Non servono grandi spiegazioni per lasciarsi ammaliare da uno dei Pinot italiani più centrati assaggiati negli ultimi tempi: arioso si, fruttato si, cangiante e con accenti di spezie orientali e sandalo che fanno un po’ Borgogna, ma anche un quinto di profondità terragna in più a richiamare certi Sangiovese d’altura e riaffermarne l’identità toscana. Ancora più coinvolgente in bocca, dove sfodera un mix micidiale di frutti di bosco succosissimi, tarocco siciliano e rimandi balsamici che coccola e sferza il palato simultaneamente. Nessuna traccia di surmaturazione, nemmeno la minima di parvenza di rovere in eccesso.









