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Renzo Rosso lancia il vino “no gender”: impegno sociale vero o trovata di marketing?

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Il patron di Diesel ha sempre fatto leva sull’eros per vendere i jeans che l’hanno reso miliardario. “Sex sells”, recitava una delle sue innumerevoli campagne pubblicitarie provocatorie.

Ma in questo nuovo progetto il sesso va – almeno teoricamente – di pari passo con l’etica. Rrosè, il vino “no gender”, non bianco e nemmeno rosso, rappresenta, nella visione di Rosso, un monito contro l’omotransfobia. Testimoni della campagna, lanciata proprio nel giorno della lotta all’omofobia e in tempi in cui il DDL Zan è sulla bocca di tutti, sono i Maneskin, idoli di giovani e giovanissimi, che, con i loro look androgini, rappresentano la quintessenza della sessualità “fluida”.

Ma cos’è nello specifico RRosè?

Be’, il vino viene promosso come qualcosa di assolutamente nuovo, ma in realtà non è altro che un classico blend di Pinot Nero, Merlot e Cabernet Sauvignon proveniente dalla Diesel Farm di Marostica (VI). Il rosato è stato scelto proprio per la sua identità promiscua, a metà strada tra bianco e rosso. L’idea – bisogna dirlo – non è del tutto nuova: Luigi Cataldi Madonna, titolare dell’omonima azienda abruzzese, ha parlato a più riprese del rosato come vino “transgender”.

In fin dei conti l’iniziativa perora una buona causa: promuovere i diritti delle persone LGBT e combattere gli stereotipi di genere. D’altra parte, però, l’idea di utilizzare una questione etica così delicata per fini commerciali appare alquanto controversa. Il timore è che si voglia far leva sul marketing etico per vendere un vino di scarso interesse. Probabilmente non è così, ma, per esserne sicuri, bisognerà sottoporlo alla prova dell’assaggio.

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