Non solo metanolo: ecco gli altri scandali che hanno travolto il mondo del vino

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Un video molto interessante di Kostanin Baum, il master of wine tedesco che sta spopolando su Youtube, riassume due degli scandali che hanno fatto più clamore nel mondo del vino negli ultimi decenni.

Eccolo qui:

Per chi non parla inglese, questo è il riassunto degli argomenti trattati nel video:

  • Scandalo “anti-freeze”: ovvero una sorta di scandalo del metanolo in versione austriaca. Per addolcire i propri vini in tempi in cui l’uva faticava a maturare, alcuni viticoltori austriaci ebbero l’idea geniale – e criminale! – di aggiungere il glicole dietilenico al vino per renderlo più dolce senza ricorrere alla costosa e complicata tecnica dell’appassimento. Il glicole dietilenico, usato anche come antigelo, può essere velenoso in grandi quantità. Questa pratica divenne molto comune, ma fu tenuta in segreto fino ai primi anni 80′, quando un piccolo produttore cercò di dichiarare grandi quantità di antigelo tra le spese aziendali. La reazione dei media fu estrema e la notizia fece il giro del mondo. La storia finì sulla prima pagina del New York Times, e, nel 1985, “glicole” fu la parola dell’anno in Germania. Per alcuni anni, il vino austriaco fu vietato in diversi Paesi, tra cui il Regno Unito. A differenza dello scandalo del metanolo, però, lo scandalo del glicole dietilenico non causò morti o invalidi. Questo perché le dosi impiegate dai produttori erano ben al di sotto della soglia di tossicità per l’organismo umano.
  • Scandalo delle Jefferson bottles: una vera e propria truffa ai danni dei ricchi collezionisti di vino. Protagonista fu Hardy Rodenstock, musicista diventato all’improvviso broker di vini pregiati. Tra la fine degli anni 80′ e i primi 90′, Rockenstock organizzò cene esclusive con bottiglie dei grandi blasoni francesi risalenti al XVIII secolo, alle quali presero parte personaggi del calibro di Jancis Robinson e Robert Parker.  Quanto alla loro provenienza, il musicista asseriva che erano state scoperte a Parigi e che la scritta “Laffite Th. J.” che riportano alcune di queste si riferiva a Chateau Lafite Rotschild e a Thomas Jefferson in persona. Ilmiliardario statunitense Bill Koch acquistò alcune di quelle bottiglie nel 1988 acquistò alcune di quelle bottiglie nel 1988 e solo vent’anni dopo condusse un esame per verificarne l’autenticità, scoprendo di essere stato truffato. L’investigatore privato di Koch, che fece causa a Rockenstock e ai venditori, scoprì che l’incisione era stata realizzata con un moderno trapano da dentista.
  • Scandalo delle bottiglie contraffate di Rudy Kurnawian: forse il più famoso dei tre casi analizzati. Rudy Kurniawan, broker di fine wines, è riuscito a guadagnare milioni di euro vendendo bottiglie contraffatte a collezionisti e star di Hollywood. Lo scandalo venne a galla quando le aziende stesse cominciarono a riscontrare delle anomalie: per esempio, Kurniawan aveva venduto all’asta una bottiglia di Bonnes Mares 1923 di Georges Roumier: l’azienda in questione, però, aveva cominciato ad imbottigliare con nome proprio solo nel 1924. Stesso problema con i Grand cru di Morey Saint Denis del Domaine Ponsot risalenti agli anni 60′ e 70′: in quel caso fu Laurent Ponsot in persona a presentarsi all’asta e a comunicare agli acquirenti che l’azienda aveva cominciato a produrre quei vini solamente negli anni 80′. Lo scandalo si chiuse con l’arresto di Kurniawan e la condanna a dieci anni di carcere. Alla vicenda s’ispira il docu-film Vino amaro (Sour grapes). 

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