La Sicilia che non ti aspetti: cinque vini straordinari di piccoli vignaioli

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Cinque vini fuori dai soliti tracciati: più o meno sconosciuti, ma di grandissimo carattere, assaggiati a Vinacria Ortigia Wine Fest.

Fiore – Metodo Classico Extra Brut 2019

Cominciamo con un bianco da uve Catarratto coltivate nella zona di Butera nel centro dell’isola, tra le più storiche per il vino siciliano, ma anche tra le meno prese in considerazione nell’ultimo periodo, nonostante molti studi condotti lascino intendere che si tratta di uno dei luoghi potenzialmente più interessanti nell’era del riscaldamento globale. L’azienda è piccolina: non ha nemmeno una pagina web al di là di quella della FIVI. Ma la prima prova di spumantizzazione è molto interessante: l’affinato prolungato ha tirato fuori aromi garbatamente evolutivi di miele d’acacia e nocciola che s’intrecciano con la solita parte agrumata e vegetale. Il sorso ha polpa e scorrevolezza, carbonica fine e profondità non indifferente, data da questo ritorno mielato a complemento della parte citrina. Se vi piacciono gli spumanti gastronomici e un po’ ossidativi, fa al caso vostro!

92/100

Serafica – Mirantur Terre Siciliane Bianco 2022

Sempre Catarratto, ma da una zona anomala, ovvero il versante sud-ovest dell’Etna, dove il più delle volte viene utilizzato per tagliare il Carricante e dare ancora più freschezza all’Etna Bianco. La quota elevata – 850 metri – contribuisce a designare un profilo spinto sulla parte tiolica, con accenti di pompelmo, biancospino, sambuco e un’idea di bosso. Può ricordare a tratti un Sauvignon, ma è meno esuberante e più dritto, salino e rinfrescante, con una parte glicerica che smussa gli spigoli in chiusura e lo rende facilmente spendibile da subito su crudi di mare e affini.

91/100

Stanza Terrena – Camelie Rosato Terre Siciliane 2022

Dalla masterclass sui rosati a Vinacria Ortigia Wine Fest, il vino fenomenale di Giuseppe Grasso, piccolissimo produttore artigianale che gestisce 5 ettari nella Contrada Santo Spirito, una delle più alte del versante nord dell’Etna. Fa una macerazione di circa 12 ore e sfodera un colore mediamente scuro, preludio di profumi ammalianti di frutti rossi in gelatina, liquirizia e pot-pourri, a tratti simili a quelli di un grande Nebbiolo dell’Alto Piemonte. Succoso, goloso, con una bella sferzata di arancia sanguinella a dare energia, poi ribes e ciliegia, una scia iodata vulcanica che allunga la chiusura. Elegantissimo, di grande beva; estremamente facile, ma tutto meno che banale.

94/100

Angelo di Grazia – Contatto Rosso Terre Siciliane 2023

Già consulente di varie aziende, tra cui Riofavara, Angelo di Grazia ha iniziato l’anno scorso a produrre vini con marchio proprio da parcelle tra Licodia Eubea, nel catanese, e Chiaramonte Gulfi. Coltiva diverse varietà semi-estinte, tra cui le bianche Rucignola, Recunu e Cutrera, che mette in blend con il Catarratto nel suo bianco, e cloni rari di Alicante e Alicante Bouschet, da cui ricava questo rosso anomalo: estremamente cupo, quasi inchiostrato alla vista. Molto più delicato già al naso, con un profumo che oscilla tra succo di mirtilli, olive in salamoia e una punta di spezie scure. Ma è la bocca a conquistare: incredibilmente fresca, energica, con un’acidità sferzante ma ben integrata e solo una minima parvenza di tannino. Sapido, rinvigorente, originalissimo. Se questi sono i risultati della prima vendemmia commercializzata, il futuro non può che essere roseo!

92/100

Giuseppe Cipolla – Le Robbe Terre Siciliane Rosso 2023

Un rosso d’ineffabile finezza da uno dei vignaioli superstar degli ultimi anni. Giuseppe Cipolla ha ripiantato vigne in un angolo remoto e dimenticato dell’isola, tra Agrigento e Caltanissetta, dove suoli ricchi di gesso solfifero – lo stesso che scolpisce le architetture naturali della Scala dei Turchi – frenano la vigoria delle vite e abbassano i PH. La sua forza sta nel saper operare in maniera interventista senza scadere nelle imperfezioni, puntando su macerazioni brevi e affinamenti in legno esausto. Le Robbe, rosso da Nero d’Avola con giusto un pizzico di uva bianca, sfodera un naso di finezza strabiliante tra fragola, anice e acqua di rose; coerente al palato, agile, dinamico, arioso e allo stesso tempo molto persistente. Se si sono creati certi stereotipi attorno al vitigno, è perché è stato piantato in luoghi sbagliati o interpretato in maniera non adeguata. Questa versione è pari – se non superiore – per eleganza ad alcuni dei migliori Frappato o Nerello Mascalese.

94/100

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