Tannico punta su Bordeaux e lancia la vendita En Primeur degli Chateau

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Rivoluzione naturale, exploit degli autoctoni, furia iconoclasta che travolge i vini da “boomers”, volatile e ossidazione che prendono il posto di sovramaturazione e barrique nuove, ricerche condotte da vari istituti che dicono che Cabernet e Merlot sono “fuori moda”: i millennials preferiscono bere sempre e comunque “autoctono”.

Venti che soffiano contro la mecca del vino mondiale: la Bordeaux dei fine wines e degli chateau in mano a grandi gruppi e famiglie aristocratiche o di oligarchi. Le bottiglie sono sparite dagli scaffali di ristoranti ed enoteche “a la page” del bealpese: la probabilità di trovare un buon vecchio “claret” alla mescita è vicina alla zero.

Tutto farebbe pensare a un declino del brand girondino in Italia e, più in generale, nel vecchio continente: non è un caso che i produttori – o meglio, gli export manager degli Chateau – trascorrano gran parte del loro tempo a collegarsi via web con clienti dei nuovi mercati – Oriente in primis – magari in compagnia del James Suckling di turno.

Ma la verità è che il vino bordolese continua – pur senza grandi investimenti nella comunicazione – ad avere la sua discreta nicchia di mercato anche dalle nostre parti: ha semplicemente cambiato canali di distribuzione. Lo spazio per questi vini, come si era detto in occasione dell’En Primeur di Grand Chais de France, c’è, anche se ridotto rispetto a un tempo, e il segmento in cui continuano ad avere pochi rivali è quello dei vini da collezione. Nessun vino del resto – nemmeno il nostro Barolo – dà la quasi-certezza d’investimento fruttifero a lungo termine come i cru classè di Margaux, Pauillac, Saint Julien, Saint Estephe, Saint Emilion sull’altra sponda dell’estuario.

A dimostrazione di questo fatto, c’è la nuova impresa di Tannico, il gigante dell’e-commerce fondato da Marco Magnocavallo, che ha deciso di seguire il modello del francese Millesima, già attivo con i primeurs online nel nostro paese, e proporre un numero di limitato di bottiglie di Chateau più e meno noti per la vendita “en primeur”. Uno strumento molto utile per estimatori ed investitori: il sistema dei primeurs consente di acquistare vini che attualmente si trovano ancora in botte, appartenenti in questo caso alla vendemmia 2021, ad un prezzo calmierato, versando un acconto subito e poi la restante parte al momento della consegna tra circa un anno e mezzo. Un’operazione che permette in molti casi di fare begli affari: capita, spesso, infatti che le bottiglie aumentino di prezzo e spuntino una cifra ben superiore a quella iniziale già all’ingresso in commercio.

Il sistema è profittevole sia per gli acquirenti che per gli chateau stessi, che possono contare su di un cash flow anticipato che permette di sostenere gli investimenti, anche in previsione dei millesimi successivi, con molta più tranquillità. Non è caso che, a più riprese, sia stata paventata l’idea di far qualcosa di simile con i fine wines italiani, a partire dal Barolo. Ma c’è un problema sostanziale che rende quasi impossibile proporre lo stesso modello dalle nostre parti: la difficoltà nell’analizzare i nostri vini in fase giovanile. Tutto il sistema En Primeur, infatti, è basato sull’assaggio dei campioni di botte da parte dei grandi wine critics internazionali, che poi pubblicano i loro punteggi e fanno da apriprista per il mercato. Purtroppo applicare lo stesso modello a Sangiovese, Nebbiolo e via dicendo, è molto complicato, perché sono vini più tannici, più scontrosi in gioventù rispetto a quelli prodotti da Cabernet Sauvignon e Merlot, che, del resto, necessitano anche di un invecchiamento di rovere più breve. Gli unici vini nostrani che potrebbero essere giudicati “en primeur” sono i Supertuscans, che, però, salvo eccezioni rappresentate da mostri sacri come Ornellaia e Sassicaia, non hanno dimostrato la stessa capacità di durare ed apprezzarsi nel tempo.

Dell’annata 2021 a Bordeaux ho già parlato in quest’articolo: è stata, secondo molti, la più “classica” ed europea degli ultimi anni. Un mantra ripetuto dai produttori stessi che trova conferma nel calice, dove i vini sono fini, profumati, slanciati: evidenziano un cambiamento di passo – portato avanti anche per contravvenire ai problemi di cui sopra – che di fatto è un ritorno alla Bordeaux ante-Parker ed ante-Peynaud, ovvero prima dell’era della grande concentrazione. Lo stesso concetto è emerso nuovamente nella degustazione che Tannico ha tenuto presso il wine bar di Via Savona a Milano per presentare alcuni dei vini che andranno in vendita “en primeur” in questi giorni. I buyers, che si sono recati in prima persona a Bordeaux per degustare presso gli Chateau, ci hanno presentato otto etichette che hanno trovato particolarmente convincenti, ovvero Chasse Spleen, Siran, Cos Labory, Lagrange, Corbin, Mangot, Pedesclaux, De Fieuzal in versione bianca e rossa.

