Un altro bianco eccezionale da un territorio che meriterebbe più attenzione

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Continua la saga dei vini che vorrei bere più spesso e che non si trovano troppo in giro con questa bottiglia stappata da Da’Mare a Roma, zona via Veneto, nell’unico weekend di Luglio in cui si respirava anche all’aperto.

Qui, in realtà, non siamo di fronte a un territorio introvabile in senso assoluto, ma a una zona che ha perso un po’ di capillarità negli ultimi anni e che sconta soprattutto la presenza ingombrante di alcuni grandi brand che si sono mangiati tutta la piazza. Parlo dei Colli Orientali del Friuli, la zona più importante per il vino in regione insieme al vicino Collio.

Un territorio variegatissimo sotto il profilo ampelografico: oltre ai soliti vitigni friulani, autoctoni e internazionali, ospita anche Verduzzo, Picolit, Schioppettino, Pignolo, due varietà distinte di Refosco. Purtroppo, però, non è mai riuscito a imporre il proprio brand: oggi in enoteca o al ristorante c’è chi chiede Miani, Le Due Terre, Ronchi di Cialla, Livio o Marco Felluga. Non un “bianco dei Colli Orientali”. Forse anche perché tutti hanno piantato di tutto e nessuno è stato capace di individuare un vitigno specifico che potesse fare da traino per gli altri.

Il paradosso? Probabilmente, come anche nel vicino Collio, la chiave di volta sarebbe proprio il blend, perché silenzia i singoli varietali e lascia emergere il luogo. Ce lo ribadisce il Toriòn di Visintin. Annata 2021, uvaggio di Friulano, Pinot Bianco e Sauvignon. Un bianco che esce tardi, come dovrebbe essere la norma per queste zone; affina in legno e mostra un equilibrio tra frutto, parte tostata e una freschezza a tratti balsamica che non riesci ad avere in molte altre parti del mondo.

Ma è soprattutto la salinità a fare la differenza: il concetto di mineralità è sempre equivoco, ma qui ci senti il mare, la ponca, il calcare. Abbinata alla bella polpa arrotondata da quel pizzico di rovere, dà un allungo irresistibile, oltre che eccezionalmente gastronomico.

Insomma, è un vino che sprizza territorio… e che costa anche il giusto. Peccato che, in assenza di un racconto più corale, rischi di passare inosservato in certe carte dei vini.

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