Le degustazioni del Barbaresco si rivelano, anno dopo anno, più preziose e didattiche di quelle del Barolo. Il motivo è semplice: trovarsi di fronte a nuove uscite distribuite su un arco di 2 o 3 annate permette un confronto decisamente più chiaro e immediato.
Quest’anno quel che ci é parso molto evidente é che il Nebbiolo regge meglio il calore della siccità. Per quanto la 2022 e la 2023 siano state entrambe torride, le dinamiche sono state opposte. Mentre nel 2022 era mancata completamente la pioggia, nel 2023 c’è n’é stata fin troppa, specialmente in primavera. I picchi termici estivi del 2023 sono stati estremi, ma l’acqua ha aiutato e, soprattutto, l’alternanza di periodi caldi e altri più freschi ha fatto la differenza. Se è vero che in alcune giornate si sono superati i 40 gradi, è anche vero che le ondate di caldo africano sono durate di meno.
Il risultato, al netto di un numero di campioni ancora limitato, è un millesimo che rivela un profilo più classico rispetto alla 2022. C’è eleganza nei vini, aromi che riportano quasi alla ‘21, con giusto un filo di polpa e calore in più. I tannini sono ancora in via di risoluzione, ma senza le rugosità ostinate incontrate lo scorso anno. Insomma, la ‘23 mette insieme un’ottima immediatezza con qualche riferimento classico che la rende ben più capace di sfidare il tempo della alla ‘22 che alla ‘20.
Per quanto riguarda i 2022 usciti in ritardo, invece, il quadro si conferma altalenante, sebbene la qualità media in zona Barbaresco sia mediamente più alta che a Barolo. Notevoli le etichette “base”, soprattutto laddove si è scelto di declassare parte delle uve dei Cru.
Ma ecco i migliori Barbaresco delle ultime due annate da grandi Langhe:
- Francesco Versio – 2023
Una ‘23 appena timida, ma di grande garbo e suadenza, con un naso ancora in via di definizione, balsamico e floreale. Palato coerente, tutto giocato sul nerbo e con un tannino ancora un po’ scalpitante. Spendibile adesso per il suo effetto sgrassante, ma meglio tra un paio d’anni.
92/100
7. Cascina Vano – Canova 2022
Azienda giovane gestita da due fratelli e ancora sotto i radar. La zona è quella al limite della denominazione, oltre Neive. Il profilo è suadente, cesellato: pesca gialla, rosa canina, spezie chiare e cipria. Pronto ma anche di discreto spessore, con bel frutto e qualche nota più scura sul fondo, tannino ben integrato e finale di arancia sanguinella e ribes. slanciato, contemporaneo.
93/100
- Albino Rocca – Ronchi 2022
Eleganza notevole espressa attraverso note di ribes, arancia, fiori rossi e acqua di rose. In bocca sfoggia un grande frutto che dona spessore e generosità, mantenendo però una freschezza tutto meno che scontata per l’annata. Tannino centrato e chiusura che vira toni più scuri e complessi, appena terrosi.
93/100
- Ugo Lequio – 2023
Molto fresco, balsamico, con un bel frutto fresco e una sfumatura di liquirizia allettante. Più pronto, facile e cremoso rispetto ad altri campioni di pari annata, il tannino soffice e il frutto succoso danno immediatezza e spessore. Finale balsamico.
93/100
- Rizzi – Nervo 2023
Un profilo ancora timido, ematico e iodato, con sottofondo di agrumi e spezie. In bocca è quasi una lama: il tannino è scalpitante, l’acidità sferzante, il retro-olfatto balsamico e finemente vegetale. Per quanto molto in “levare”, ha dinamica di travolgente e persistenza tutto meno che scontata.
93/100
- Produttori del Barbaresco – 2022
Stile classico e rigoroso: fragola appena candita, legno arso e liquirizia. Meno contratto e austero della versione 2021, anzi più allettante in questa fase; il tannino appena serioso é supportato da una bella polpa a centro bocca. L’intreccio tra frutto e ritorni animali gli dà spessore quasi inusitato per un vino “base”.
93/100
- Olek Bondonio – Roncagliette 2023
Ribes, fragola, fiori appassiti e liquirizia per un profilo di notevole purezza. Nonostante lo stile aggraziato e di facile approccio, con un tannino più soffice della media, mantiene un’anima classica con grande nerbo e tocchi terrosi ed ematici a delineare un finale di bella profondità.
94/100
- Giuseppe Cortese – 2023
Un altro “base” che conquista: elegante, quasi sfuggente sulle prime, con un incipit arioso di anice e mentolo che lascia spazio a frutti rossi canditi e pot-pourri. La materia è quasi da “annata” classica, ma declinata con misura e leggerezza, grazie all’acidità guizzante che sostiene la progressione fino a un finale ampio, di relativa immediatezza, ma con la grinta giusta per funzionare bene anche in invecchiamento. Assaggiato di fianco al Rabajà Riserva 2019… e onestamente é difficile dire quale sia meglio!
95/100








