Ecco i migliori Chianti Classico dell’annata 2024

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L’anno scorso avevo detto che oramai servono due anni per valutare qualunque annata del Chianti Classico, perché c’è una tendenza in crescita a uscire in ritardo. Un’idea-regola che nel 2026 vale a metà: non perché i produttori siano usciti prima, ma perché la 2024 appena lanciata è di più chiara lettura rispetto alle annate che l’hanno preceduta.

Non parliamo di un grande millesimo in senso stretto, ma di uno che funziona benissimo in questa fase storica. La stagione è stata molto bizzosa: piovosa all’inizio, calda d’estate. Poi, però, sono arrivate le piogge e temperature più basse della media in settembre a rallentare la maturazione. Ed è impressionante come quest’ultima fase abbia completamente trasformato l’annata, facendola rientrare nel novero delle “ quasi fresche” nonostante i picchi di 40 gradi in luglio.

I Chianti Classico 2024 sono delicati, leggeri, in alcuni casi ai limiti della diluizione, con tannini vivaci al punto giusto, ma, nella maggior parte dei casi, già ben integrati. Ricordano le vecchie annate d’antan, quando il clima era decisamente diverso, ma con un’acidità più domata e una maggiore purezza di frutto. Lo stile delle zone alte come Lamole e Radda è esaltato ed estremizzato sul fronte della sottigliezza, ma con meno austerità rispetto alle grande annate.  Territori che invece ci avevano abituato a registri più caldi – come alcune aree di Castelnuovo Berardenga, San Donato in Poggio e Castellina – esprimono un’eleganza quasi anomala. San Casciano fa sempre storia a sé: lo stile è meno sferzante rispetto alle zone più fresche, ma improntato su di una delicatezza e un’espansione aromatica che in alcuni casi può sembrare quasi “nebbiolesca”.

La domanda, alla fine, è se questi vini vadano consumati presto per apprezzarne la delicatezza oppure possano durare anche nel tempo. Onestamente propendo per l’idea che la ‘24 sia annata da medio raggio e non da maratona, esattamente come la ‘18 e la ‘20, anche se superiore per qualità media e piacevolezza ad entrambe.

Lo sguardo sul millesimo precedente

I 2023 usciti in ritardo sono superiori a quelli assaggiati lo scorso anno, ma semplicemente perché al loro interno compaiono alcune etichette di riferimento. In un’annata falcidiata dalla peronospora, il “manico” si è rivelato fondamentale: selezione in vigna, tempismo nella raccolta e rigore hanno fatto la differenza anche piú delle esposizioni e dei singoli microclimi. Tra le late release più interessanti segnalo Istine, Castellinuzza Cinuzzi, Lamole de I Fabbri, Montecalvi e Tenuta di Carleone.

Lo stesso discorso si estende anche alle Gran Selezione 2023, che mostrano picchi notevoli frammisti a performance tutt’altro che esaltanti. Ma per quelle vi rimandiamo ad un approfondimento separato.

Ecco i migliori 10 Chianti classico dell’ultima annata:

12. Tenute Melini – Granaio

U.G.A.: Castellina

Ottimo vino d’entrata per l’azienda storica di proprietà del Gruppo Italiano Vini, nota soprattutto per produrre riserve estremamente longeve. Ha profumi balsamici, di ribes e melagrana con una sfumatura floreale quasi “nebbiolesca”. Il sorso incarna lo stile in sottrazione dell’annata: fresco, salino, con frutto delicato e tannino sottile, finale soave.

93/100

11. Tenuta di Vignole

U.G.A.: Panzano

Proseguiamo con una novità. Siamo nella conca d’oro di Panzano, tendenzialmente conosciuta per vini potenti. Ma il piglio fresco della ‘24 si fa sentire, seppur con una tendenza alla dolcezza del frutto ci riporta in zona. Frutta rossa leggermente candita, accenni balsamici e cannella introducono un sorso computo nella sua relativa semplicità, con tannino sciolto e ritorni di lampone e ciliegia, acidità pimpante che sostiene l’allungo garbato.