La degustazione

I primi due, Chasse Spleen e Siran, li avevo già assaggiati a Verona e posso confermare il mio giudizio: il primo è un piccolo gioiello dal prezzo onesto – 35-40 euro – che, pur provenendo da un appellation minore (Moulis en Medoc), supera per equilibrio, piacevolezza e compostezza molto “vecchia scuola” tanti vini delle zone più blasonate. Il secondo, invece, ha un pedigree più aristocratico e un profilo più ricco, più maturo, con tannini più in lizza e un impronta del rovere accentuata che lo rende molto moderno. Costa più o meno il doppio e merita l’assaggio se si vuole avere un’idea più chiara del gusto di Bordeaux nelll’ultimo ventennio.

Cos Labory non l’avevo degustato in precedenza e si è rivelato particolarmente interessante: ha un naso scuro, su toni di cola, mirtilli, caffè in grani, e un palato aggraziato e croccante, con finezza floreale di fondo, ma anche la presa tannica più rustica, più incisiva tipica di Saint Estephe. Molto promettente, soprattutto se si considera il prezzo en primeur che dovrebbe essere sotto i 40 euro. Non stona di fianco all’ottimo Lagrange, già tra i migliori assaggi della degustazione di Grand Chais.

Andando sulla riva destra, a Saint Emilion, zona dove nell’assemblaggio il Merlot supera generalmente per quantità i Cabernet, troviamo uno Chateau Corbin che francamente mi convince poco: vegetale, indeciso dei profumi, anche un po’ amarognolo sul fondo. Segue a ruota il vino più eccentrico della batteria: Mangot, da vigne in regime biodinamico, con affinamento parziale in anfora. Non mi aveva convinto a Verona, ma non è un vino che si apprezza facilmente se non si conosce la filosofia del produttore. Ha un naso bizzarro con una volatile insolitamente alta e cenni vegetali e boschivi, e un sorso grintoso, scalpitante, che deve ancora assestarsi. Ha carattere per nulla accomodante e piacerà a chi non si ritrova nel canone del solito Bordeaux perfettino: personalmente, però, cerco altro nei vini della zona.

Pedesclaux è sempre una conferma: uno dei Pauillac che sono cresciuti di più sul fronte qualitativo negli anni. Non lesina sulle note di spezie da rovere in questa fase giovanile, ma ha grinta, acidità ed equilibrio per i lunghi invecchiamenti.

Ultimi, ma non per importanza, i due De Fieuzal rouge e poi blanc. Il bianco arriva alla fine per rinfrescare e perché, in effetti, si contende con il Lagrange il titolo di “wine of the night”. La 2021, del resto, è stata meravigliosa per i bianchi: lo avevo notato a suo tempo e posso confermarlo. De Fieuzal blanc è veramente notevole: un estratto di limone amalfitano e camomilla con un pizzico di spezie e un goccio di succo d’albicocca. Superiore alla controparte rossa, che, però, fa comunque la sua bella figura, con un sorso agile, succoso, abbracciato dalla traccia del rovere perfettamente integrata.

Insomma, alla fin dei conti, questo nuova impresa di Magnacavallo & Co. smentisce le ipotesi sul declino di Bordeaux e conferma l’interesse che i clarets d’alta fascia riescono a suscitare tra i collezionisti. Le rive dell’estuario non saranno la zona di riferimento per la generazione Z, ma qualcuno disposto a fregarsene delle mode e ad acquistare vini enologicamente impeccabili e, cosa più importante, straordinariamente longevi, ci sarà sempre.

In conclusione, vi consiglio di dare un’occhiata alla pagina dedicata agli En Primeur su Tannico. La casa riferisce che, ogni settimana, in base ai dettami degli chateau, saranno aggiunti nuovi vini da acquistare.

I punteggi:

Chasse Spleen – 91-93/100

Siran – 92-94/100

Cos Labory – 91-93/100

Lagrange – 92-94/100

Corbin – 84-86/100

Mangot – 86-88/100 (mi è parso leggermente migliore rispetto al precedente assaggio)

Pedesclaux – 91-93/100

De Fieuzal (rosso) – 91-93/100

De Fieuzal (bianco) – 92-94/100

 

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