Il vino ha la fortuna di venire da una vigna piuttosto alta – circa 550-580 metri – e che gode di un’esposizione a Nord: disastrosa in passato e salvifica in tempi in cui anche la fredda Irpinia comincia a scaldarsi. Rispetto ai Fiano che rincorrono il mercato, entrando in commercio troppo presto, svela tutt’altra stoffa. Il naso è molto più espressivo. nocciola, zeste di limone, lanolina e pesca nettarina, soffi balsamici e una punta di cherosene ricordano i migliori Chenin Blanc della Loira. Il Fiano è tra i pochissimi vitigni capaci di mettere insieme morbidezza e slancio e la bocca gioca proprio su questo binomio di ampiezza e tensione citrina: una lama e una coccola allo stesso tempo, con ampio retro-olfatto fumoso e di nocciola che stenta a spegnersi.









