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Duca di Salaparuta e Florio: il nuovo corso delle vecchie glorie siciliane

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Vinoforum 2020 ci ha riservato una bella sorpresa: una grande, storica realtà siciliana che avevamo perso di vista da tempo ci ha stupito con una gamma più interessante del previsto.

A dire il vero il gruppo è uno, le cantine tre: Corvo, Florio, Duca di Salaparuta. Saprete forse che queste tre aziende, in passato di proprietà dei Florio e degli Alliata di Villanfranca, sono state acquistate dalla famiglia Reina dell’Illva Saronno nei primi anni 90’ . Conoscerete anche la vicenda del Duca Enrico, primo nero d’ Avola in purezza partorito dalla mente geniale del pater nobilis Giacomo Tachis.

Ebbene, dopo tanto furore nei 90’ e nei primi 2000, con premi a iosa e punteggi da record per la Sicilia, queste due aziende hanno perso lo scettro. Notizie sui bilanci del triennio 2016-2018 evidenziavano anche qualche problema finanziario (fonte: Cronache di Gusto), ma nell’ultimo anno è stato fatto tanto lavoro e pian piano Duca e Florio stanno tornando in pista.

Sono diversi i progetti già realizzati o in fase di realizzazione nelle tenute sparse in tutto il territorio isolano. Per esempio, a Vajasindi, sul versante nord dell’ Etna, si sta piantando Carricante e si è cominciato a produrre uno Charmat da Pinot Nero che nelle prossime annate diventerà Metodo Classico. Nella tenuta Suormarchesa di Butera, invece, è entrato da poco in gamma un bianco da Vermentino in purezza che sorprende per riconoscibilità delle caratteristiche varietali.

A Marsala la situazione è più stabile: non ci sono grandi novità, ma non ce n’è neanche bisogno. L’unica nuova è un lodevole progetto di comunicazione che vede protagonisti i Marsala in abbinamento a piatti gourmet con bottarga, ostriche, sarde. Anche sul packaging si sta facendo qualcosa, e per farvi capire meglio cosa vi rimandiamo a questo video che ha come protagonista Domenico Di Liberto, brand ambassador di Duca di Salaparuta.

DEGUSTAZIONE

Duca di Salaparuta – Duca Nero Brut

Dalla tenuta Vajasindi di Castiglione di Sicilia (Etna), un Metodo Charmat che prestò diverrà Metodo Classico. L’Etna ha la meglio sul Pinot Noir: tipiche note affumicate s’alternano a tratti agrumati e di mandorle tostate. Il palato è tonico e sferzante come ci si aspetta da un Extra Brut. L’effervescenza è un po’ aggressiva, ma il vino è dinamico e piacevole.

Punteggio: 86/100

Duca di Salaparuta – Duca Brut

Prodotto dal 1971, il Duca Brut è con tutta probabilità il più antico spumante siciliano. Se vi aspettate la classica dolcezza fruttata degli Charmat, siete fuori strada. Il Grecanico, infatti, dà vita a ricordi minerali e di erbe aromatiche e la sosta prolungata in autoclave aggiunge sensazioni di lievito quasi da Metodo Classico. Il sorso è semplice e scorrevole; lo Chardonnay conferisce polpa e morbidezza, il Grecanico un tocco vegetale che rinfresca il finale. Unico neo: la bolla non proprio finissima.

Punteggio: 84/100

Duca di Salaparuta – Terre Siciliane Vermentino Sentiero del Vento 2019

Il Vermentino c’è sempre stato in Sicilia, ma in passato è stato usato esclusivamente come uva da taglio. Solo di recente qualche azienda a provato a vinificarlo in purezza. Il Sentiero del Vento proviene da vigneti nella tenuta Suormarchesa di Butera ed è la prima versione “premium” di Vermentino siciliano. Gli aromi di lemon zest, erbe aromatiche, mango acerbo sono così classici che lo si potrebbe facilmente scambiare per qualcosa di Toscano (o di Sardo). Il palato è snello, sfizioso, tonico di agrume e sale e lievemente erbaceo nel finale sferzante. Ottimo per i pranzi della bella stagione.

Punteggio: 87/100

Duca di Salaparuta – Terre Siciliane Bianca di Valguarnera 2015.

