenza in maniera straordinariamente pacata. Grande sostenitore del vino artigianale, ma mai talebano. Francamente non ho avuto la fortuna di conoscere altri “estremisti” così gentili. Mi mancherà il potermi confrontare con lui in tutte quelle occasioni in cui i “piccoli” erano sul palco e ci si ritrovava a parlare dei loro pregi e dei loro limiti, di ciò che sarebbero potuti diventare più di ciò che erano, come a Loreto Aprutino, in Oltrepó, a Castelnuovo Berardenga o al Ceppo con Roberto Rondelli… e lì, senza saper che piega avrebbe preso il destino,avevamo lanciato l’idea di fare nel 2025 una ricognizione su Dolceacqua. Era tutto un guardare al futuro con lui. E il bello è che sapeva essere serio, preciso, ma anche divertente e ironico. Era sempre pieno di energia… e mai avremmo immaginato che sarebbe uscito di scena così presto. Eppure, a pensarci bene, il suo è stato il migliore degli epiloghi possibili: addormentarsi per sempre dopo aver fatto la sera precedente ciò che più amava. Ma la morte si sconta vivendo… e io non posso fare a meno di pensare a cosa stia attraversando chi lo conosceva molto meglio di me.
Il vino, però, è fonte di gioia anche nei momenti bui, e allora varrebbe pena di brindare con le bottiglie che entrambi abbiamo apprezzato: quel Ventisei 2020 de Il Rio assaggiato troppo velocemente nel nostro ultimo incontro, ma anche il Chiusa di Pannone 2010 di Antonelli degustato insieme in una cena di fine estate, il Trebbiano 2019 di Valentini a La Bandiera, il Piedirosso di Agnanum in un’edizione passata di Campania Stories e i Chianti Classico di Terra di Seta, il Breg di Gravner stappato a Pollenzo. Vini identitari e in linea con il suo concetto di “sottrazione”, che poi ho reinterpretato a modo mio e riproposto più volte. Forse lo specchio di una persona che è riuscita a dare tanto al mondo del vino senza mai sfoggiare i muscoli, senza strafare, facendo forza sulla delicatezza, sull’eloquio forbito e sulla profondità del pensiero. Non un uomo per tutti, ma capace di lasciare il segno nei (non troppo) pochi che hanno avuto la fortuna di seguirlo in questi anni di onorata carriera…