93/100

10. Querceto di Castellina – L’Aura

U.G.A.: Castellina

Dalla zona di Castellina più vicina a Radda, dove le valli si fanno più strette e i pendii piu alti, una versione centrata di azienda in rapida crescita qualitativa, con un’impronta scura di erbe silvestri e melagrana, accenti resinosi. La bocca è agile, con un frutto relativamente scuro, ma fresco e fragrante, tannino che asciugano il giusto e un finale dai ritorni boschivi. Contemporaneo e di grande versatilità.

93/100

9. Riecine

U.G.A.: Gaiole

Scuro ed ematico, ancora in divenire. Ha profondità e carattere, anche se oggi appare ancora un po’ contratto, con tannino leggermente irruente e un finale che deve distendersi. Chiede tempo per trovare piena coesione, ma la materia é superiore alla media dell’annata.

93/100

8. Poggerino

U.G.A.: Radda

Stile raddese in levare: fiori rossi, accenti balsamici e un tocco di crème de cassis. In bocca è salino, sferzante, più sottile rispetto ad altre versioni della stessa zona e meno austero, ma dinamico, coinvolgente, gastronomico.

93/100

7. San Giusto a Rentennano

U.G.A.: Gaiole

Inconfondibile nei toni scuri, appena ossidativi, uniti confettura di frutti neri e liquirizia. Sorso con peso specifico significativo, ma nessuna pesantezza, tannino ben integrato. Appena più semplice rispetto ad altre edizioni, ma anche più fresco e giovanile. Irresistibile per equilibrio tra struttura e dinamismo.

93/100

6. Belvedere1 – Tenuta dei Carfini

U.G.A.: Castellina

Novità in grande spolvero. Marasca e note ematiche in apertura, poi fiori rossi e sottobosco. È contraddistinto da una leggera dolcezza di frutto che ne rafforza la scorrevolezza, ma ha anche freschezza puntuale e giusta profondità. Chiusura notevole per souplesse.

93/100

5. Monte Bernardi – Retromarcia

U.G.A.: Panzano

Leggera volatile in apertura nel solco dello stile aziendale ’ “nature”, ma anche note eleganti di susina, iodio e fiori appassiti. Bocca vibrante, dal passo irregolare ma coinvolgente, con chiusura balsamica e terrosa di notevole persistenza.

94/100

4. Tregole

U.G.A.: Castellina

Una sorpresa da un’azienda che onestamente non avevo mai sentito nemmeno nominare. Classico il profilo giocato sul frutto rosso nitido, accompagnato da arancia rossa ed erbe officinali. Il sorso è fresco, scattante, con acidità viva e tannino ben proporzionato. Finale sapido, tra arancia sanguinella e sottobosco. Quintessenziale.

94/100

3. Jurij Fiore – Sono così a Lamole

U.G.A.: Lamole

Tutta l’eleganza di Lamole, la zona più alta dell’intero territorio, in un profilo inizialmente riservato, ematico; poi balsamico e floreale, con rintocchi di arancia sanguinella. Bocca tutta giornata in freschezza, purezza e tensione, sferzante e allo stesso tempo carezzevole, soave nell’allungo e dalla beva compulsiva.

95/100

2. Cigliano di Sopra

U.G.A.: San Casciano

Qui la vinificazione a grappolo intero va a rafforzare lo stile “nebbiolesco” di San Casciano, dando spessore a un naso finissimo tra acqua di rose, ciliegia candita e resine. Il sorso è cremoso e allo stesso tempo dinamico, con tannino setoso e bel respiro balsamico di fondo. Come un grande Barolo Monvigliero, ma trasmigrato nel Chianti Classico.

95/100

1. Monteraponi

U.G.A.: Radda

Austero, inconfondibilmente raddese. Ha un naso scuro e delicato di fruttini neri, liquirizia e violetta con sussurri boschivi. In bocca unisce purezza di frutto e tensione, con arancia sanguinella e iodio, tannino ruggente, ma ben intessuto nella struttura. Più stratificato di altri dell’annata e un po’ meno concessivo, ha la stoffa giusta per diventare un fuoriclasse!

96/100

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