Un’ Inzolia dal nome gattopardesco: i Valguarnera, parienti degli Alliata e co-fondatori dell’azienda, hanno costruito e posseduto l’omonimo palazzo palermitano scelto da Luchino Visconti per le scene del gran ballo con Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale. Il vino era famosissimo e apprezzatissimo negli anni 90’, ma è presto passato di moda e oggi è una sorta di reliquia della vecchia enologia siciliana. C’è da dire, però, che gli aromi “retrò” di creme bruleè, cannella, albicocca, burro fuso sono sostenuti da un buon nerbo acido e da una discreta sapidità. Lo preferisco di gran lunga a tanti altri vini parimenti legnosi e burrosi, compresa la maggior parte degli Chardonnay siciliani.

Punteggio: 88/100

Duca di Salaparuta – Terre Siciliane Nero d’ Avola Passo delle Mule 2018

Dalla tenuta Suormarchesa di Butera, la stessa dove è nato il Duca Enrico, un Nero d’Avola riconoscibile, equilibrato e dal buon rapporto qualità-prezzo. I profumi di mirtillo, cappero, erbe aromatiche, oliva nera sono didattici e il sorso è coerente, morbido, ma senza eccessi, fresco e sapido al punto giusto e di nuovo fruttato nella chiusura di discreta lunghezza. Domenico Di Liberto, brand ambassador dell’azienda, ci spiega che il nome Passo delle Mule deriva da un valico nei pressi della tenuta che i contadini attraversano con gli asini per dirigersi verso l’Etna.

Punteggio: 87/100

Duca di Salaparuta – Terre Siciliane Nero d’Avola Duca Enrico 2013

Monumento enologico creato da Tachis nel 1984. Proviene da vigneti ad alberello su terreni calcareo-silicei in quel di Riesi di Butera (CT). La densità media è di 5.000 ceppi per ettaro e le rese sono molto basse (circa 1,2 kg per pianta). Il vino trascorre 18 mesi in barrique, diversi anni in bottiglia e all’esordio offre già aromi scuri, profondi di terra bagnata e tabacco, pasta di olive e pot-pourri di fiori rossi. Il corpo è robusto, ma agile, il tannino marcato, ma ben estratto. L’arancia sanguinella emerge chiara, croccante insieme a una parte fruttata più dolce che sfuma in un finale d’ottima lunghezza. Un grande classico che non sfigura quasi mai.

Punteggio: 92/100

Duca di Salaparuta – Terre Siciliane Lavico 2017

Nerello Mascalese dalla Tenuta Vajasindi di Castiglione di Sicilia. Il naso offre sensazione classiche di mirtilli ed erbe aromatiche, toni affumicati e un cenno di noce moscata. Il palato è tonico, agrumato, appena sfiorato da un tannino leggero e riccamente speziato nel finale. Non il più complesso dei Nerelli possibili, ma molto bevibile e piuttosto raffinato.

Punteggio: 87/100

Florio – Marsala Vergine Baglio Florio 2002.

Non un vino da metodo Solera, ma un Marsala millesimato da uve Grillo in purezza. Il naso offre aromi classici di miele di castagno, carrube, liquore all’anice. Il palato è poco dolce (solo 20 grammi litro di zucchero residuo), molto sapido e lungo nei ritorni di miele, frutta secca e tabacco. Abbinamento gourmet: carbonara con bottarga.

Punteggio: 92/100

Florio – Marsala Superiore Riserva Semisecco Donna Franca

60 grammi di residuo zuccherino per un vino non millesimato che omaggia la nobildonna ritratta da Giovanni Boldini in una delle sue opere più famose. Classici aromi ossidativi vanno a braccetto con toni di concia, erbe officinali e vaniglia. Il palato è moderatamente dolce ed estremamente sapido. In retro-olfattiva emerge un tripudio di ritorni di arancia candita da Cognac, mallo di noce e maron glacè.

Punteggio: 93/100

Florio – Marsala Superiore Riserva Aegusa 1994

Il vino del video non è il classico Marsala: è qualcosa che trascende i canoni del vino ossidativo. Aeugusa 1994 tira fuori aromi di tabacco, tartufo, erbe mediche, legni balsamici, mieli dolci e amari, pesche sciroppate, fichi caramellati, brandy. Il gusto offre lo stesso concerto di aromi, con il giusto sprint sapido a supporto, un’alcolicità intensa, ma non debordante, e un finale da togliersi il cappello. Se la gioca alla pari con i grandi Sherry. Capolavoro sommo di una denominazione che non riesce a tornare ai fasti del passato.

Punteggio: 95/100

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