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Ferragosto in rosa: tre etichette che stanno bene con tutto

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Tre rosati di somma scorrevolezza – e con un prezzo interessante – per delle “Feriae Augusti all’insegna del piacere incondizionato.

Non una raccolta pensata, strutturata, ma una semplice selezione di etichette rosa che ho assaggiato negli ultimi mesi e che penso possano regalare soddisfazioni in un giorno dell’anno in cui la brace arde, il rosso si scalda e diventa imbevibile e, per ingerire liquidi diversi dal solito peroncino ghiacciato, bisogna trovare una mediazione.

Non è per moda che continuo a parlar di rosa dopo le interviste, questo articolo qui e il report sul Cerasuolo d’Abruzzo ad Abruzzo Wine Experience, ma perché questo vino di compromesso è diventato la mia fissazione per il 2021: non ne ho bevuto molto in passato – tranne che nei miei soggiorni abruzzesi – ma l’ho rivalutato in questi mesi per la sua capacità di dare soddisfazione a tavola senza troppe pippe mentali.

Ecco i rosa che vi consiglio spassionatamente per questo Ferragosto:

Muscari Tomajoli – Velca 2019

Assaggiato da Gastromario, grazioso bistrot nel quartiere Appio Latino, in una giornata in cui l’ Acqua di Nepi sembrava l’unico antidoto alla canicola, è sceso giù con disarmante disinvoltura, senza appesantirci nemmeno un po’. Per la cronaca, si tratta di un Montepulciano rosè abbastanza atipico, molto lontano geograficamente e stilisticamente da un Cerasuolo. Siamo a Tarquinia, nell’Alto Lazio che va verso la toscana; la vinificazione avviene con una quota di raspi che rinforza un coté vegetale rinfrescante, dà un guizzo di tannino e fa da contraltare al frutto arrotondato, addolcito dall’affinamento sulle fecce fini con batonnage. Ha fatto la sua sporca figura su di una croissant ripieno di ventricina e su di una genovese di totani, e penso che potreste giocarvelo sulla chitarrina allo scoglio e su di una braciola di maiale con la stessa facilità. Sull’azienda trovate qualcosa in più a questo indirizzo.

90/100

Poggio al Grillo – Rosatico 2020

Dal Lazio a Bolgheri, dove, tra vigne atte alla produzione di ricchi e massosi Supertuscans, compare l’Aleatico, vitigno aromatico che generalmente dà i migliori risultati in versione dolce. Poggio al Grillo è stata tra le prime aziende a trarne un vino rosa, seguita da Antinori con l’Aldobrandesca e pochi altri. Il rischio di un rosè del genere è che la parte aromatica diventi ingombrante, stucchevole, ma in questo la vinificazione è stata gestita con grande maestria e il risultato è tutto il contrario di quel che si potrebbe immaginare. La verve terpenica diventa un’infusione quasi cosmetica di rosa, bergamotto, mirto, macchia mediterranea. Il sorso sa di mare, d’agrume, di succo di fragola, di caciucco alla livornese o di merende in pineta con pane e prosciutto, pane e finocchiona, pane e parmigiana di melanzane, pane e… quello che vi pare!

91/100

Castello di Montepò – JeT 2020

Il Rosato fatto con il clone dei migliori Brunello di Montalcino da una delle famiglie che il Brunello l’hanno inventato, ma il territorio è quello di Scansano, perla della Maremma un po’ bistrattata, dove i Biondi Santi hanno il loro castello di Montepò. Ho degustato JeT (Jacopo e Tancredi, dai nomi dei due eredi della casata) in un seminario online prima e poi al pranzo di presentazione del libro di Giovanni Gaggia e Mauro Uliassi alla Trattoria da Lucio di Rimini. In quel caso l’abbinamento era con pesci frollati – e quindi molto saporiti – ma penso che la “morte sua” siano carni e salumi. Il colore, infatti, potrebbe far pensare che si tratti del solito rosato maremmano che scimmiotta la Provenza, ma il naso evidenzia subito una certa sostanza – fragola candonga, pomodoro confit, origano – e il sorso è molto fluido nonostante i 14 gradi alcolici, che danno quella ciccia che serve per sbizzarrirsi.

91/100

E dopo questa ci prendiamo una settimanella di pausa. Buon ferragosto a tutti!

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