Per una volta – una sola – il Pinot Nero più strabiliante nella sfilza degli altoatesini non viene da Mazzon, ma dalla conca di Merano, dove Erhart Tutzer, viticoltore e vivaista venuto tragicamente a mancare in un incidente con il trattore, ha piantato barbatelle provenienti da uno dei domaine più celebri di Borgogna. Sarà anche per questo che il naso porta subito da quelle parti: la stratificazione di caffè, spezie orientali, rosa, tè nero e felce riporta a Nuit Saint Georges e dintorni. La bocca, invece, è altoatesina al 200%: larga, carica di frutto, ma con acidità alpina che l’attraversa e rende un senso raro di equilibrio e vitalità. Tannino shiatsu, finale lungo, perfettamente coerente con il naso. Chapeau!