Il mondo del vino contro i piani di OMS e Unione Europea: rischio di ritorno al proibizionismo

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Anche sul fronte politico, il 2022 sarà un anno complesso per il mondo del vino. Le organizzazioni di settore dovranno fare tutto il possibile per contrastare la linea rigorista anti-alcol dell’Unione Europea e dell’OMS, che potrebbe avere come conseguenza una sorta di neo-proibizionismo.

Il primo appuntamento decisivo sarà la seduta dell’Europarlamento del prossimo 14 Febbraio, nel corso della quale potrebbe essere adottata la versione finale del Beating Cancer Plan (BECA), il controverso rapporto “igienista” approvato a Dicembre 2021, nel quale il vino viene contrassegnato come potenziale bevanda cancerogena. La discussione sul BECA va avanti da anni e vede sui due fronti opposti i paesi nordici e i principali produttori (Italia in primis). In particolare, il principio che infuoca il dibattito è quello più volte affermato nel piano secondo il quale non esisterebbe un livello “sicuro” di consumo di alcol. “L’ Europa ha il dovere di proporre politiche volte a minimizzare i rischi correlati alla malattia – ha detto in merito il segretario generale dell’ UIV Paolo Castelletti –  ma a nostro avviso non è censurando il consumo, di ogni genere e grado, che si risolve il problema. Occorre tenere conto delle specificità del vino, che in Italia, e non solo, è sinonimo di moderazione: siamo, secondo Eurostat, tra i principali consumatori del Continente e allo stesso tempo ultimi in Europa, dopo Cipro, per episodi di consumo “pesanti” di alcol. Non possiamo perciò accettare che, nel report, non vi sia il minimo cenno alla parola vino ed a una cultura di un consumo responsabile che è l’antitesi del binge-drinking” (Fonte: Wine News). Stando alle ultime indiscrezioni, anche l’Organizzazione Internazionale del Vino (OIV), guidata dall’italiano Luigi Moio, starebbe lavorando per trovare una mediazione che tenga conto del valore culturale del bere responsabilmente. ” Non ha senso paragonare il vino a fumo e bevande industriali” affermano i vertici dell’associazione.

Il principale dell’interlocutore dell’OIV in queste ore è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che, fino a questo momento, ha osservato una linea rigorista simile a quella espressa nel BECA. Tant’è che il secondo appuntamento al quale l’industria delle bevande alcoliche guarda con preoccupazione è l’adozione, nel mese di maggio, di un ulteriore piano d’azione realizzato dall’organizzazione per ridurre il 20% il consumo dannoso di alcol entro il 2030. Un obiettivo condivisibile che, però, dovrebbe essere raggiunto attraverso misure drastiche come l’introduzione di una tassazione che renda tutte le bevande alcoliche più costose, la limitazione della pubblicità e del marketing degli alcolici sui mass media e l’implementazione di etichette di avvertimento simili a quelle che attualmente troviamo sulle confezioni del tabacco e delle sigarette. Il tabloid britannico The Drinks Business sottolinea che queste norme potrebbero avere come conseguenza una sorta di neo proibizionismo. La testata riporta la dichiarazione di Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Comité Européen des Enterprises Vins (CEEV): “queste persone sono convinte che l’alcol porti solo dolore e danni alla società, ma noi viviamo in un mondo di grigio: nulla è totalmente buono o totalmente cattivo. E poi queste proposte sono anti-democratiche: si sta chiedendo ai politici di evitare ogni dialogo con il mondo del vino”.

L’unica dichiarazione rassicurante arriva dall’eurodeputato del Partito Democratico Paolo De Castro, che a Wine News ha detto: ” Attenzione a non confondere le raccomandazioni con gli atti legislativi. Le prime sono sacrosante, ma da qui ad arrivare a dire che ci saranno etichette sulle bottiglie di vino come sui pacchetti di sigarette ce ne passa. I risultati e le valutazioni della Commissione BeCa non sono completati, manca il voto dell’aula, in plenaria, a febbraio, dove ci sarà un’iniziativa importante per correggere questa impostazione emersa sull’alcol, dove è fondamentale sottolineare la differenza tra uso ed abuso, centrale nella differenza di approccio tra Nord Europa e Paesi del Mediterraneo, dove il consumo è solitamente moderato. Spero le raccomandazioni vengano migliorate per essere più aderenti alla cultura Mediterranea tipica dei Paesi del Sud dell’Europa. Tutto, però, è alla base di futuri atti legislativi ancora tutti da scrivere. Non mi aspetto che ci siano particolari cambiamenti nel breve periodo, né per il vino, né per l’etichettatura.”

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