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Per produrre il Bordeaux si potrà usare il vitigno cardine del Porto

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Il clima cambia, le regioni si adattano. Giusto qualche giorno fa parlavamo del Bordeaux che non va più, e di Bernard Magrez, titolare di cinque chateau, che ha comprato vigne a Sud.

Ebbene, oggi è arrivata un’altra notizia curiosa: la commissione agricoltura dello stato francese ha approvato sei nuovi vitigni idonei alle coltivazione nell’ AOC. La cosa di per sé non sarebbe strana, se non fosse che due delle sei varietà sono portoghesi (e una è tradizionalmente utilizzata per produrre il Porto).

Stando a quanto riferito da The Drinks Business, i vitigni in questione sarebbero: Touriga Nacional, Castets, Marselan e Arinarnoa sul fronte dei rossi, e Alvarinho e Liliorila sul fronte dei bianchi. La Touriga Nacional la conoscerete come uva che gioca un ruolo importante nel blend del Porto, e probabilmente avrete anche assaggiato qualche Alvarinho del Portogallo nord o della regione di Ria Baixas nella vicina Galizia (dove il nome diventa Albariño). Quanto agli altri vitigni, il Marselan è un incrocio di Cabernet Sauvignon e Grenache nato a Marseillan, nell’Occitania, ed oggi particolarmente diffuso nella regione di Ningxia in Cina. I restanti tre, invece, non li conoscevo neanche io, e quindi mi affido a Wine Searcher e Decanter:

Arinarnoa – il nome suona portoghese, ma in realtà si tratta di un vitigno nato a Bordeaux dall’incrocio tra Tannat e Cabernet Sauvignon. Non è difficile immaginare che dia vita a vini concentrati, ricchissimi di antociani, con tannini frusta-lingua. Al momento ne esistono 145 ettari in tutta la Francia (principalmente nel Languedoc Roussillon), 45 in Uruguay e qualche piccolo appezzamento in Libano, Brasile, Cile e Argentina. Perchè utilizzarlo? Be’, la ragione più ovvia sembra la tendenza a maturare tardivamente, che in tempi di vendemmie tragicamente precoci appare salvifica.

Castets – Varietà dimenticata di cui rimangono solo 2,90 ettari tra Gironda e Pirenei. Non si sa da dove venga (e dove vada), ma ha come punti di forza la resistenza all’oidio e la ricca carica antocianica. Il problema è che manca un po’ di acidità e tende a sviluppare volumi alcolici molto importanti. A occhio e croce, dovrebbe essere perfetto per i Bordeaux più paciosi, cicciotti, “rollandiani”.

Liliorila – Un Incrocio tra Chardonnay e Baroque (autoctono del Sud-Ovest) creato nel 1956 dall’istituto francese di ricerca agronomica. Al momento esiste solo sulla carta: nemmeno sondando i meandri più oscuri del web si riesce a trovare il nome di un’azienda che lo utilizzi per la produzione di vino imbottigliato. Sta di fatto che, secondo Decanter, potrebbe tornare utile per garantire “l’aromaticità” dei vini anche nelle stagioni più torride.

Detto questo, se siete degli amanti dei Clarets più prestigiosi, non dovete temere nulla: non vi capiterà – perlomeno nel breve termine – di assaggiare un Petrus da Touriga Nacional in purezza o un Latour con saldo di Castets e Marselan. Per il momento, questi vitigni saranno utilizzati esclusivamente nella produzione di Bordeaux AOC e Bordeaux Superieur. Nelle denominazioni più blasonate, invece, l’unico vitigno che potrebbe tornare in voga è il Carmenere. Questa, però, è un’altra storia, e merita un approfondimento a parte…

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1 commento

  1. Modificare i vitigni di origine, vuol dire cancellare le identità dei vini di ogni singola realtà territoriale!!! Vuol dire perdere origini, radici, storia della nostra infinita biodiversità. Emanuele Ranchella (ex Pres. Consorzio Frascati).

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