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Il terroir esiste: lo conferma uno studio pubblicato su Nature

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Il terroir esiste. Lo certifica una ricerca pubblicata su Nature il 3 febbraio. Lo studio, che è stato condotto dal Catena Institute of Wine di Mendoza, ha evidenziato la prevedibilità della composizione fenolica di 23 vini provenienti da parcelle con specifiche caratteristiche climatiche e geologiche. Questa composizione prescinderebbe in buona parte dall’andamento dell’annata e dal metodo di produzione.

“Mendoza è tra i pochi posti al mondo ad avere terroir completamente diversi a distanze brevissime – ha spiegato la dottoressa Laura Catena, fondatrice del Catena Institute of Wine – Per la prima volta, questo studio dimostra che l’effetto del terroir può essere individuato chimicamente da un’annata all’altra sia nelle regioni più grandi che nelle parcelle più piccole. Siamo stati in grado di prevedere con il 100% di certezza l’annata di ogni vino nel nostro studio attraverso l’analisi chimica.”

Questo studio è il primo a confrontare quattro diversi livelli di terroir: tre grandi regioni, sei dipartimenti, 12 indicazioni geografiche e 23 parcelle individuali su tre diverse annate (2016, 2017 e 2018). I dati climatici dettagliati sono confrontati con l’analisi chimica di 201 vini che sono stati tutti vinificati in condizioni simili. L’analisi dei dati chemometrici ha permesso di raggruppare i vini in regioni e parcelle distinte.

Questa la conclusione del report di tredici pagine in cui si mettono in evidenza i risultati delle varie analisi: ” E’ stata osservata una relazione tra la composizione fenolica e le condizioni climatiche nelle indicazioni geografiche studiate. In particolare lo studio ha evidenziato una maggiore concentrazione di composti fenolici specifici in presenza di basse temperature (per esempio nei vini da vigne ad alta quota). I risultati suggeriscono anche che, a prescindere dall’effetto dell’ annata, l’andamento di alcune parcelle può essere correttamente previsto utilizzando i profili fenolici. Alla luce di questi risultati, sono state proposte intuizioni relative all’individuazione delle parcelle con caratteristiche uniche. Inoltre, la possibilità di identificare quelle parcelle associate a vini di alta qualità e che mostrano una certa coerenza nei profili fenolici su più annate sarà di interesse per l’industria vinicola argentina. Questo fatto contribuirà a una migliore comunicazione delle caratteristiche del terroir delle diverse regioni e/o a prendere decisioni tecniche durante la vinificazione.”

“Il nostro studio dà credito a quello che i monaci cistercensi della Borgogna chiamavano cru, definito semplicemente da Hugh Johnson come una sezione omogenea del vigneto i cui vini hanno dimostrato anno dopo di avere un’identità di qualità e di sapore” ha specificato Catena. E’ la prova scientifica di ciò che da secoli si cerca di evidenziare empiricamente nelle zone vinicole più importanti del mondo, ovvero che clima e suolo sono alla base dell’impossibilità di replicare alcuni vini.

(Fonte: Nature, Wine Business)

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