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Le gelate primaverili di questi giorni sono le peggiori degli ultimi decenni

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E’ stato un evento drammatico, che ha causato danni ingentissimi nonostante siano stesse messe in campo misure eccezionale. Non è bastato accendere falò tra le vigne: in molte zone d’Italia e di Francia la maggior parte del raccolto 2021 è andato comunque in fumo.

E’ la prima notizia su tutte le testate internazionali di settore, da Vitisphere a The Drinks Business. La gelata della settimana scorsa è stata perfino peggiore di quelle del 1991, 1997 e 2003, e ben più diffusa di quella che, nel 2016, mise in ginocchio la Borgogna. I danni sono, allo stato attuale, incalcolabili.

“E’ come se l’inverno fosse tornato in primavera – ha spiegato Didier Delagrange, proprietario dell’omonimo domaine nella Cote d’Or – lo Chardonnay è stato massacrato perché era già molto avanti”. In Francia sono veramente pochi le regioni che si sono salvate: Borgogna, Bordeaux, Champagne, Rodano, Linguadoca e anche la Provenza, dove solitamente il clima è più mite, sono state tutte travolte dall’ondata di gelo. Le situazioni più gravi sono quelle di Cote-Rotie nel Rodano Nord, dove si pronostica la vendemmia quantitativamente più scarsa da un secolo a questa parte, e di Chablis, dove le temperature hanno toccato i -6 gradi. In quest’ultimo areale i fuochi hanno permesso di salvare il salvabile, ma è comunque andato in fumo almeno il 50% del raccolto.

In Italia le gelate hanno causato danni ingenti a frutteti e vigneti nel modenese, con perdite fino all’80% del raccolto nella zona di Castelvetro, patria del Lambrusco Grasparossa. Il consorzio di tutela del Lambrusco ha chiesto alla regione e allo stato misure straordinarie per evitare il tracollo economico di un comparto già piagato dalla crisi scaturita dalla pandemia. Nemmeno le polizze assicurative stipulate dalle aziende possono compensare un danno così esteso: “le polizze sono strutturate in maniera tale per cui anche i produttori di uve che hanno effettuato la copertura assicurativa contro gelo-brina – ha spiegato Claudio Biondi, presidente del consorzio – hanno in ogni caso una franchigia del 30% che l’assicurazione non risarcisce, e il massimale indennizzabile è pari al 50% del valore assicurato”.

Situazione complessa anche in Piemonte. Nel canavese il freddo ha colpito i germogli dell’ Erbaluce, causandone in molti casi il disseccamento. Meno grave, invece, l’impatto sui principi della Langa, Barolo e Barbaresco, che sono stati favoriti dal germogliamento tardivo del Nebbiolo e dal posizionamento delle vigne in alta collina. I danni ai migliori vigneti – riferisce il consorzio – sono piuttosto contenuti, ma si registrano perdite consistenti nelle parcelle più basse dalle quali si producono il Langhe Nebbiolo e il Nebbiolo d’Alba.

Ultimi, ma non importanza, la Valdarno in Toscana, l’Alto Lazio e la zona di Montefalco in Umbria sono gli areali più colpiti del Centro Italia. “A Montefalco – riferisce Filippo Antonelli all’ANSA – il  Sagrantino è il meno danneggiato, perché è più tardivo, mentre si teme per il Sangiovese, il Grechetto, o il Merlot, che germogliano prima”. Anche Montalcino è stata sfiorata dalle gelate, ma, come nel caso del Barolo, le vigne collinari che danno vita al Brunello hanno subito danni minimi. Il colpo letale l’ha subito, invece, chi produce susine e pesche a fondovalle.

Fonti: ANSA, The Drinks Business, Dissapore

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