Intervista ad Alessandro Nicodemi, nuovo presidente del consorzio vini d’ Abruzzo

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Zonazione, modello Abruzzo e calibrazione dei prezzi per evitare squilibri tra domanda e offerta. Queste le priorità secondo il neo-eletto presidente del consorzio Vini d’Abruzzo, primo produttore privato al comando dopo decenni di alternanza delle cantine sociali. 

Presidente, per la prima volta il consorzio vini d’ Abruzzo è guidato da un produttore privato. Fino a poco tempo fa, la strada per arrivare a questo risultato storico sembrava in salita. Come siete riusciti a trovare l’ accordo?

In realtà eravamo tutti pronti a questo cambiamento. Le cantine sociali, dopo essersi alternate al comando per svariati mandati, hanno aperto anche loro alla possibilità di un privato come presidente. Io non nascondo che il precedente presidente Valentino di Campli (eletto in quota Citra, ndr) nutriva grande stima nei miei confronti. Ho avuto il suo endorsement, essendo stato anche il suo vice-presidente per sei anni, e penso che sia stato cruciale.

Sotto l’amministrazione Di Campli, l’Abruzzo ha fatto grandi progressi sul lato della comunicazione, anche con una presenza più massiccia negli eventi pubblici e con progetti enoturistici come l’App Percorsi. Cosa intendete portare avanti di ciò che è stato indirizzo e cosa pensate che si possa fare in più?

Tutti i progetti messi in campo con Italia sviluppo rurale e con gli OCM continueranno, perché ci hanno permesso di promuovere i nostri vini in tutto il mondo. Invece l’argomento sul quale sicuramente batteremo di più sono i disciplinari. L’operazione più importante fatta da Valentino e da tutto il CDA è stata l’introduzione del modello Abruzzo, che dovrebbe vedere la luce con la vendemmia 2023. Ma già dalla vendemmia corrente il ministero ci ha dato una deroga per anticipare le menzioni “Superiore” per le quattro sottozone della DOC. Nei prossimi anni ci adopereremo per la divulgazione del Modello Abruzzo: cercheremo di promuovere Montepulciano, Trebbiano e Cerasuolo non solo come vini d’ Abruzzo, ma anche in relazione a questa nuova architrave del vino regionale fondata sulle specificità delle province.

Questa suddivisione può essere anche una base per delle sottozone e per delle menzioni comunali?

Certamente. Le U.G.A. sono già contemplate nei nuovi disciplinari, ed è già possibile la declinazione fino al proprio comune. La zonazione è già in cantiere con una misura del PSR, ovviamente traslata sulle quattro sottozone per poi andare a sottolineare una differenza oggettiva nel bicchiere, perché se beviamo quattro Montepulciano da ognuna di queste aree troviamo si un denominatore comune, che è appunto il vitigno, ma anche sfaccettature differenti che meritano di essere messe in risalto. Un Montepulciano del Teramano, per dire, è radicalmente diverso da uno dell’Aquilano.

E visto che si parla di province, mi viene in mente la questione delle Colline Teramane. Voi siete un’azienda con sede in questa enclave, che fino a questo momento ha avuto un consorzio a sé stante. C’è un progetto per riunire i due consorzi in una casa comune, come si era già detto negli ultimi tempi?

Da socio del consorzio Colline Teramane, posso dire che abbiamo già fatto un’assemblea, nella quale pressoché all’unanimità si è valutato di riportare le denominazioni Colline Teramane e Controguerra all’interno del consorzio Vini d’Abruzzo. E’ un progetto in itinere.

Bene, passiamo ad un altro argomento. Si parla molto di volatilità, inflazione, difficoltà per via della situazione globale non facile. Qual’è la situazione abruzzese? Avete messo in campo qualche misura per dare sostegno ai produttori?

Noi, come tutti consorzi, ci dovremmo fermare alla tutela della denominazione, senza entrare negli aspetti commerciali (in cui nessuna istituzione del genere può entrare). Sicuramente, però, dibattiamo su questi temi quando ci incontriamo. L’Abruzzo, oltre alle difficoltà legata aumento del costo di vetro, cartone e via dicendo, ha anche un problema di valore mercuriale del vino, che sta avendo una flessione legata anche a un eccesso di offerta. Proprio in virtù di questo, pensiamo di ricorrere l’anno prossimo all’articolo 39, che contempla la regolamentazione delle produzioni al fine di riequilibrare domanda e offerta. Questo per evitare un’ulteriore flessione del curva e anzi cercare il rialzo. Questo è uno dei primi e più importanti obiettivi del nuovo C.D.A.

Ultima domanda: com’è andata la vendemmia 2022?

La 2022 non è stata un’annata facile. Purtroppo la siccità, che colpisce tutta l’Italia da anni, non ci ha risparmiato. Non esiste oramai una zona che possa dirsi benedetta da questo punto di vista. Però, a fronte di un’estate molto siccitosa, in Abruzzo abbiamo avuto un fine agosto e un inizio settembre con delle pioggeimportanti che hanno sicuramente salvaguardato la qualità dell’uva. Abbiamo perso più di qualcosa in quantità, ma queste condizioni favorevoli nell’ultima parte della stagione hanno garantito una qualità molto alta per una varietà tardiva come il Montepulciano. Nel complesso, ci riteniamo molto soddisfatti.

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