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Alberto Lupetti contro le vigne semi-larges in Champagne: “duro colpo alla tradizione”

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“C’è una Champagne che fa un lavoro di altissimo livello e un’altra che va in basso, inseguendo prodotti più semplici: con questa manovra si allarga ulteriormente la forbice tra realtà sempre più distanti tra loro.” Queste le parole di Alberto Lupetti, il massimo esperto italiano di Champagne, all’indomani del consiglio in cui il sindacato dei vigneron ha dato l’OK all’introduzione delle vigne “semi-larges”.

Nel video, pubblicato sulla pagina Instagram Topchampagne.it di Andrea Silvello, Lupetti spiega in maniera concisa cosa sono le vigne semi-larges e perché non bisognava approvare il progetto. “Semi-larges” sta per “semi-larghe” e indica la distanza tra un filare e l’altro. Attualmente tutte le vigne in Champagne sono piantate con densità molto alte – minimo 6700 ceppi per ettaro e distanza massima tra un filare e l’altro di un metro e mezzo – ma, negli ultimi venticinque anni, è stato sviluppato un progetto per aumentare la distanza massima a 2,20 metri. I sostenitori di questa manovra hanno cambiato più volte idea sulla ragione per la quale bisogna introdurre le VSL: in passato si parlava di una maggiore facilità di maturazione delle uve; oggi, invece, s’invoca la necessità di evitare che, con il caldo bollente di Agosto, l’acidità venga meno. ” E’ bizzarra la cosa, perché se prima serviva ad uno scopo, poi non può servire a quello opposto – sostiene Lupetti – perché hanno ritirato fuori questo progetto? Per abbattere i costi di produzione e aprire alla meccanizzazione”. Inizialmente l’INAO (Institut national de l’origine et de la qualité) era contrario alla modifica, ma i produttori favorevoli sono a riusciti a far ricredere i tecnici paventando una riduzione delle emissioni del 30% che, però, secondo il critico, è assolutamente improbabile.

” La votazione era palesemente sbilanciata a favore di chi voleva queste vigne semi-large” aggiunge Lupetti. A poco è servita la mobilitazione di molti vignerons, che hanno lanciato petizioni contro un’iniziativa palesemente promossa da chi vuole approfittare del brand Champagne per produrre grandi quantitativi di vino di scarso valore destinato principalmente alla G.D.O. (l’unico canale che ha tenuto botta nel corso della pandemia). ” Si parla già di Champagne a due velocità: di una Champagne che fa un lavoro di altissimo livello e un’altra che va in basso, inseguendo prodotti più semplici. Il fatto che non sarà obbligatorio fare le vigne semi-larges – e che quindi qualcuno le adotterà e qualcun altro no – allargherà ulteriormente la forbice tra le due realtà. Le due velocità saranno sempre più distanti tra loro. E comunque è un colpo alla tradizione champenoise. In ogni caso, la battaglia è persa, ma la guerra no. Viva la Champagne d’eccellenza!“.

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