Una delle vigne più antiche d’Italia rischia di venire espiantata per la costruzione di una superstrada

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Un pezzo di storia della viticoltura in Italia rischia di scomparire, rimpiazzato dal cemento e dal ferro.

La denuncia arriva dalla pagine di Luciano Pignataro Wine & Food: la vigna ultracentenaria del Bue Apis, il vino top di gamma di Cantina del Taburno, rischia di venire espiantata perché si trova sul tracciato di una nuova superstrada per la quale sono già stati stanziati fondi e organizzate gare d’appalto. Uno smacco per un territorio storico del vino italiano come la sottozona Taburno del Sannio, tra le poche aree dove si possono ancora trovare queste testimonianze della viticoltura nell’era premoderna. La vigna del Bue Apis – come anche i cosiddetti “patriarchi” di Taurasi e le alberate di Aversa – non rappresenta solo un simbolo per la cantina e per la regione Campania, ma è anche un’attrattiva enoturistica importante.

Questa la lettera denuncia del sindaco di Vitulano, comune in provincia di Benevento, Raffaele Scarinzi:

“Tutto nasce da un vigneto di oltre 200 anni che produce un vino chiamato Bue Apis – scrive il primo cittadino -, insignito di numerosi riconoscimenti nazionali e fonte di reddito di contadini che lo coltivano con le tecniche tradizionali dei padri e dei nonni. La Fondovalle Vitulanese è invece la storia di un’incompiuta da 30 anni che aspirerebbe a collegare la Campania con il Molise. Finanziato un lotto ancora intermedio, per circa 46 milioni di euro, i contadini scoprono che la strada ha preso di mira proprio il loro terreno. Si rivolgono al sindaco e ad un parlamentare che già si era mostrato sensibile a quella produzione agricola, Pasquale Maglione. Il comune di Vitulano suggerisce alla Provincia di Benevento, che deve approvare il progetto definitivo del tracciato, un percorso alternativo di minore impatto ambientale, andando in buona parte a sovrapporsi alla viabilità esistente, più lineare ed efficiente ai fini della percorrenza e più economico con possibilità di recuperare risorse per il lotto successivo.

La proposta – spiega – non verrà considerata per circa un anno e mezzo perché avrebbe allungato i tempi per l’appalto. Si arriva all’approvazione del definitivo in conferenza dei servizi e la Commissione del Paesaggio di Vitulano, richiesta dalla Soprintendenza di esprimere il proprio parere ambientale, boccia all’unanimità il progetto della Provincia e approva invece la proposta alternativa del comune. Nel trasmettere alla Provincia e a tutte le altre autorità il parere ambientale, il comune di Vitulano si offre pure di elaborare gratuitamente e in un mese la progettazione della variante. Nessuna risposta anche in questo caso e la conferenza approva a maggioranza il progetto che cancella il Bue Apis e stravolge un’area incontaminata di piccoli torrenti, antichi mulini ad acqua e masserie in pietra, con tre enormi viadotti in cemento armato fino a 225 metri di lunghezza e 9 di altezza. Ad oggi è stato inutile ogni tentativo di far ritornare la Provincia su quella decisione ed il 21 aprile prossimo si discuterà innanzi al Consiglio di Stato la richiesta di sospensiva del comune di Vitulano.

Inutile – conclude – parlare delle altre criticità del progetto che, per aggirare la necessaria Valutazione di incidenza ambientale ha artificiosamente declassato la strada da C a F e previsto un limite di velocità di 40 kmh. Quello che ne determinerà però la morte annunciata è che il progetto esecutivo che sta per essere appaltato insieme alla realizzazione dell’opera è stato già bocciato dalla Commissione del paesaggio di Vitulano, con parere già in qualche modo fatta propria dalla Soprintendenza e che non sarà sostituibile con altro di diversa autorità. Anche se non sarà facile fermare al momento l’appalto, anche per le indicazioni di non bloccare la capacità di spesa degli enti in tempo di Pnrr, dobbiamo provarci fino il fondo. Se non riusciremo almeno non chiamatela Vitulanese. Chiamatela fondovalle del cemento e del già Bue Apis”.

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